La Caritas alla città: «Urge una rinascita spirituale per vivere sguardi capaci di accogliere»

La Redazione
Solidarietà

«Che Natale torni ad essere la festa quotidiana dei corpi da amare, accarezzare, venerare, senza passare oltre» augurano dalla Caritas» dice Corrado De Benedittis, responsabile cittadino della Caritas

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«A Corato, ci sono persone che dormono per strada tra l’indifferenza della gente, delle comunità religiose e delle istituzioni civili». Partono anche da questa denuncia “gli auguri scomodi” della Caritas, così come forse anche don Tonino Bello li avrebbe definirli.

Nelle parole di Corrado De Benedittis, responsabile cittadino della Caritas di Corato, l’augurio non è banalmente quello di un “Buon Natale”. E’, piuttosto, nell’invito alla concretezza dei gesti e dei modi di essere e di pensare.

«Serve una rinascita della Comunità civile che solo la Città, dentro i suoi luoghi fisici dell’incontro, dalle piazze ai palazzi delle Istituzioni, può concepire. Serve – scrive De Benedittis – una Comunità cittadina che ci partorisca come uomini e donne aperti al mondo, portatori di fiducia, di speranza, di luce.

Bisogna ripartire dalle solitudini: tanti corpi vaganti nella nostra città, travolti da una mentalità che non perdona rallentamenti, fallimenti, diversità, ma non c’è Comunità che possa rinascere e ritrovarsi senza tenere nell’abbraccio il corpo e la vita di ciascuno. Invece, siamo in tanti ad essere soli: a non farcela, a ripiegarci, a fare esperienza della debolezza, del fallimento, della tristezza.

C’è bisogno di una Comunità che fisicamente riscopra la prossimità come apertura radicale all’altro, senza troppe paure. Serve una Comunità capace di tutelare i luoghi della prossimità: il lavoro come diritto fondamentale di ogni essere umano, che non è una merce che si usa e si butta via; la natura come corpo sacro e vivente, non come risorsa da sfruttare; la bellezza come dimensione morale e politica per ripensare la convivenza.

Urge una rinascita spirituale che riabiliti gli sguardi a incrociarsi senza passare oltre; una rinascita religiosa che si radichi nella riscoperta del valore dei corpi da riconoscere nella loro vitalità e nei loro bisogni. Troppi spiritualismi disincarnati riducono la fede religiosa a riti e teologie, rispetto a cui i corpi degli uomini e delle donne contano giusto lo spazio necessario per reprimende moralistiche ed ideologiche.

Non si spiegherebbe, altrimenti, come mai in una città come Corato, ci siano finanche persone che dormono per strada tra l’indifferenza della gente, delle comunità religiose e delle istituzioni civili.

Che Natale torni ad essere la festa quotidiana dei corpi da amare, accarezzare, venerare, senza passare oltre. Troppi corpi al freddo, al gelo sono segnati dall’esclusione, dall’indifferenza, dalla solitudine. Basterebbe un saluto, una stretta di mano, una carezza, un sorriso per lenire le ferite di tanta umanità offesa. Di più, si dovrebbe condividere la propria ricchezza. Pensiamo a quante case sono vuote e a quanta gente finisce per strada sfrattata.

Fermiamoci a contemplare il corpo nascente di Gesù Cristo e il corpo partoriente di Maria. Estremamente fragili, estremamente belli, ma non c’era posto per loro nell’alloggio (Lc 2,7), storie di ordinaria solitudine. Buon Natale».

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Commenti

  • sother (utente non verificato)

    E’ il solito problema di scontro tra teoria e pratica, tra ipotesi e realtà: è più proficuo chiedersi perché l’uomo si discosti nettamente dai principi generali di fratellanza e di conforto o agire, partendo dal presupposto che questa discordanza esiste (“homo homini lupus”) e non sarà mai annullata? E’ più utile intestardirsi nel dimostrare che due più due fa quattro, o rassegnarsi all’idea che per l’umanità il risultato è invece cinque, e comportarsi di conseguenza? Il mio non è chiaramente un discorso dissacratore, ma un invito ad operare in un contesto realistico. L’obiettivo è infatti trasformare quel 5 in un 4 e mezzo. In 4, non sarà mai possibile. Auguri di buon anno.

  • giacomo.delillo (utente non verificato)

    Quanta affinità con il discorso di Camillo Prampolini, all’uscita dei suoi concittadini dalla Messa, il giorno di Natale del 1897! Ne ho riportato uno stralcio sulla pagina di “Corato Laica e riformista”.