Chiesa in festa per don Vincenzo Bovino, il suo “eccomi” per la vita. Le immagini

Don Vincenzo Bovino tra i suoi parrocchiani di Trani

Un’ordinazione sacerdotale che il vescovo Giovan Battista Pichierri ha definito «un incommensurabile dono per il popolo redento»

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«Don Vincenzo prete, ci piace». Nello striscione dei ragazzi della parrocchia Santa Maria del pozzo di Trani si riassume “in chiave social” quella che è stata la grande festa della Chiesa diocesana per l’eccomi pronunciato sabato sera da don Vincenzo Bovino.

Ordinato diacono nell’aprile scorso, a pochi giorni dal suo trentesimo compleanno, don Vincenzo è ormai prete «per tutta l’eternità». Un’ordinazione che il vescovo Pichierri ha definito «un incommensurabile dono per il popolo redento».

Un dono che la Chiesa cittadina e diocesana hanno accolto con grande affetto in una parrocchia Incoronata che, sebbene grande, sembrava non bastare ad ospitare amici, parenti e parrocchiani “passati e futuri” di don Vincenzo. Presenti alla celebrazioni anche il sindaco Mazzilli, il senatore Perrone e il consigliere Pomodoro.

A chi si chiede che senso possa avere oggi per un giovane abbandonare la vita secolare per intraprendere un percorso di discernimento e scegliere poi il sacerdozio, don Vincenzo ha saputo dare una risposta: «non finirò mai di ringraziare il Signore per i suoi doni e l’unico modo vero e gradito per farlo sarà quello di mettere tutta la mia vita nelle sue mani affinché Egli ne faccia il capolavoro che da sempre ha pensato».

L’eccomi di un giovane sacerdote trova origine e compimento proprio nella riscoperta dell’amore che Dio ha per l’uomo e che per don Vincenzo ha assunto «i tratti dell’affetto di molti presbiteri, religiosi, consacrati e famiglie. Degli amici che ho avuto il piacere di conoscere innanzitutto nella mia parrocchia d’origine (l’Incoronata, ndr) e con i quali ho vissuto gli anni più belli della mia adolescenza. Sono stati – e resteranno sempre – la mia seconda famiglia, guidata con entusiasmo ed energia da don Gino De Palma e, da pochi anni, anche da don Giuseppe Rizzi, fratello e amico».

«La Chiesa ha bisogno di te» ha detto ieri don Mimmo, educatore del seminario regionale di Molfetta in cui don Vincenzo ha vissuto la sua formazione. «Ha bisogno del tuo sorriso anche nelle giornate in cui costa, della tua capacità di mediare anche quando vien voglia di schierarsi, della capacità di capire anche quando molte volte si ha bisogno che sia il popolo a dire a te “vai avanti, non ti fermare”.

La chiesa ha bisogno della tua coerenza, la stessa di cui parlava il papa nella festa di santo Stefano, ha bisogno della tua capacità di stare accanto a tante persone che molte volte per vari motivi sono rimaste indietro».

Una “eredità” importate quella che anche durante la sua prima messa di ieri don Vincenzo si è visto riconsegnare da tutti coloro i quali nel suo “eccomi” vivono non la paura di “perdere” un amico, un figlio, un nipote o un compagno di vita ma la possibilità di condividere “un dono” con la Chiesa universale, una scelta da sostenere e incoraggiare.

Una vocazione che «ha da sempre manifestato una grande inclinazione pastorale» come ha sottolineato don Gino De Palma ma che, ci piace metterlo in luce, ha trovato il suo germe nella famiglia di origine di don Vincenzo. In particolare nei suoi genitori – Francesco e Rosa – e nella sorella Marika. «Ti ringrazio Signore – ha detto don Vincenzo – perché attraverso loro hai manifestato il Tuo Amore per me, rivelandomene i tratti della pazienza, del coraggio, del sacrificio, della cura dell’altro».

Il grande affetto con cui don Vincenzo è stato già accolto in tutte le realtà parrocchiali in cui ha svolto la sua esperienza pastorale (san Giuseppe a Giovinazzo, Santa Maria Maggiore ad Acquaviva, Maria santissima Annunziata a Modugno, Spirito Santo e Santa Maria del pozzo a Trani, dove adesso è viceparroco) raccontano la bellezza di una vita investita in un cammino di donazione continua e totale.

Un cammino ripercorso anche nella processione che sabato sera ancora una volta ha riconsegnato don Vincenzo all’altare del Signore. Questa volta per sempre. Negli innumerevoli volti incrociati passo dopo passo il giovane ministro di Dio ha rivisto la sua vita. Con le mani giunte ha consegnato al Padre tutto se stesso. Prostrato ai piedi dell’altare si è affidato alla protezione dei Santi.

Nei mille sorrisi e nei caldi abbracci il “sì” di don Vincenzo ha svelato la sua essenza, il suo essere «motivo di gioia per questo popolo e per quello che il Signore ti vorrà dare», come l’ha definita don Mimmo.

Nella conclusione della sua omelia, don Mimmo ha espresso quello che diventa anche il nostro augurio: che attraverso don Vincenzo Gesù e il suo “stile” possano arrivare anche «lì dove non si ama, non si prega, non si spera».

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