Non c’è pace tra gli ulivi. Arriva l’Imu anche per i terreni dei Comuni sotto i 280 metri d’altezza

© Vincenzo Cassano
Sui terreni agricoli arriva un'altra stangata rappresentata dall’introduzione dell’Imu anche per i terreni agricoli ricadenti nei Comuni inferiori a 280 metri sul livello del mare (Corato si trova a 242 metri, ndr)
Non c’è pace tra gli ulivi, verrebbe da dire, ricordando il titolo di un vecchio film del dopoguerra. La nostra agricoltura sta continuando ad attraversare un momento di profonda crisi, condizione avvalorata da altalenanti ripercussioni sui singoli mercati produttivi.
Si veda per esempio l’amara annata per l’uva da vino e l’anomala situazione in cui versa il mercato olivicolo dove, a fronte di una scarsa produzione, si registrano prezzi ondivaghi del prodotto, mentre una ragguardevole parte delle nostre olive è stata avviata verso mercati extra regionali, con buona pace della nostra tanto decantata commercializzazione.
E intanto sui terreni agricoli arriva un’altra stangata rappresentata dall’introduzione dell’Imu anche per i terreni agricoli ricadenti nei Comuni inferiori a 280 metri sul livello del mare (Corato si trova a 242 metri, ndr).
«Nonostante le sollecitazioni giunte al Governo da più parti anche attraverso un documento sottoscritto da diversi Comuni con la maggiore estensione estesa nella Murgia, il Ministero dell’Economia, alla ricerca di 350 milioni di euro, ha pensato bene di ricavarli con l’introduzione dell’Imu sui terreni agricoli» spiega Benedetto Miscioscia, assessore alle attività produttive di Andria.
«Un provvedimento – sottolinea Miscioscia – che il Governo Renzi ha pensato bene di adottare con decreto ministeriale che ridisegna i confini delle aree svantaggiate e montane, previsione peraltro già prevista dal precedente decreto 66/2014, penalizzando ancora di più un settore come quello agricolo che risulta ancora, senza dubbio, vitale per il sistema economico ed occupazionale del nostro Paese.
Ancora più grave è scoprire che gli stessi coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali conduttori di terreni ricadenti nei Comuni al disotto dei 280 metri di altitudine, non godranno neanche di agevolazioni previste per quelli che invece hanno un’altitudine compresa tra i 281 e i 600 metri. Una vera stangata per i nostri agricoltori che dovranno subire anche la beffa di essere chiamati a pagare la tassa già il prossimo 16 dicembre sborsando l’importo dovuto, retroattivo, per l’intero anno con immaginabili difficoltà per il sistema di elaborazione dei Caf e quello degli studi commerciali».
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