Ferraiuolo all’Oriani: «Non lasciate i più piccoli da soli alle prese con internet»

Carlotta Scassillo
Gli studenti dell’Oriani-Tandoi nell’agorà “Felice Tarantini”

«La migliore protezione – spiega il giornalista – è saper essere critici e consapevoli dell'uso che ne fanno. Bisogna controllare quali siti vengono visitati costantemente dai proprio figli o con quali persone si relazionano»

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Sabato mattina l’agorà “Felice Tarantini” del liceo Oriani ha ospitato il giornalista Luigi Ferraiuolo, un’occasione per capire “Come difendersi dai social media”. Ad ascoltarlo ben tredici classi, di cui quattro dell’istituto professionale.

Ferraiuolo è stato introdotto dal moderatore dell’incontro, il giornalista Franco Tempesta: «ormai internet è uno strumento utilizzato da tutti nella quotidianità. Non dobbiamo sottovalutare le insidie che in maniera occulta può nascondere. I social network vengono definiti “agorà” ovvero piazze che, per fortuna, non hanno ancora del tutto sostituito le piazze vere».

L’incontro – inserito nell’ambito del progetto Ucsi Socila di educazione e attenzione critica al mondo digitale per i più giovani – ha dato la parola a Ferraiuolo in quanto giornalista ed esperto di nuove tecnologie: «in Italia più di 25milioni di persone sono iscritte ad un social network e altri 25 stanno pensando di farlo. In sostanza quasi tutta l’ Italia è iscritta su almeno un social network. Ciò che bisogna tenere presente sono le controindicazioni per chi carica foto o condivide qualcosa. Qualsiasi momento della nostra vita, momenti brutti, gioiosi o divertenti – spiega Ferraiuolo – rimarranno li per sempre».

Una prima regola dei social è la regola dei De medici, “nemici della condivisione” che per salvaguardare la loro famiglia senza contaminarla da estranei con diverso sangue, si legavano tra di loro, finché nel 1743 si sono estinti. Per questo motivo commenta l’esperto «chi rimane fuori dai social media sostanzialmente, muore si estingue».

L’incontro non si è dato l’obiettivo di eliminare dei social dalla vita di tutti i giorni, bensì quello di diffondere consapevolezza delle potenzialità del mezzo e della maniere per tutelarsi.

E’ importante seguire i più piccoli mentre fanno uso della rete e soprattutto controllare e rispettare un tempo massimo nel quale fare uso di internet. I genitori possono fare uso di filtri e protezioni che però non escludono la loro supervisione. «La migliore protezione – spiega Ferraiuolo – è saper essere critici e consapevoli dell’uso che ne fanno. Bisogna controllare quali siti vengono visitati costantemente dai proprio figli o con quali persone si relazionano».

«Tra il 1918 e il 1919 in Europa – legge il giornalista dal suo “bugiardino” pubblicato su Facebook – si diffuse l’influenza della spagnola che uccise 60 milioni di persone poiché non c’erano medicinali capaci di contrastarla. Oggi i social network sono diventati atti imprescindibili della nostra vita e possono “uccidere” il nostro cervello proprio come fece in giro di un anno l’influenza della spagnola».

L’uso della rete è sbagliato solo se non si fa un uso positivo e responsabile con i giusti controlli e con i giusti limiti.

«L’invito – ha concluso Tempesta – è quello di usare la rete da persone responsabili non meccanicamente come robot, altrimenti potrebbe avverarsi una profezia: “prima eravamo sudditi poi siamo diventati cittadini e adesso non vorremmo diventare solo consumatori”. Con la diffusone dei mass media ci sarebbe il controllo del pensiero, un po’ come annunciava Orwell nella sua opera 1984».

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Commenti

  • sother (utente non verificato)

    Come l’allarme lanciato dalle guardie dell’ambiente nell’articolo precedente, così ha la stessa valenza il voler chiudere ora le porte, in questa evidenza allarmistica, ai buoi ormai scappati. La stalla dei bovini è rappresentata da una società che nessuno, fatta eccezione per uno sparuto manipolo di visionari, vuol tentare di cambiare. Il voler elencare, da parte del relatore del caso, tutti i problemi senza proporre un qualcosa di realistico e drastico per affrontarli, diventa solo un “esercizio di retorica”.