Emiliano all’ospedale di Corato, Malcangi: «Passerella elettorale»

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«È quantomeno bizzarro che Emiliano sia venuto a visitare l’ospedale di Corato dopo gli sfasci della sanità causati da dieci anni di governo di centrosinistra a guida Pd» dice il coordinatore cittadino del movimento Schittulli
«È quantomeno bizzarro che Michele Emiliano sia venuto a visitare l’ospedale di Corato dopo gli sfasci della sanità causati da dieci anni di governo di centrosinistra a guida Pd, di cui Emiliano è segretario regionale».
E’ quanto dichiara Mario Matteo Malcangi, coordinatore cittadino del movimento Schittulli, in merito alla visita effettuata ieri all’Umberto I da parte di Michele Emiliano.
«In Puglia l’85% del bilancio regionale è dedicato alla sanità, che però continua a fare acqua da tutte le parti. Negli ultimi sei anni sono cambiati ben cinque assessori alla sanità, manco fosse la panchina di una squadra di calcio. È il chiaro segnale di una politica fallimentare», aggiunge Malcangi.
«E vogliamo parlare dell’ospedale di Corato? Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito ad un lento e continuo ridimensionamento dell’Umberto I, con progressivi tagli ai posti letto e il graduale declassamento dei reparti da unità operative complesse a unità semplici o dipartimentali. E, a fronte di tutto questo, cosa è venuto a dire Emiliano durante la sua passerella elettorale? Che “è una struttura in cui c’è il sacrificio enorme di tutto il personale, che è quasi alla metà di quello che dovrebbe essere”. Bene, lo sapevamo già.
Nessuna parola su quali siano le sue proposte, su come intenda rimediare alla gestione disastrosa dell’ultimo decennio, contrassegnata peraltro da una marcata politicizzazione. Solo la poco rassicurante dichiarazione che terrà per sé la delega alla sanità. Mi chiedo: per risollevare il livello della sanità e garantire una migliore assistenza sanitaria ai pugliesi, non sarebbe meglio che l’assessorato fosse guidato da un tecnico esperto, che conosca profondamente il settore sia dal punto di vista professionale che amministrativo?»
«Se davvero si vuole migliorare la sanità credo che le sfilate servano a poco» conclude Malcangi. «Se vogliamo davvero salvare la sanità dal baratro in cui è stata ridotta, la politica deve restarne fuori. Senza questo primo passo non si andrà mai da nessuna parte. E poi bisogna affidarsi a tecnici competenti, rimettendo al centro la meritocrazia».
Commenti
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Ciò che ritengo opinabile è che certi medici e certi infermieri si diano alla politica, non che i politici si occupino di sanità pubblica.
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E’ “quantomeno bizzarro” , che a parlare di sanità gestita ma sia proprio lei Malcangi.
Un infermiere prestato alla politica, di cui nessuno sente il bisogno.
Visto che il personale è scarso, ritorni nelle corsie di ospedale, che forse, e solo forse, è meglio. -
La Sanità: un argomento tabù nell’ordinamento italiano, dato che porne ordine è quasi impossibile. E’ il campo dove l’assistenzialismo è stato elevato all’ennesima potenza; è la branca dove si pensa che esistano solo diritti da parte del popolo, e non doveri. Tutti i partiti sono responsabili dello sfascio, ma ci si compiace di attribuire le colpe solo all’ultimo arrivato. Che fare? Privatizzare tutto, dando ai medici l’opportunità di aprire delle cliniche, con la speranza che il regime di concorrenza calmieri le spese per i degenti? Fabbricare i medicinali usufruendo di un’ unica farmacia statale? Sono due ipotesi razionali. Ma quanto tempo passerebbe tra una tale decisione e il saltare in aria dell’auto di chi questa decisione ha preso, con dentro egli stesso? Siamo, credo al punto di non ritorno, e a pagare sono gli italiani anomali: cioè le poche persone intelligenti.







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