Il portale dell’antica chiesa del Monte di Pietà torna a splendere. Le immagini

Cenzio Di Zanni
Il portale dell’antica chiesa del Monte di Pietà torna a splendere

I lavori completati di recente si devono alla tenacia di alcuni dei comproprietari, a uno loro slancio di generosità e, in parte, a fondi comunitari erogati dal Gal “Le città di Castel del Monte”

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Ci sono volute diverse settimane di lavoro, l’abilità di un’esperta nel restauro della pietra e una cura maniacale per il dettaglio. Oggi, però, può riprendere a respirare, dopo circa cinquecento anni. Finalmente.

È tornato all’antico splendore, infatti, il portale che fa bella mostra di sé lungo via Monte di Pietà – a pochi passi dalla centralissima piazza Di Vagno – sulla facciata di un immobile di pregio, al secondo isolato della strada. Il manufatto si è liberato delle incrostazioni che si sono accumulate nel corso della sua lunga storia, dovute agli agenti atmosferici e, da ultimo, allo smog. I lavori completati di recente si devono alla tenacia di alcuni dei comproprietari, a uno loro slancio di generosità e, in parte, a fondi comunitari erogati dal Gal “Le città di Castel del Monte”.

Secondo gli esperti, il portale sarebbe uno dei resti dell’antica chiesa del Monte di Pietà, demolita agli inizi del Novecento a seguito dell’alluvione del ’22. Quindi, quella che conosciamo non è stata la sua sede “naturale”; il portale sarebbe stato ricollocato lì dov’è solo dopo quella calamità. Quanto alla sua datazione, «pur in mancanza di una documentazione certa, si ritiene – dice Esther Tattoli, l’architetto che ne ha seguito i lavori – che l’opera risalga al ‘500, per via dei motivi rinascimentali delle decorazioni».

Riportarlo al vigore di un tempo non è stata cosa semplice. La mano sapiente della restauratrice, Maria Luisa De Toma, ha dovuto faticare non poco per  restituire alla vista quel bassorilievo di pregio, come tale tutelato dalla Soprintendenza. I risultati balzano agli occhi, come documentano le fotografie scattate durante il restauro.

Tre le fasi in cui si è articolato il recupero del portale. Dopo la «pulitura tradizionale con impacchi di polpa di carta, imbevuta in una soluzione acquosa con carbonato di ammonio», si è proceduto alla «rimozione delle concrezioni con piccoli scalpelli di precisione».

«Per rifinire la pulitura – aggiunge la restauratrice – abbiamo utilizzato la tecnica della micro-sabbiatura, grazie all’impiego dell’ossido di alluminio, comune nel restauro del materiale lapideo». Non è tutto. Le piccole fratture che “ammaccavano” il bassorilievo sono state consolidate attraverso «stuccature eseguite con calce, sabbia e polvere di pietra».

Ora, perché uno degli esempi di arte rinascimentale della città possa essere conservato nel migliore dei modi, occorrerebbe limitare il traffico nel borgo antico (e lo smog conseguente) e diffondere una cultura nuova, che abbia nelle generazioni a venire i custodi della nostra Storia.

«Auspichiamo che l’opera sia valorizzata, come tutti i beni artistici della città. Basterebbe poco, a cominciare – fanno sapere i residenti – da un divieto di sosta e dall’installazione di idonei impianti luminosi».

Se, per dirla con Dostoevskij, “la Bellezza salverà il mondo”, è necessario che la mano dell’uomo l’aiuti, la Bellezza.

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