“Libri in scena”, bagno di folla per Cristina Chiabotto. La videointervista

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Una giunonica superpoliziotta, un carabiniere acculturato e riflessivo e una ragazza baciata da un incantesimo. Sono i personaggi che Gabriella Genisi, Carlo Mazza e Cristina Chiabotto hanno disegnato, ciascuno con la propria penna
Una giunonica superpoliziotta, un carabiniere acculturato e riflessivo e una ragazza baciata da un incantesimo. Sono i personaggi che Gabriella Genisi, Carlo Mazza e Cristina Chiabotto hanno disegnato, ciascuno con la propria penna. Tre scrittori assortiti, ognuno con le sue storie e il suo background per la serata d’apertura di “Libri in scena”, la rassegna offerta da Sonicart.
Il teatro comunale ha assunto ieri sera le sembianze di un caffè letterario: i reading di Beniamino Marcone sono stati inframmezzati dagli interventi degli autori mentre sedie, tavolini, tazzine, bicchieri hanno fatto il resto tra relax, brividi, sorrisi e speranze.
Gabriella Genisi e Carlo Mazza sono tra i capisaldi del genere noir barese. Nessuno dei due idealizza il capoluogo né lo colloca in un’atmosfera ovattata. Una Bari “femmina”, colma di luci ed ombre, vista attraverso gli occhi di chi la conosce bene. Una sintesi realistica, questa volta tertium datur. Non soltanto sole, mare e focaccia ma anche criminalità e corruzione perché – Mazza ne è certo – «il localismo è una grande risorsa per un autore».
Il commissario Lolita Lobosco è una donna tosta sulla quarantina, «dalle misure mediterranee», nell’opinione della scrittrice che l’ha partorita, ma sensibile e spesso fagocitata dal suo lavoro. In “Gioco pericoloso”, Lolita non disdegna le inflessioni dialettali nei momenti più sanguigni e ha tanto bisogno d’amore, dopo una storia sfortunata.
Il capitano Bosdaves è un uomo alto, anch’egli giovane, seducente. Mite e sensibile, colto e malinconico, il protagonista de “Il cromosoma dell’orchidea” è «un uomo d’ordine che deve rassegnarsi al disordine», secondo il suo padre letterario.
E poi arriva Clara, una ragazzina sensibile e nemmeno tanto popolare tra i banchi di scuola. È l’alter ego di Cristina Chiabotto. Miss Italia 2004, in una gagliarda tenuta nera ad evidenziarne l’altezza centimetro per centimetro, è all’esordio narrativo, a dieci anni dalla sua elezione a reginetta del concorso di bellezza di Salsomaggiore.
Cristina si proiettava nel futuro come una psicologa o criminologa, certo non si sarebbe mai aspettata quella svolta radicale che la sua vita ha imboccato a soli diciotto anni. Con “Di notte contavo le stelle”, la novella scrittrice non vuole impartire alcuna lezione; non c’è una morale che scorre tra le righe, ma solo la voglia di condivisione e un grande desiderio: «Mi auguro di trasmettere la voglia di sognare». Di alto spessore emotivo la lettura del momento in cui le labbra di Chiara toccano per la prima volta quelle di un ragazzo.
Cristina non nasconde i suoi sentimenti, si lascia andare ad un attimo di commozione e parla del rapporto con i fan: «Spero che a loro arrivi il sorriso quando mi vedono; rifiutare le manifestazioni d’affetto non sarebbe rispettoso». La prova provata sta nelle decine di autografi e fotografie che ha concesso ai suoi ammiratori con assoluta disponibilità, umiltà e senza mai perdere il sorriso.
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