Imu agricola rinviata al 26 gennaio, la Cia: «Provvedimento del tutto insufficiente»

La Redazione
Raccolta delle olive

Ad affermarlo è la Confederazione italiana agricoltori per la quale «l'unico provvedimento che deve prendere il governo è quello di annullare definitivamente il decreto»

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«Il semplice rinvio al 26 gennaio 2015 approvato dal governo per il pagamento dell’imu sui terreni agricoli  è del tutto insufficiente».

Ad affermarlo è la Cia (Confederazione italiana agricoltori) per la quale «l’unico provvedimento che deve prendere il governo è quello di annullare definitivamente il decreto».

Nei giorni scorsi contro l’imposta che tassa i terreni agricoli si erano schierati anche numerosi sindaci del territorio riuniti a Corato per delineare una strategia comune.

«Per quanto ci riguarda – dice Vito Scalera – vice presidente regionale della Cia pugliese è l’unica via d’uscita per evitare le tensioni sociali già in atto tra gli agricoltori e i cittadini. In Puglia da questa tassa ingiusta sarebbero colpiti 241 comuni su un totale di 258; un vero e proprio colpo per il mondo agricolo pugliese.

Bisogna evitare un  ulteriormente aggravio di costi al settore primario con queste nuove tassazioni. La tutela del territorio deve essere salvaguardata e non la si fa certo affossando chi, con duri sacrifici e amore per la terra, ogni giorno  è presente sul territorio e la cui presenza rappresenta la migliore arma di difesa contro l’incuria ed il devastamento del territorio. Il bene terra rappresenta per tutti gli agricoltori un insostituibile fattore di produzione e non può essere tassato come un bene di lusso.

La domanda che mi sorge spontanea è: in un momento in cui si parla di tutela e salvaguardia del territorio che unanimemente è considerata una priorità di interesse collettivo va più o meno di 350 milioni di euro? Quanto valgono i dissesti provocati dai vari drammatici eventi atmosferici? I dissesti che si sono creati sono dovuti all’abbandono del territorio? Se è vero come è vero, allora il governo non contribuisca e non si renda responsabile di ulteriori  fenomeni di abbandono.

La nostra regione inoltre è stata già duramente colpita da una riforma della Pac che partirà il prossimo anno. Le oltre 267 mila aziende olivicole e le circa 59 mila aziende cerealicole pagheranno  a duro prezzo l’avvio della nuova riforma. Da una stima effettuata con l’entrata in vigore della nuova PAC questi due settori subiranno una perdita di almeno 50 milioni di euro all’anno.

Stando così le cose assisteremo ad un ulteriore sbeffeggiamento dei produttori che svolgono la loro attività con serietà e professionalità, compiendo un notevole sforzo economico per garantire al consumatore l’alta qualità che da sempre gli agricoltori pugliesi producono.

Durante gli incontri che ogni sera facciamo con in nostri agricoltori  riscontriamo un clima di sfiducia, delusione e rabbia. E’ per questo che chiediamo che su questo problema amministrazioni comunali, e parlamentari facciano insieme alla categoria fronte comune per evitare un ulteriore colpo all’agricoltura».

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