La Città metropolitana «è un’opportunità» ma «mancano democraticità e uguaglianza»

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Carrieri avverte: «dobbiamo mettere a punto lo statuto entro il 31 dicembre. Altrimenti saremmo costretti ad adottare quello della provincia di Bari. Se nei successivi sei mesi non fosse ancora pronto, lo Stato ce ne imporrebbe uno»
Si torna a parlare di città metropolitana. Le perplessità emerse martedì scorso nell’incontro organizzato dal Rotary con Pasquale Pomodoro, consigliere metropolitano nonchè capogruppo cittadino di Forza Italia, sono state riproposte ieri a Palazzo di città in un apposito incontro con alcuni membri del consiglio del nuovo ente territoriale. La serata, pensata come luogo per raccogliere suggerimenti e critiche relative al nuovo statuto, ha lasciato in realtà ampio spazio a disquisizioni abbastanza generiche.
Fra i banchi della giunta comunale hanno trovato posto tre consiglieri della città metropolitana – Michele Abbaticchio (sindaco di Bitonto), Giuseppe Carrieri (consigliere comunale di Bari), Pasquale Pomodoro – Donato Mastrangelo (docente di diritto amministrativo all’università di Bari) ed il sindaco Mazzilli.
«Un gruppo di nove consiglieri tra cui il nostro Pomodoro – ha precisato il primo cittadino – sta provvedendo alla redazione dello statuto della Città metropolitana. Ci sono punti oscuri da chiarire: ora siamo in una fase creativa per questo è quanto mai auspicabile la partecipazione di tutti, cittadini ed esperti».
Precisa la preoccupazione di Mazzilli. «Vi invito – dice – a prestare attenzione ai titoli che vanno dal 7 al 13 dello statuto ed al 21 in particolare. Ditemi se ritenere giusto che in capo ad una persona si possano accentrare tanti poteri».
Il riferimento è al ruolo del sindaco, già ampiamente discusso in virtù del suo essere tale solo per legge e non per elezione. Allo stato attuale della normativa infatti, diventa sindaco della città metropolitana il primo cittadino di Bari. Un problema che – in qualche maniera – può essere contenuto se ci si chiarisce le idee in merito al suo ruolo ed alle sue funzioni. Di qui la sottolineatura di Mazzilli all’articolo 21.
Pur volendo valorizzare il ruolo di promozione e di acceleratore del processo di globalizzazione della città metropolitana, Carrieri avverte: «dobbiamo mettere a punto lo statuto entro il 31 dicembre. Se non dovessimo riuscirci, saremmo costretti ad adottare quello della provincia di Bari. Se nei successivi sei mesi lo statuto non fosse ancora pronto, lo Stato ce ne imporrebbe uno. Dobbiamo evitarlo.
Cerchiamo perciò di abbandonare le logiche che ci portano a voler tenere per noi poteri e funzioni e guardiamo alla città metropolitana come ad una possibilità di sviluppo e crescita per tutto il territorio. Solo così anche i Comuni più piccoli non verranno massacrati e schiacciati dalla globalizzazione».
Propositivo anche Abbaticchio. «Allo stato attuale – dice – la città metropolitana eredita le funzioni della provincia e taglia le poltrone dei politici in un’ottica di spending review. La città sarà un vantaggio in base a quanto più, in rispetto allo statuto, saprà delegare alcune funzioni ai comuni. Sindaci e consiglieri comunali devono essere i baluardi dei cittadini».
Suffragato da più parti il contributo di Mastrangelo. «Come università – ammette – non abbiamo avuto modo di elaborare un pensiero rispetto allo statuto. Siamo le persone meno adeguate a sottostare alla ristrettezze dei tempi. Sarebbe stato meglio avere un confronto diretto. Non c’è al momento una posizione sullo statuto».
Mastrangelo non risparmia una sua valutazione personale: «prima come cittadini votavamo i consigliere provinciali e il presidente, adesso no. Quest’ultimo lo eleggeranno solo i cittadini di Bari (che, come sottolineato anche da Mazzilli, rappresentano il 30 % della popolazione della città metropolitana, ndr).
In questa maniera vengono a mancare due principi fondamentali della Costituzione, quello di democraticità e quello di uguaglianza».
«Non è chiaro – prosegue Mastrangelo – il ruolo del consiglio metropolitano che si affianca alla conferenza dei sindaci. Molte oscurità a riguardo. Non è preclusa la possibilità che un sindaco (di diritto facente parte della conferenza) possa essere anche eletto come consigliere metropolitano. Questo provoca un evidente contrasto tra il ruolo di controllore e quello di controllato.
La conferenza metropolitana non tiene luogo del consiglio provinciale con chiarezza. Così come il consiglio metropolitano non tiene luogo della giunta provinciale. Sembrerebbero l’uno un organo di consulenza, di indirizzo – un po’ come vorrebbero far diventare il senato, poco più che niente – e l’altro un organo di indirizzo, di controllo rispetto all’operato del sindaco.
Come la zona omogenea può servire a contenere i rischi di una realtà territoriale così ampia, così la legge potrebbe aiutare a contenere il rischio di accentramento del potere».
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