Nuova Virtus Corato, quello che le donne (non) dicono

© Maria pansini
Una società molto più femminile di quel che si possa pensare, quella coratina, con nei ruoli chiave quote rosa molto forti come la presidente e preparatrice atletica Gabriella e la fotografa Maria
Si dice che dietro un grande uomo ci sia sempre una grande donna. Anche la Virtus non fa eccezione. Ma spesso di queste donne non si sa praticamente nulla. Oggi, invece, raccontano il loro universo Virtus, con qualche particolare piccante e divertente ancora sconosciuto dei ragazzi di coach Leo e dello stesso allenatore.
Una società molto più femminile di quel che si possa pensare, quella coratina, con nei ruoli chiave quote rosa molto forti come la presidente e preparatrice atletica Gabriella e la fotografa Maria. Naturalmente qui non facciamo gossip, quindi non troverete riferimenti ai loro fidanzati o parenti in squadra.
Ma cosa è la Virtus per le “wags” biancoazzurre (anche se qui in realtà non si parla solo di compagne mogli e fidanzate, ma anche di amiche o parenti dei giocatori)?
Per Marica la Virtus è un esperimento sociale di grande successo: ragazzi diversi per età, temperamento ed esperienza dentro e fuori il campo da gioco, che hanno trovato nel basket un elemento di aggregazione e condivisione. «La Virtus non è solo basket, si vive anche fuori dagli spalti. Banale dirlo ma più che una squadra è una vera e propria famiglia, un gruppo di amici veri e per quanto mi riguarda, compagni di una nuova giovinezza», raccontano invece Ada e Lorena.
Antonella dà forse quella che è l’essenza della Virtus: «Per me, é tante cose: passione, amicizia, unione, trovarsi, divertirsi, emozionarsi, adrenalina pura, crederci, tifare, incitare, sgolarsi, temere, arrabbiarsi, senza mollare senza arrendersi mai, fino all’ ultimo secondo! La Virtus é una famiglia fatta di tanti ragazzi, ognuno con i propri sogni, vite e caratteri diversi, ma tutti con la stessa passione: la palla a spicchi».
Interessante anche il parere di Cinzia, per cui la Virtus è, in modo simpatico ed antropologico, «un covo di animali allo stato brado con gli ormoni a palla e sempre pronti alla bevuta in compagnia. Il maschio cestista è molto socievole, è generoso e accoglie altri suoi simili con il calore di una comune». Chi invece, come Raffaella, è entrato in famiglia quest’anno, ci dice che di questa squadra c’è da amare immediatamente la curiosità.
Sono curiosi degli altri, curiosi del mondo ma nel senso buono, bello. E sono curiosi nel senso più “coratino”: sono criusi. Claudiana afferma che la Virtus è quell’arcobaleno fatto di allegria, amicizia, forza, caparbietà, da cui tutti, anche se è solo uno sport, dovremmo imparare qualcosa, da cui prendere piccoli insegnamenti da mettere in pratica nella nostra quotidianità, mentre per Caterina è un gruppo di persone fantastiche. «Fino a settembre non sapevo cosa fosse il basket. Ora so che si chiama Virtus! Per loro ogni partita è una vittoria».
Già, la partita, il cuore di tutta la settimana per i giocatori, il momento in cui dare tutto, da vivere con intensità, cercando di sbagliare il meno possibile. Anche in tribuna si soffre, si tifa e si incita, con le ragazze peggio dei maschietti. Sentite Annamaria: «La Virtus ha da subito avuto su di me un potere galvanizzante, molto spesso ai limiti del decoro nelle partite più avvincenti e non solo, ritrovandomi sempre sorpresa del sincero coinvolgimento provato per ogni loro vittoria e sconfitta».
Per Antonella ogni partita è sempre un emozione, secondo Lorena diventa inevitabile sgolarsi, infuriarsi, gioire e addirittura trovarsi a fare commenti di carattere sportivo, mentre Mara ci racconta che a volte si è trovata a partecipare alle risse verbali sugli spalti, puntare qualche malcapitato contro cui sfogare la voglia di difendere i propri uomini.
Tutte o quasi concordi le ragazze nell’eleggere la loro partita clou dell’anno. Sportivamente vincono gara 2 playoff contro Cisternino, vinta al PalaLosito dopo due supplementari e la trasferta di Bitonto in regular season vinta contro i locali dopo una grande rimonta. Ma se dobbiamo parlare di emozioni c’è una partita che le batte tutte. Comincia Marica: «La partita più emblematica è stata la trasferta a Cisternino con tifosi al seguito, perché ha dimostrato che lo spirito della squadra ha un potenziale travolgente». Per Antonella gara 3 è stata una trasferta da fare invidia alla serie A con un pullman pieno e con una tifoseria pazzesca.
Non potevano mancare i riti e le scaramanzie dei giocatori, naturalmente raccontate con dovizia di particolari.
E così si scopre che ci sono quelli che soffrono proprio il pre-match (chi sente cosi tanto il match da avere l’ansia da partita tanto da rinunciare alla carbonara e ad altro o chi, se la squadra gioca di domenica, non si esprime e si ritira in un silenzio colmo d’ansia malcelato), quelli più maniacali (ascolta lo stesso artista prima di ogni partita, si vede nello stesso luogo prima di ogni partita significativa e usa le stesse scarpe del momento in cui si vince o chi il giorno prima di partite importanti cerca disperatamente, come da rito – all’incirca alle 20 – un negozio aperto per comprarsi calzini nuovi), quelli più ordinati o abitudinari (si assicura che nel borsone abbia messo tutto e ai tiri liberi è più concentrato e palleggia più volte la palla prima di tirare o le telefonate di rito ai soliti compagni fidati).
Ci sono poi i riti post partita (c’è chi, se la squadra vince di sabato, la domenica pubblica sui social le sue fantasie culinarie o chi il lunedì in caso di prestazione positiva al sabato o alla domenica porta per tutti la focaccia della mamma). Particolarità della squadra: celebrare ogni fine partita, indipendentemente dal risultato, con banchetti e sorrisi, tutti insieme.
Infine le parole di Maria, la fotografa ufficiale della squadra: «La Virtus per me è stata da subito un modo per riavvicinarmi al basket, il mio sport preferito che praticavo quando ero bambina. Ho cominciato a fotografare le partite dei coratini. Non sono mai stata interessata particolarmente alla fotografia sportiva e al momento del fatidico canestro. Infatti loro mi han permesso di fotografare soprattutto altro: gli abbracci, la tensione della panchina, le pose da matti, la gioia delle vittorie, i festeggiamenti dopo il match. Li seguo da due anni e sono contenta di averlo fatto».
Gabriella M., Gabriella T., Annamaria, Silvia, Raffaella, Cinzia, Antonella, Mara, Denny, Valentina, Ada, Marica, Caterina, Titti, Marilena, Mary, Lorena, Claudiana, Maria: in un sola frase, le ragazze della Virtus.
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