Fondi scarsi, pigrizia e poche regole, Mari: «Ospedale un po’ abbandonato a se stesso»

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Sono parole che pesano come macigni quelle del dottor Emilio Mari, il nuovo dirigente medico responsabile dell'ospedale di Corato ospitato ieri sera dalla commissione Sanità presso la sala giunta del Comune
Sono parole che pesano come macigni quelle del dottor Emilio Mari, il nuovo dirigente medico responsabile dell’ospedale di Corato ospitato ieri sera dalla commissione Sanità presso la sala giunta del Comune.
Mari è stato invitato dal sindaco Mazzilli per discutere con i commissari sulle vicende che attanagliano il presidio locale, a rischio inglobamento per l’ipotesi della costruzione di un ospedale del nord barese e ultimamente nell’occhio del ciclone per la vociferata e poi smentita chiusura del punto nascita.
Il dirigente, conscio del periodo di vacche magre che attraversa il settore della salute pubblica, denuncia una duplice problematica che affligge il presidio ospedaliero: le scelte del mondo politico e la pigrizia di alcuni addetti ai lavori.
«Ho trovato un ospedale un po’ abbandonato a se stesso – rileva – come se dal centro non arrivassero le dovute informazioni e attenzioni; i fondi regionali sono scarsi, i rinnovi bloccati. Si risparmia su tutto e tutti e, giocoforza, ne soffrono di più i piccoli presidi».
Senza mezzi termini, Mari esprime con schiettezza la propria meraviglia per il dover iniziare il suo mandato quinquennale partendo dalle norme basilari, come un maestro di fronte alla sua nuova classe.
«Ho trovato buone professionalità, ma sto cercando di riportare tutti alle regole principali che, se non rispettate, portano alla perdita della qualità».
Il dirigente non dorme sonni tranquilli a causa degli squilibri di personale tra i vari reparti dell’ospedale: «Ci sono unità operative con personale a iosa e altre con un deficit, ma se provo a trasferire un infermiere si scatena un pandemonio, con annesse le lamentele di sindacati, mamme, zie, nonne etc. Se chiedo ad un infermiere una maggiore rotazione non è perché gli voglia male. Avere un posto pubblico è una grande fortuna, nessuno può dirti che da domani non lavori più».
Partendo dal presupposto che il nosocomio è un bene pubblico e che «se non svolgo bene il mio lavoro non do nulla alla comunità», il medico va avanti senza fronzoli e l’attacco si fa più duro: «abbiamo un personale schizzinoso, infermieri e ausiliari che si rivolgono al proprio medico curante per non spingere una barella e poi magari spingono una motozappa nel giardino di casa, ma se tutti si danno una mano si lavora meglio, si dà un’immagine positiva e ci si difende dagli attacchi. Io stesso ho spinto spesso una sedia a rotelle, se vedevo che l’ausiliario era occupato».
Poi un vibrante appello indirizzato ai politici: «Se qualcuno viene da voi credendo che possiate aiutarlo personalmente per la posizione che ricoprite, strigliatelo!».
Ma l’onestà di un amministratore dinanzi ai suoi concittadini non è forse la chiave di volta per assicurare un futuro alla sanità locale. Quel che si necessita è una maggiore unità d’intenti affinché i rappresentanti della volontà popolare «combattano uniti per ottenere i finanziamenti da investire nella costruzione di una nuova struttura».
La partita per l’efficienza di una struttura ospedaliera si gioca, insiste Mari, sull’«assimilazione di alcuni reparti ad intensità di cura». Già adottata da anni in regioni come l’Emilia-Romagna, è una modalità alternativa e sperimentale di cura del paziente, attorno al quale ruotano i professionisti e si aggregano le tecnologie a disposizione. Incamminarsi verso un ospedale che favorisca la reciprocità delle relazioni e che si lasci guidare dalle necessità dei degenti coniugherebbe sicurezza ed economicità dell’assistenza, «evitando sprechi e abusi come farebbe un buon padre di famiglia».
Interpellato infine sull’immediato futuro del punto nascita e dell’unità di neonatologia, il relatore non tradisce alcuna apprensione su un’eventuale chiusura e lancia i suoi strali contro «i politici che stanno provando ad affossare un ospedale diffondendo dati che si sono rivelati falsi e cavalcando l’onda di talune campagne giornalistiche». Da qui la richiesta di «un maggiore controllo, informatizzazione e digitalizzazione dei dati, allo scopo di scongiurare usi, abusi e sprechi».
A tirare le somme dell’incontro è il presidente della quarta commissione. Il consigliere Angelo Amorese non esclude la proposta di un consiglio comunale monotematico da dedicare alle criticità dell’ospedale. Ad avanzarla è Salvatore Mascoli, dirigente sindacale della segreteria provinciale Fsi e componente Rsu Asl Bari.
Perdura tuttavia, secondo Amorese, un insopportabile dubbio da sciogliere: «A quali autorità esplicitare le problematiche ospedaliere in questo momento di stasi politica, a pochissimi mesi dalle elezioni regionali che vedranno l’insediamento di una nuova giunta e di un nuovo assessore alla sanità?»
Commenti
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Grazie dr. MARI per la sua esplicita disamina sul ns. nosocomio. A noi coratini piace dormire e far finta di nulla, tanto c’è chi penserà a noi . Coratini svegliamoci, noi dobbiamo reagire ! Interassociativo TERRITORIO-AMBIENTE-SALUTE.
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Paventare ostacoli insormontabili, ancor prima di iniziare un lavoro, lo trovo alquanto singolare. Il dottor Mari ha probabilmente, da operativo di alto livello nel settore pubblico, esperienze passate, e di quelle probabilmente parla. Ma nel momento in cui si accetta di rivestire un prestigioso incarico, due sono gli atteggiamenti da assumere: o si cerca di combattere duramente contro le avversità, paghi dell’impegno, anche se inane, profuso o, ben sapendo come vanno le cose, ci si rassegna da subito. Ma lamentarsi, mai. Paragonarsi con l’Emilia Romagna? Sono realtà, popoli completamente differenti. Né si può affermare, senza un’approfondita analisi storico-etnografica, che uno sia migliore dell’altro. Occorre agire, nel migliore dei modi, tuffandosi pienamente nel contesto che ci circonda.







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