Rubini racconta l’identità del “Sud”: «Voi coratini siete più coraggiosi». Il video

© Vito Gallo
Ieri a teatro Rubini ha guidato un viaggio, nello spazio e nel tempo del Sud Italia, accompagnato dalla musica scritta ed eseguita da Michele Fazio (pianoforte) insieme a Marco Loddo (contrabbasso) ed Emanuele Smimmo (batteria)
Un “Sud” degno dei più prestigiosi teatri. Questo è stato capace di portare in scena Sergio Rubini ieri sera a Corato, in un comunale dal tutto esaurito. Un viaggio, nello spazio e nel tempo del Sud Italia, accompagnato dalla musica scritta ed eseguita da Michele Fazio (pianoforte) insieme a Marco Loddo (contrabbasso) ed Emanuele Smimmo (batteria).
Una scenografia fatta di ricordi condivisi e immagini del cuore. Per il resto solo sfondo nero e luci calde. Un Rubini disinvolto, forse solo in qualche tratto affaticato nella voce. Sempre vivo nell’interpretazione e nel racconto, sembrava sentirsi a casa anche sulle tavole del nostro palco scenico. In perfetta sintonia con le note, avvolgenti e discrete al tempo stesso.
A fare da padrona di casa è stata l’associazione di volontariato “La Banda” che – insieme a CoratoLive.it – ha proposto un’anteprima di Coraton 2015 e si è messa al fianco della cooperativa Rosiba devolvendo parte del ricavato alla ristrutturazione della casa di accoglienza per diversamente abili.
Cosa può fare l’arte per il sociale? Lo abbiamo chiesto a Rubini che senza troppi giri di parole ha allargato i confini. «Mi auguro – ci risponde – che la società intera, senza distinzione di categoria, si schieri al fianco di chi ha più bisogno».
Rubini non ha paura di dire ciò che pensa e soprattutto, sa raccontare con orgoglio ed ironia le sue origini. «Se non ci ricordiamo da dove veniamo, non sappiamo nemmeno dove dobbiamo andare. Ogni tanto è bene rinfrescare la memoria» ha detto Rubini ripercorrendo il filo rosso dello spettacolo no stop dedicato alle terre del sud.
Il meridione stereotipato non gli piace. «Spesso vediamo ritratto un Sud violento, mafioso e camorrista oppure sempre allegro, da pizzica e tamburelli. Va detto che forse – rimprovera Rubini – chi sceglie di dipingerci così non sa che siamo “un po’ quello” e “un po’ quell’altro”, siamo più sfumati e complessi. Siamo anche il luogo in cui si è costruito il pensiero umano. Per questo vi ho proposto anche i Persiani di Eschilo».
«Ho scelto di partire – spiega Rubini – con le pagine di Matteo Salvatore, un cantante folk di Apricena che ebbe successo negli anni 60. Tipico emigrante con la valigia di cartone, è portatore di una storia che ormai ci sembra una radice remota». Come remoti appaiono gli anni ’70, quelli in cui nelle terre del sud Italia a fatica arrivava ciò che D’Amicis – ne “La guerra dei cafoni” – definisce il “sordo brontoloio” dei luoghi in cui si scriveva la storia.
Come ogni pezzo di “sud” – e d’Italia – che si rispetti, anche quello di ieri ha dato spazio al dialetto, come sempre capace di strappare al pubblico gli applausi e i sorrisi più sonori. Sul “treno dei ricordi” guidato da Rubini è salito il napoletano di Edoardo De Filippo. Poetico, dolcissimo e tagliente al tempo stesso. Che sa puntare il dito contro una società che rimarca la differenza tra figli e figliastri, eppure, spera nel paradiso.
«Quello – commenta Rubini – è il sud che ha la forza di tirarsi su, con la lingua parlata che diventa scritta. E’ un popolo che anche sulla propria miseria riesce a costruire la propria dignità, la propria cultura da divulgare nel mondo».
Come tutti i più grandi uomini – e come gli artisti più veri – Rubini ama tornare a casa. E lo ha fatto anche ieri con Giacomo D’Angelo il poeta vernacolare che Grumo Appula – città natale dello stesso Rubini – ha ribattezzato “Giacomin Pontin”. Con una poesia capace di divertire, incuriosire e sorprendere per la sua sonorità, Rubini ha chiuso il suo spettacolo dimostrando – ancora una volta – l’immensa dignità e bellezza di una lingua tutta da riscoprire e valorizzare.
«Voi coratini siete più coraggiosi» sentenzia Rubini dopo essere stato corretto dal pubblico nella pronuncia di “Quarate”. Quasi un coup de théâtre che gli ha consegnato definitivamente tutta l’approvazione del pubblico.
Commenti
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Ecco un altro che prende pe il culo i Coratini…..







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