Visioni e atmosfere. La rivoluzione colorata dei King Crimson ad “Agora2.0”

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Artefici di un nuovo genere, il progressive, che rivoluzionò la musica alla fine degli anni Sessanta
L’altra faccia degli anni Sessanta. Mentre i Beatles sono prossimi allo scioglimento, i Rolling Stones tormentati dalla morte di Brian Jones e Bob Dylan nella sua fase post elettrica, il rock intraprende nuove strade.
Classica, contemporanea, pop, jazz, barocca: la musica attinge da generi e approcci completamente diversi per fondersi in un unico stile. Il progressive, che segna una cesura netta col passato. A incarnare questa svolta rivoluzionaria sono i King Crimson, gruppo inglese protagonista dell’incontro organizzato martedì sera dall’associazione “Agora 2.0”. L’occasione è la presentazione del libro “Islands” dello scrittore Donato Zoppo, una guida ai testi dei King Crimson.
Non semplici interpreti di un nuova era del rock. Il gruppo, nei testi, nelle copertine, nelle suite musicali, nei concept album si spinge oltre verso latitudini musicali ancora inesplorate. «Sono stati i fautori di un nuovo umanesimo – ha introdotto l’argomento Domenico Lobascio, moderatore della serata, dopo il saluto del presidente, Enzo Del Vecchio – in cui la componente letteraria e filosofica si fondevano in una prospettiva ermeneutica».
Le luci si abbassano, su un pannello si susseguono colori, atmosfere, suggestioni. Le note di “21st Century Schizoid Man” introducono le riflessioni di Donato Zoppo. «Le connessioni col passato» rappresentano i binari entro cui si muove il suo percorso: sono quelle del prog, quelle dei King Crimson e quelle di chi trascorre una serata catapultandosi indietro negli anni.
«Sono i fautori di un nuovo genere anche per la complessità dei loro testi – commenta lo scrittore, di origine beneventana – in cui sono presenti elementi di esoterismo, mitologia, psicologia». E se i Beatles, i Rolling Stones o i Led Zeppelin avevano delle parti ben definite all’interno della band (con le storiche coppie di autori Lennon/McCartney, Jagger/Richards passando per Page/Plant/John Paul Jones), i King Crimson fanno eccezione. C’è un uomo ombra, che scrive i testi ma non suona, non canta e non sale sul palco. E’ Peter Sinfield, poeta e intellettuale il cui incontro con Robert Fripp, Ian McDonald e, in seguito, Greg Lake, determinerà le fortune del gruppo.
«Sinfield fa sue le canzoni di protesta e le proietta nel futuro, come gli occhi dell’uomo schizoide», analizza Zoppo riferendosi alla copertina del primo album, “In the court of the Crimson King”.
La consacrazione della band ha una data precisa: 5 luglio 1969, Hyde Park, concerto dei Rolling Stones due giorni dopo la morte di Brian Jones. Sul palco lo spettacolo è aperto dai King Crimson. Da lì inizia un’altra storia, in cui personaggi onirici, divinità marine, volti lunari si alterneranno nelle canzoni dall’andamento a due facce: martellante e ipnotico da una parte, melodico e delicato dall’altra. I dialoghi alternati di “I talk to the wind”, il logos e l’eros di “Cadence and cascade”, il percorso introspettivo di “Prince Rupert awakes”. E’ un sentiero magico e avvolgente quello della band inglese, artefice di un genere, il prog rock, che sarà poi spazzato via dalla rivoluzione, anche violenta, del punk alla fine degli anni Settanta.
Robert Fripp ha dichiarato recentemente al “Financial Times”: «La musica è un linguaggio con cui possiamo esprimere la lotta che rappresenta l’essenza dell’umanità. E per questo che ho creato i King Crimson».
L’uomo raccontato da Sinfield, Fripp e McDonald ha molte facce, è proiettato nel futuro ma non ha dimenticato le sue origini.
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