Lacune legislative e tempi strettissimi, la città metropolitana non convince

Giuseppe Gallo
Il consigliere metropolitano Pasquale Pomodoro ospite del Rotary club

Il consigliere Pomodoro: «La legge presenta lacune e punti interrogativi che non sappiamo come superare in commissione statuto»

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La fondazione della città metropolitana, ancora prima della sua operatività effettiva, deve già fare i conti con i dubbi degli addetti ai lavori. Una creatura per certi versi amorfa, che presenta diverse falle costitutive e solleva persino critiche di incostituzionalità.

Presso la sede del locale Rotary club ne ha dato prova ieri sera Pasquale Pomodoro, unico coratino eletto nel nuovo Consiglio e parte del team che sta lavorando alla redazione dello statuto in una apposita commissione assieme ad otto colleghi.

Il capogruppo di Forza Italia a palazzo San Cataldo, senza troppi giri di parole, definisce l’istituzione come «una realtà distante, non conosciuta dalla gente a causa dell’assenza di elezioni e che nascerebbe più per volontà propagandistiche dovute alla revisione della spesa, un colpo di mano» che ha perlomeno cancellato le indennità dei nuovi consiglieri, anche se «la classe politica dimostrerebbe maturità se non agisse esclusivamente per colpire gli altri».

Lo stesso sindaco Decaro, racconta Pomodoro, «soffre con estremo fastidio il fatto di esserlo diventato per legge», senza neppure essere eletto dall’Assemblea. La figura del sindaco metropolitano coincide infatti con quella del primo cittadino del capoluogo. «Credo che quasi non sia legittimato ad esercitare il potere, non essendo scelto dal popolo».

La sua scelta di celebrarne la prima seduta a Poggiorsini, il comune più piccolo dei quarantuno dell’ex Provincia, sarebbe tuttavia «un chiaro segnale al territorio e un invito a superare il concetto di maggioranza politica e territoriale».

Secondo la legge Delrio, la città metropolitana è altresì un’area vasta, ossia un livello amministrativo sovracomunale di pianificazione e gestione del territorio, connotato dal concetto della “rete di relazioni”. La Commissione statuto si starebbe muovendo per tutelarne tale fondamento, in modo da scongiurare l’ipotesi di una scarsa coordinazione tra i comuni.

Partorire un’idea di città metropolitana è stato un percorso non senza peripezie, iniziato già anni addietro e ricco di decreti, procrastinazioni, cambi di marcia e sentenze che ne hanno ritardato la formazione. L’accelerazione decisiva avrebbe provocato «la presenza di lacune e punti interrogativi che non sappiamo come superare, per cui si è costretti a improvvisare senza conoscere il futuro, navigando a vista, con perplessità che continuano ad emergere man mano che si va avanti».

Senza dimenticare la conformazione urbanistica dei nuovi enti. «C’è una realtà territoriale diversa; se analizziamo il territorio, le uniche città che hanno “inghiottito” i paesi limitrofi sono Milano, Roma e Napoli; le altre sicuramente non ne condividono le caratteristiche».

In nome della trasparenza, la bozza dello statuto è già consultabile sul sito della provincia di Bari. La commissione si è ispirata a un modello elaborato in precedenza dall’Anci. Durante i lavori, i consiglieri incontreranno altre istituzioni, sindacati, associazioni e mondo universitario, con il rettore Uricchio e gli esperti in materia amministrativa che si sono detti disponibili ad esaminare lo statuto una volta ultimato.

Pomodoro invita i cittadini a rendersi parte attiva dei lavori, avanzando le loro proposte, giacché la commissione farà presto tappa proprio a Corato. L’appuntamento è fissato sabato prossimo alle 18 in sala consiliare. I tempi sono strettissimi: entro il 28 novembre si affiderà la bozza alla conferenza dei sindaci. Sempre a proposito di partecipazione popolare, il relatore è deluso dalle scadenze previste dalla legge: «Avremmo preferito potenziare i processi di partecipazione popolare da mettere in campo, ma i tempi non ce lo hanno consentito».

Le anomalie non finiscono qui: il consiglio, che resta in carica per cinque anni, si scioglie se lo stesso accade alla massima assise del capoluogo. Pomodoro si domanda: «E se l’amministrazione barese fosse stata alla scadenza del suo mandato? Al terzo anno potremmo ritrovarci senza un consiglio metropolitano. Per questa ragione qualcuno, in corso d’opera, rimaneggerà sicuramente la legge».

L’assenza di una giunta, inoltre, fa sì che a deliberare siano il Consiglio e il Sindaco, il quale ha facoltà di delega. Fugato ogni dubbio sulle indennità, il commissario rileva: «Per una maggiore vicinanza al territorio, ho proposto che alcuni di noi possano essere delegati in alcune funzioni. Nessuno aspira a sedersi su una tavola imbandita, ma il mio suggerimento è dettato da necessità di rappresentanza». L’intento è quello di individuare un referente per ogni zona omogenea, vale a dire aree circoscritte che condividono cultura e vocazioni.

L’incertezza sulle decisioni del legislatore, insomma, permane ed è ben riassunta dalle parole di Giuseppe Loiodice, presidente del Rotary: «Si discuterà ancora per molto di città metropolitana; non so se i parlamentari hanno avuto coraggio o agito da pressappochisti».

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Commenti

  • sother (utente non verificato)

    Se fosse stato tutto chiaro e razionale, non l’avremmo potuto mai riconoscere come prodotto italiano. La democrazia rappresentativa è una gran bella cosa (in teoria). Io però, da vecchio studioso di latino, mi appello sempre alla saggezza dei nostri padri, esplicata negli aforismi e nelle massime. Ed una di esse afferma: “tot capita, tot sententiae…”. Più gradini vi sono fra popolo ed istituzioni, meno essi si capiranno.

  • Pina Lobascio (utente non verificato)

    Pomodoro, sono certo che lo hai detto senza ipocrisia che “Credo che quasi non sia legittimato ad esercitare il potere, non essendo scelto dal popolo” perchè ovviamnete non ti riferivi al nominato senatore …