Tragedia del Mediterraneo, Pichierri chiede «preghiere, ma anche giustizia e solidarietà»

La Redazione
Un barcone con a bordo i migranti

La lettera inviata dal Pastore della Diocesi a tutte le comunità

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Un severo monito ai trafficanti di uomini. A seguito di quanto sta accadendo nel Mediterraneo, culminato nella tragedia di oltre 900 migranti annegati, Mons. Giovan Battista Pichierri, ha inviato un messaggio alla comunità diocesana di Trani-Barletta-Bisceglie, chiedendo preghiera per gli immigrati, ma anche giustizia e solidarietà.

«Carissimi, difronte al tristissimo spettacolo di morte che vediamo accadere in questi giorni nel “Mare Nostrum”, il Mediterraneo, non possiamo rimanere indifferenti e inerti. La moltitudine degli annegati sono uomini e donne come noi, fratelli nostri che cercano una vita migliore, bambini innocenti, affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre, sono partiti da terre martoriate alla ricerca di migliore vita e hanno trovato la morte.

Cosa possiamo fare? Innanzitutto pregare per la giustizia e la pace tra tutti i popoli. Chiedo, per questo, ai Parroci, ai Rettori di Chiese di celebrare una santa Messa, secondo il rito, riportato nel Messale Romano, il 30 aprile p.v., seguita dall’adorazione eucaristica.

Vi esorto, poi, a coltivare le buone prassi che fanno crescere nella solidarietà, nella condivisione, nell’amore reciproco su dimensione universale o nella globalizzazione della fraternità, che è la via principe della pace.

Con la nostra cultura di giustizia e di pace volgiamo indirizzare al mondo dei trafficanti di vite umane il monito: basta con il mercimonio di fratelli e sorelle che hanno lo steso Dna umano e divino! Ponetevi  a servizio delle persone e non servitevi di esse».

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Commenti

  • sother (utente non verificato)

    Chi si commuove e chi al quale non importa proprio nulla: è lo scenario diverso che si presenta in Europa davanti al caso dei migranti. Dipende dal pathos partecipativo caratteriale dei singoli popoli o dei singoli individui. Forse perché diretti in Italia, essi sono sentiti come nostri futuri connazionali, ancor prima di partire. L’invasione di un altro Paese, sia se effettuato, diciamo, pacificamente che bellicosamente, comporta sempre dei rischi, e non è certo come fare una tranquilla gita “fuori porta”. Altri inconvenienti succederanno, altri giorni e giorni di notizie sentiremo noi italiani. Il futuro? Nero, anche metaforicamente. Mons. Picchieri invita a pregare: chi e perché, lo sa solo lui. Pure questa è una notizia che ci allontana dall’Europa che invece agisce anche decidendo, non certo per sadismo ma solo per salvaguardare se stessa e il suo futuro, di non intervenire.