Da un secolo Afs svela il mondo ai giovani. Rodrigo: «Amo Corato, resterei qui»

© CoratoLive.it
«Altri due ragazzi del liceo Oriani hanno vinto il concorso e partiranno nel 2015 con Intercultura», ad annunciarlo è la dirigente Adduci
«Per cambiare il mondo bisogna cambiare una persona alla volta». L’American field service (Afs) vive questa filosofia, e Intercultura ne è l’interprete in Italia. Afs ha scritto la sua storia tra le piaghe delle due guerre, resiste e celebra il suo primo centenario.
Nel 1915 in Francia servivano autisti per le ambulanze e i ragazzi benestanti che frequentavano le migliori università americane decisero di partire. Si sentivano debitori nei confronti dei grandi ideali francesi: “Tutto e tutti per la Francia”, questo era il loro motto. «E’ raccontato nel libro “Dove sta la frontiera”, una raccolta delle testimonianze di chi ha vissuto la Storia provando a cambiarla» ha introdotto Motti, presidente Intercultura Trani, ieri al professionale “Tandoi”.
Oltre ai feriti da soccorrere c’erano persone da conoscere, nuove culture e abitudini. E’ così che Afs è diventato un movimento per l’educazione alla pace e al dialogo perché: «tutti, ad un livello più profondo, siamo fratelli e sorelle» ha ricordato il docente Eliseo Tambone. Oggi con Afs i giovani partono non più per fare gli “ambulanzieri” ma per conoscere e vivere altre realtà del mondo.
«L’esperienza in Finlandia con Afs mi ha insegnato che l’essenza delle cose è ciò che davvero deve importarci, non l’apparenza». L’ha detto Annarita D’Introno, la ragazza che a ottobre ci raccontò «il paese che ascolta la natura».
«Avevo il nulla intorno a me – ha ricordato all’indomani del suo rientro a Corato – niente strutture, solo natura. Poi ho apprezzato il silenzio. Ho imparato ad ascoltarmi, a capire chi sono e chi voglio essere. Approcciarsi ad un popolo che non ti chiede “chi sei” e “da dove vieni” non è stato facile».
Esattamente l’opposto di quanto accaduto a Rodrigo, l’unico ragazzo che con Afs è arrivato a Corato. Ha 17 anni, è messicano, negli occhi ha una straordinaria voglia di vivere e conoscere il mondo.
«Prima di arrivare – ci confessa – pensavo di trovare una città più simile al resto dell’Europa invece sono rimasto sorpreso. Le persone della Puglia sono le più belle che ho incontrato, aperte e accoglienti. Per niente fredde come nel nord Italia e oltre le Alpi. Sono felicissimo della mia famiglia ospitante, con loro ho anche visto tante altre città d’Italia». Dal 6 settembre Rodrigo è ospite della famiglia Tandoi e frequenta il liceo Oriani. Si è integrato benissimo con i coratini e si sposta tranquillamente da solo in città, ormai è la sua seconda casa.
Ieri con lui c’è stata anche Dolores, una bellissima argentina 17enne arrivata a Margherita di Savoia tre settimane fa. Dolores ha già superato le prime difficoltà con la lingua italiana: «l’ho studiata per due mesi in Argentina ma è stando qui che ho imparato a comprenderla». Abbiamo chiesto a Dolores cosa le manca di più e il suo pensiero è volato alla famiglia e agli amici. Rodrigo invece ha pensato anche al cibo: «qui non avete il piccante a cui siamo abituati in Messico. Il vostro cibo è buonissimo e nonostante io mangi tanto, sono dimagrito sei chili».
Entrambi raccontano un’Italia che forse a volte noi non vediamo: «stare qui è bellissimo, possiamo muoverci da soli grazie ai mezzi pubblici. Nei nostri paesi d’origine ci sono solo autobus sporchi e poco sicuri». Com’è la nostra scuola? Dolores e Rodrigo non hanno dubbi: «E’ più difficile. Noi il sabato stiamo a casa e le interrogazioni sono programmate. Qui vedo i miei compagni di classe che devono studiare tantissime pagine e senza sapere se verranno interrogati o no».
«Purtroppo tra quattro mesi e mezzo questa esperienza sarà finita». Rodrigo lo dice con quel pizzico di malinconia capace di raccontare la bellezza dell’incontro con l’altro. Quell’approccio capace di mettere in discussione il teologo citato da Tambone: «l’uomo arrivato in America per la prima volta incontrò se stesso e non si riconobbe. Uno vide uno schiavo e l’altro vide un dio».
«Viviamo un momento in cui le differenze dominano e dividono: dovremmo invece andare alla ricerca di ciò che ci accomuna e ci fa stare bene insieme. Questi ragazzi ci insegnano quanto è bella e costruttiva una prospettiva di questo genere» ha sottolineato l’assessore alla cultura, Francesco Scaringella.
Della stessa idea il sindaco Massimo Mazzilli: «apprezzo molto chi ha avuto la forza e il coraggio per tuffarsi in queste esperienze. La capacità di frequentare altri popoli e inserirsi nelle loro regole porta di certo un valore aggiunto nelle nostre vite e nella nostra comunità. Mi complimento con chi offre ai nostri ragazzi questa possibilità».
«Intercultura ti passa la palla per segnare un gol contro la squadra della mentalità gretta» ha aggiunto Vincenzo Stella, un volontario dell’associazione. Bisogna solo decidere di scendere in campo ed è bello sapere che «altri due ragazzi del liceo hanno vinto il concorso e partiranno nel 2015», ad annunciarlo è la dirigente Angela Adduci.
Come ogni festa di compleanno che si rispetti, il buffet è d’obbligo. Il Tandoi ha aperto le sale dell’alberghiero: ogni piatto è condito con l’entusiasmo e la passione degli studenti, loro sanno deliziare e riempire di speranza.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!







Tre mezzi in fiamme nella notte in via Bovio, incendiati anche due cassonetti