Contemplare il firmamento e curarci della Terra, una missione “stratosferica”

© Marco Saccotelli
Dalle bellezze del cosmo alla salvaguardia del pianeta. Un viaggio lungo anni luce in una sola serata nella splendida cornice di palazzo Gioia
Saranno anche lontane anni luce, ma sono da sempre lì sulle nostre teste nel manto oscuro del cielo ad accogliere desideri, sogni e preghiere. Due milioni di miliardi di puntini luminosi.
Il quarto appuntamento del Caleidoscopio – ciclo di incontri di riflessione voluto dalla Pastorale giovanile in collaborazione con il Forum dei Giovani, la Compagnia del Canovaccio e il Teatro delle Molliche – comincia con il naso all’insù ed è “stratosferico” oltre che ricco di “De Siderium”, grazie alla breve ed intensa rappresentazione teatrale in apertura.
Stratosferico come il cortile di palazzo Gioia, luogo eletto per l’incontro, appena risuscitato a nuova vita dopo i lavori di restauro e sfondo per le proiezioni con gli effetti speciali dei Dual Bit.
Pasquale Abbattista dell’osservatorio Andromeda è una sapiente guida nel mondo degli astri. Sollecitato dalle domande dei presentatori Davide Paganelli e Teresa Tarricone, con fare da navigato documentarista prende il giovane pubblico per mano e lo conduce tra i misteri del firmamento con una miriade di curiosità, alcune delle quali davvero incredibili.
L’universo conosciuto dagli astrofisici, per esempio, equivale solo ad una minima porzione del totale, approssimativamente il 4%. E come facciamo ad avere l’impressione di essere fermi nonostante la Terra si muova ad oltre dieci chilometri al secondo? È il moto di rotazione quasi lineare del nostro pianeta a rendere possibile tutto ciò, ma le variazioni di velocità si possono avvertire ad esempio con il fenomeno delle maree.
Andromeda, il più grande oggetto visibile a occhio nudo e la galassia a noi più vicina, dista circa due milioni di anni luce, un’infinità. «Diversamente da un quadro, non è necessario avere una visione d’insieme. Il cosmo è già bellissimo se guardato da terra», commenta il giovane appassionato di astronomia.
Ma a volte è bene tornare con i piedi sulla terra. Atterraggio rapido e non piacevolissimo quando si pensa ai problemi che attanagliano il globo che ci ospita. È Giuseppe De Leo, referente cittadino di Legambiente, a ricondurre il dialogo in una dimensione “terrestre”, a svegliare il pubblico da sogni celestiali e a ricordare che qui, lontano dalla stratosfera, le condizioni mutano in maniera tragicamente rapida. Il cambiamento climatico, dovuto ai diversi tipi di inquinamento e alla cementificazione selvaggia, è distruttore di bellezza e grave ostacolo al miracolo della vita.
«Sono gli interessi a bloccare qualsiasi tipo di cambiamento», si congeda De Leo dopo aver citato gli innumerevoli vantaggi dell’andare in bici.
Amorevole pensiero per chi ha sfidato un fresco inconsueto a fine maggio, qualche seme di girasole per piantare a casa o in giardino un simbolo di speranza, un baluardo di bellezza.
Nel frattempo risuona il ritornello di “Eppure soffia”. Pierangelo Bertoli canta: “E l’acqua si riempie di schiuma il cielo di fumi/la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi/uccelli che volano a stento malati di morte/il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte”.
Il prossimo appuntamento del Caleidoscopio avrà luogo il 17 giugno allo “Zinnannà” e verterà sul tema dello strappo.
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