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La notte bianca degli insegnanti coratini contro la "Buona scuola" di Renzi

Gli studenti: «i professori sono alla base della scuola. Non possiamo pensare che, tra loro, chi cerca di accaparrarsi il rispetto e la stima del dirigente venga a farci lezione e chi invece si ribella al sistema resti a casa»

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La notte bianca degli insegnanti coratini contro la “Buona scuola” di Renzi ieri sera si è traformata in un “presidio” in cui anche gli studenti si sono sentiti protagonisti. 

Qualcuno leggeva i temi dei propri ragazzi. Altri, seduti alle panchine o in piedi al centro della piazza, discutevano sulle ultime novità approvate dal Governo a Roma. E poi loro, i ragazzi. Prima alle prese con fogli e pennarelli per preparare i cartelli da “appendersi al collo” e poi, rilassati, con una chitarra in mano e le note a cui affidare la loro giovinezza.

Tutti all’ombra del Palazzo di città e della chiesa dell’Incoronata, in quella che ormai è diventata la piazza preferita per le manifestazioni di protesta pacifica contro il tanto contestato ddl. Fino a tarda notte.

Consapevoli del fatto che la luce verde si sia accesa per questa riforma del sistema scolastico, i docenti non hanno abbandonato il loro obiettivo.

«Vogliamo che tutti comprendano quanto è fondamentale difendere la scuola pubblica e l’autonomia vera» ci dice Mara Maggiulli, fiduciaria alla succursale dell’Oriani. Uno scopo che «va oltre il tempo e lo spazio di questa riforma».

Venerdì prossimo, alle 16.30 nell’auditorium del liceo artistico, è prevista un’assemblea sindacale a sigle unite. L’invito a partecipare è rivolto anche ai rappresentanti di istituto e a tutte le forze politiche.

«Non vogliono avere a che fare con le bandiere – precisa la Maggiulli – siamo favorevoli al risparmio nella gestione delle scuole ma non ai tagli: sono due cose diverse».

Risorse davvero spendibili dai ragazzi. Oggi sembra un’utopia se si parte dagli esempi concreti: «non possiamo utilizzare in classe una lampadina da 2 euro – spiega la docente – dobbiamo usare necessariamente delle plafoniere che nemmeno funzionano bene. Questa non è autonomia».

E ancora: «Si spendono valanghe di soldi per le prove Invalsi: questo non è risparmio».

Riguardo al “regalino alla scuola” di cui parla Renzi, Maggiulli riflette: «in realtà è “una multa” che l’Italia ha ricevuto dall’Unione Europea per non aver assunto fin ora migliaia di docenti precari da una vita».

«I professori – commentano gli studenti – sono alla base della scuola. Non possiamo pensare che, tra loro, chi cerca di accaparrarsi il rispetto e la stima del dirigente venga a farci lezione e chi invece si ribella al sistema resti a casa».

Per chi la scuola la vive “dal basso”, dall’altro lato della cattedra, il ddl “Buona scuola” «è un pericolo, perché chi l’ha proposto non è una persona che lavora a scuola. Da qui deriva anche il fatto che troppe cose non sono chiare, non si comprende su cosa si voglia puntare davvero».

La speranza dei docenti è «di attirare l’attenzione di chi avvertirà disagio, delle famiglie, di chi deve rendersi conto del fatto che si stanno minando le basi del futuro dei bambini e dei ragazzi di oggi, la classe dirigente di domani». Da qui l’ipotesi di un’altra forma di protesta: «il rallentamento degli scrutini.

Una sorta di ostruzionismo a basso costo: sarà sufficiente che uno di noi si assenti oppure che si inizino a leggere i temi con estrema calma ad alta voce».

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