L’addio a Massimiliano Cassa, «un alpino di grande valore». Le immagini

La Redazione
I funerali di Massimiliano Cassa

L’ultimo saluto al giovane alpino rimasto vittima di una scalata sul Gran Sasso, ha riempito piazza Cesare Battisti prima e la chiesa dell’Incoronata poi con un enorme numero di uomini in divisa, ma anche di semplici cittadini

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«Le uniche vere parole di speranza sono quelle che vengono dalla fede».

Così il Generale Massimo Panizzi, comandante della Brigata alpina Taurinense, ha provato a riassumere le innumerevoli domande di chi, improvvisamente, perde un figlio, un fratello, un amico, un collega. Parole dolorosamente arrivate anche a Corato che, ancora una volta, ha dovuto indossare il drappo del lutto.

L’ultimo saluto a Massimiliano Cassa, il giovane alpino rimasto vittima di una scalata sul Gran Sasso, ha riempito piazza Cesare Battisti prima e la chiesa dell’Incoronata poi con un enorme numero di uomini in divisa. Le piume dritte sui cappelli e gli squilli di tromba a richiamare il silenzio hanno avuto il ruolo da protagonista nel funerale terminato poco prima delle 17. Massima compostezza e assoluto rigore per la cerimonia che, dopo tanti giorni di estenuante attesa, ha riportato Massimiliano nella sua terra d’origine.

«Quando uno di noi viene a mancare – ha detto Panizzi – usiamo dire che è andato avanti, immaginando un paradiso. Certi di voler custodire un rapporto di vicinanza con la famiglia di Massimiliano e di Giovanni (l’alpino che ha perso la vita insieme a Cassa, ndr), possiamo solo ringraziare Corato per averci donato un alpino di così grande valore».

Al dolore composto e silenzioso della famiglia Cassa, la città ha risposto con le parole del sindaco Mazzilli, poche e dette quasi con la voce strozzata: «al cordoglio più vero e sincero di tutti noi aggiungo una piccola richiesta. Mantenete vivo il ricordo di Massimiliano e di Giovanni».

La preghiera dell’alpino che sicuramente Massimiliano conosceva e che ha concluso il suo funerale definisce la «Madre di Dio, candida più della neve».

Con lo stesso candore don Gino De Palma, durante la sua omelia, ha provato ad immaginare Max, come spesso i suoi amici lo chiamavano. «Dobbiamo fare tutti un atto di fede – ha detto il parroco dell’Incoronata – e immaginarlo in cima alla montagna più bella, quella che porta al cospetto di Dio».

Chi era Massimiliano. Nonostante Corato fosse la sua città d’origine, i ricordi più belli del giovane alpino arrivano da lontano, da L’Aquila, la città che ormai da diversi anni lo aveva adottato.

Aggrappati alla divisa che indossano, i colleghi di Massimiliano hanno saputo trattenere la commozione per dare spazio al ricordo ed alla vicinanza da far sentire alle famiglie dei due alpini scomparsi.

«Ho lavorato per tanto tempo al fianco di Max. Era un gran bravo ragazzo, davvero» ha raccontato un alpino. «Oggi per noi essere qui è stato un dovere assoluto. La nostra presenza se la merita tutta. Nel cuore ci resta tanto dolore: per noi alpini andare sulle montagne Gran Sasso nel fine settimana è una cosa normalissima, come per una casalinga andare al mercato».

«Massimiliano era un ragazzo eccezionale sia come alpino che come persona. Ricordo la sua generosità: per lui venivano prima gli altri e poi se stesso» ha raccontato il colonnello Massimo Iacobucci, comandante della caserma “Pasquali” in cui Cassa prestava servizio.

«Molto attaccato al suo lavoro, aveva preso quella militare come una scelta di vita e non come un semplice mestiere» lo ha descritto il Capitano Marco Deon. «Ha stretto fortissimi legami con i colleghi anche al di là del lavoro. Rimanere al fianco della sua famiglia, come a quella di Giovanni De Giorgi, credo sia la maniera migliore per onorare la loro memoria».

«Stiamo vivendo un momento non facile – ha concluso il cappellano, padre Francesco Di Nanna – ed essendo molto legati tra loro da amicizia e comunione, tutti gli alpini ne risentono e stanno male. Il nostro compito è quello di sostenerli».

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Commenti

  • cataldo.soldano (utente non verificato)

    Mi spiace per il ragazzo e oer la famiglia ma non capisco perchè dalla mattina presto,tutte le forze dell’ordine pubblico erano impegnate per questo funerale e addirittura il Comune di Corato ha persino fatto il manifesto, quello che non ha mai fatto nei confronti dei propri dipendenti deceduti. Preciso che il ragazzo non è morto per causa di servizio ma ha voluto sfidare la montagna.per hobby