Michele Emiliano ai suoi rivali: «Fondi europei usati come macchina per il consenso elettorale»

Cenzio Di Zanni
Michele Emiliano a Corato

«Mi sto confrontando con soggetti i cui nuclei elettorali essenziali, nelle primarie, sono fatti dai loro referenti nell'erogazione dei fondi europei» ha detto l'ex sindaco di Bari

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Reduce dagli schermi dell’Arena di Massimo Giletti, e da una caduta in diretta televisiva, l’altro big del centrosinistra pugliese in lizza per la candidatura alla presidenza della Regione, Michele Emiliano, si è fatto attendere.

Il suo arrivo nel quartier generale del “Cantiere in Comune” era previsto ieri per le 21.30; invece, ne ha varcato la soglia intorno alle 22.45 fra i mugugni dei presenti, non senza una qualche irritazione.

Dopo il disgelo, il segretario dei Democratici pugliesi – ancora dolorante per i postumi della caduta “televisiva” – si è concesso a tuttotondo alle domande di Mariangela Mosca. Legalità e sanità, l’esperienza da sindaco e quella del governo Vendola, passato e futuro sono stati alcuni dei temi trattati, fin quasi allo scoccare della mezzanotte.

«Nonostante l’agenda fitta di impegni, per me è un piacere enorme essere qui, anche perché in questo stesso luogo – esordisce big Michele per rompere il ghiaccio – sono venuto dopo una brillante campagna elettorale fatta da voi, nel tentativo di mettermi a disposizione di quell’amministrazione che aveva avuto un risultato elettorale particolare (riferimento all’anatra zoppa che ha caratterizzato l’amministrazione Bucci, ndr). 

Ho sempre guardato a voi con particolare interesse, perché la mia storia assomiglia alla vostra» aggiunge appena prima di riavvolgere il nastro del suo impegno politico, fino alla decisione di “scendere in campo”. Una scelta dettata da quella toga che a un tratto ha sentito stretta, perché «dare la caccia agli uomini e basta mi sembrava frustrante». Come pure la «forma salottiera della sinistra che in realtà è complementare a un certo tipo di destra». Pericolosa, dice, perché come «l’opposizione del Re si diverte a insultare, ma poi è complementare a certa destra».

E se allora, nel 2003, «non sapevo fare il Sindaco», neppure oggi – ammette Emiliano – «so fare il Presidente della Regione, tant’è che sto studiando molto per capire dove abbiamo sbagliato. Ho sempre imparato dagli errori». Errori su cui ci va giù durissimo, il segretario Dem, senza sconti e con «qualche eccezione».

Le critiche. Due i principali settori su cui si appuntano le sue invettive: l’utilizzo dei fondi strutturali europei e la sanità, croce e delizia dei governi regionali. I denari dell’UE spesi dall’amministrazione Vendola in materia di agricoltura (PSE) ammontano – secondo Emiliano – a circa 1.6 miliardi di euro per risultati «non sempre all’altezza delle aspettative». In particolare, l’utilizzo di quei fondi avrebbe avvantaggiato solo le «aziende agroindustriali». E se «soprattutto nella vinificazione abbiamo fatto salti in avanti clamorosi», l’errore sarebbe stato «non collegare le politiche di formazione, pure quelle giovanili, agli investimenti di innovazione nelle piccole e medie imprese».

Secondo l’ex sindaco di Bari sarebbe stata registrata «un’altissima dispersione» di fondi con «molti difetti di impostazione», per poi riconoscere che «in linea di massima la strategia è giusta». Tuttavia, sull’uso dei fondi UE, Emiliano va giù durissimo. Da un lato – il suo pensiero corre alla sua esperienza da primo cittadino – l’utilizzo di quei fondi «dipende da come ti comporti», un criterio, questo, valido anche per «le amministrazioni alleate» («nei primi cinque anni è andato tutto bene, poi molto peggio nel mio rapporto con la Regione»).

Dall’altro, punta l’indice contro i suoi avversari, senza mai citarli, quando dice: «Mi sto confrontando con soggetti i cui nuclei elettorali essenziali, nelle primarie, sono fatti dai loro referenti nell’erogazione dei fondi europei». E ancora, quei fondi sarebbero stati «una macchina di consenso per il sovrano, con la scusa di indirizzarli strategicamente». Un accesso trasparente e libero è, nelle parole di big Michele, il criterio principe per l’erogazione di denari comunitari.

La sanità. Sul versante sanitario, il candidato racconta come «i direttori sanitari venivano nominati dalla politica, spartiti in maniera molto precisa». La sua proposta è affidare quelle nomine a un organo consultivo, una sorta di “Consiglio superiore” che duri cinque anni, senza indennità, e tenga conto «dell’Ares e del Tribunale dei diritto del malato». L’obiettivo è mettere «al riparo la sanità dai meccanismi che vedono la politica troppo invischiata».

La proposta. Il suo disegno della macchia amministrativa regionale prevede, inoltre, la necessità di «mettere gli uffici periferici dell’ente a lavorare, in modo che le istruttorie più semplici possano essere dislocate sul territorio». In caso di vittoria alle primarie e alle “secondarie”, presidente e assessori sarebbero, a turno, «obbligati a presidiare settimanalmente gli uffici periferici nel rapporto con i sindaci e le imprese».

La corsa verso il gradino più alto dell’estramurale Capruzzi, per Emiliano, sarebbe alimentata della passione che la fascia tricolore gli avrebbe trasmesso. «Tradire migliaia di persone che mi chiedevano di andare avanti? Non c’era nessuna ragione per farlo. Sarebbe stato un atto di protervia», chiosa.

Il gong è atteso il prossimo 30 novembre. Per uno dei tre candidati sarà solo la fine del primo round.

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Commenti

  • sother (utente non verificato)

    “…i direttori sanitari venivano nominati dalla politica…”: e adesso lo dice? Dove stava, cosa faceva, come reagiva quando questo avveniva? A prescindere dalle capacità del singolo e portando avanti il concetto che nessuno è indispensabile, credo che ogni politico, dopo una sola esperienza di qualunque tipo, debba tornare alla vita normale. Altrimenti perde il senso della realtà, continuando a vivere nel dorato mondo che la stessa politica italiana offre. Può essere utile anche lavorando fuori dalle luci della ribalta. Infine considero un pessimo vezzo quello di mettersi in evidenza, parlando male degli avversari. Ma lo so: io vivo in un mondo tutto mio… Purtroppo, solo mio.