Contemplare il firmamento e curarci della Terra, una missione “stratosferica”

Giuseppe Gallo
Contemplare il firmamento e curarci della Terra

Dalle bellezze del cosmo alla salvaguardia del pianeta. Un viaggio lungo anni luce in una sola serata nella splendida cornice di palazzo Gioia

1 commenta

Saranno anche lontane anni luce, ma sono da sempre lì sulle nostre teste nel manto oscuro del cielo ad accogliere desideri, sogni e preghiere. Due milioni di miliardi di puntini luminosi.

Il quarto appuntamento del Caleidoscopio – ciclo di incontri di riflessione voluto dalla Pastorale giovanile in collaborazione con il Forum dei Giovani, la Compagnia del Canovaccio e il Teatro delle Molliche – comincia con il naso all’insù ed è “stratosferico” oltre che ricco di “De Siderium”, grazie alla breve ed intensa rappresentazione teatrale in apertura.

Stratosferico come il cortile di palazzo Gioia, luogo eletto per l’incontro, appena risuscitato a nuova vita dopo i lavori di restauro e sfondo per le proiezioni con gli effetti speciali dei Dual Bit.

Pasquale Abbattista dell’osservatorio Andromeda è una sapiente guida nel mondo degli astri. Sollecitato dalle domande dei presentatori Davide Paganelli e Teresa Tarricone, con fare da navigato documentarista prende il giovane pubblico per mano e lo conduce tra i misteri del firmamento con una miriade di curiosità, alcune delle quali davvero incredibili.

L’universo conosciuto dagli astrofisici, per esempio, equivale solo ad una minima porzione del totale, approssimativamente il 4%. E come facciamo ad avere l’impressione di essere fermi nonostante la Terra si muova ad oltre dieci chilometri al secondo? È il moto di rotazione quasi lineare del nostro pianeta a rendere possibile tutto ciò, ma le variazioni di velocità si possono avvertire ad esempio con il fenomeno delle maree.

Andromeda, il più grande oggetto visibile a occhio nudo e la galassia a noi più vicina, dista circa due milioni di anni luce, un’infinità. «Diversamente da un quadro, non è necessario avere una visione d’insieme. Il cosmo è già bellissimo se guardato da terra», commenta il giovane appassionato di astronomia.

Ma a volte è bene tornare con i piedi sulla terra. Atterraggio rapido e non piacevolissimo quando si pensa ai problemi che attanagliano il globo che ci ospita. È Giuseppe De Leo, referente cittadino di Legambiente, a ricondurre il dialogo in una dimensione “terrestre”, a svegliare il pubblico da sogni celestiali e a ricordare che qui, lontano dalla stratosfera, le condizioni mutano in maniera tragicamente rapida. Il cambiamento climatico, dovuto ai diversi tipi di inquinamento e alla cementificazione selvaggia, è distruttore di bellezza e grave ostacolo al miracolo della vita.

«Sono gli interessi a bloccare qualsiasi tipo di cambiamento», si congeda De Leo dopo aver citato gli innumerevoli vantaggi dell’andare in bici.

Amorevole pensiero per chi ha sfidato un fresco inconsueto a fine maggio, qualche seme di girasole per piantare a casa o in giardino un simbolo di speranza, un baluardo di bellezza.

Nel frattempo risuona il ritornello di “Eppure soffia”. Pierangelo Bertoli canta: “E l’acqua si riempie di schiuma il cielo di fumi/la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi/uccelli che volano a stento malati di morte/il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte”.

Il prossimo appuntamento del Caleidoscopio avrà luogo il 17 giugno allo “Zinnannà” e verterà sul tema dello strappo.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!