“La festa dei limoni”, Braico: «Toglietevi dalla testa che facciamo pietà»

Giuseppe Gallo
"La festa dei limoni"

Nel romanzo "La festa dei limoni" Braico oltraggia la paura, sbeffeggia il pessimismo, schernisce il mero pietismo e trasla un'esperienza autobiografica a tutti i campi della vita umana

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Dedicato a tutti quelli che credono di aver esaurito le energie residue, di non avere alcuna battaglia da affrontare, “La festa dei limoni” di Marco Braico è un libro che si umanizza in saggio consigliere e inneggia alla gioia di vivere.

Per la sua presentazione di ieri sera presso la bibliioteca comunale sono scesi in campo diversi sodalizi: Admo Puglia, Adisco, Avis, Forum degli autori e associazione Bice Fino. La serata è stata patrocinata anche dal comune di Corato.

Il profumo avvolgente dell’agrume corre tra i sentieri verso il mare, si erge a paradigma della mediterraneità, galoppa potente tra le folate di scirocco e simboleggia l’àncora alla quale il professor Longo, protagonista del romanzo, si aggrappa per riemergere più forte di prima, dopo che una terribile malattia lo aveva quasi affondato.

Braico, arbitro di serie A di pallavolo e docente di matematica e fisica in un liceo, non ha paura di chiamare le cose col proprio nome. Nel suo stile si rintracciano poche perifrasi. Guarda la morte in faccia con lucidità, le dà del tu.

Coraggio, spirito analitico, una forza d’animo disumana e un pizzico d’ironia che non guasta mai sono il mix perfetto che è valso al libro il terzo posto al Premio nazionale di arti letterarie “città di Torino”.

Le sue parole sono affilate come quelle di un bisturi, appuntite come i lunghi aghi per suggere il midollo osseo ed iniziare la cura della leucemia, male di cui ha realmente sofferto. I dolori lancinanti si insinuano tra il pubblico durante il reading di Antonio Montrone, mentre scorre qualche lacrima.

Ritrovare la felicità nelle cose semplici come la morbidezza e l’odore tutto nostro del cuscino di casa, la voglia di tornare a guardare il mondo attraverso la finestra del focolare da cui la malattia ci ha strappati, divorare con appetito un fumante piatto di pasta, preparato con amore e ingredienti freschi da chi ci vuole bene. Spogliarsi del superfluo è la lectio magistralis che il professore ha impartito ieri sera dalla cattedra della Vita.

“Tuttavia” è la parola chiave de “La festa dei limoni”. La congiunzione avversativa cela un “oltre” dietro l’orizzonte della monotonia, presuppone sempre una possibilità altra per sgattaiolare via dalle avversità più o meno gravi.

Braico oltraggia la paura, sbeffeggia il pessimismo, schernisce il mero pietismo e trasla un’esperienza autobiografica a tutti i campi della vita umana, senza confinare i suoi consigli nell’alveo della malattia e di un percorso terapeutico: «Se sono vivo è perché ho combattuto, siamo nati per rinascere e non per vivacchiare». Il raggio di sole che feconda la cenere e favorisce la resurrezione dell’araba fenice è il sorriso: «Tutti noi abbiamo momenti di sconforto, perciò sorridete sempre, perché è contagioso; toglietevi dalla testa che facciamo pietà, eliminate la parola “poverino” dal vostro vocabolario!».

Con le somme ricavate dalla vendita del libro, l’autore ha già donato un monitor multiparametrico all’ospedale Le Molinette di Torino, oltre ad altre strumentazioni ed arredi ospedalieri.

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