Il corpo di Massimiliano ancora intrappolato sul Gran Sasso. Gli amici: «Ha vissuto col sorriso»

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Quando saranno recuperate, le salme verranno trasportate nell’obitorio dell’ospedale San Salvatore del capoluogo di regione. La camera ardente sarà successivamente allestita in caserma. Il ricordo
Il Gran Sasso tiene ancora in trappola il coratino Massimiliano Cassa ed il suo collega Giovanni De Giorgi di Galatina (Lecce). I due giovani alpini sono stati ritrovati senza vita sabato mattina sul Gran Sasso, ma il vento e le nubi continuano ad ostacolare il recupero dei corpi.
La vicenda. Cassa e De Giorgi, inseparabili amici oltre che colleghi, venerdì mattina sono usciti per una escursione in montagna così come facevano sempre. In serata un loro amico non avendo più notizie di entrambi e non ottenendo risposte dai cellulari, ha raggiunto Campo Imperatore dove ha visto la loro auto parcheggiata. Dei due giovani nessuna traccia. Fino al tragico ritrovamento di sabato mattina.
Secondo una ipotesi giudicata verosimile da chi ha svolto le ricerche, i due alpini stavano percorrendo la via «normale», uno dei tre tracciati per arrivare in vetta al Corno Grande, quella più facile. Si ipotizza che Massimiliano e Giovanni, a causa della nebbia, siano scivolati sul ghiaccio precipitando per centinaia di metri fino al fatale impatto contro le rocce. A tradirli potrebbe essere stato anche il repentino cambiamento del clima che ad alta quota è una regola. Nonostante fossero note a tutti la professionalità e l’esperienza dei due alpini, è lecito pensare che abbiano smarrito l’orientamento.
Le ricerche. Sabato mattina, dopo lo stop notturno, sono riprese le ricerche. I soccorritori che erano sull’elicottero del 118, hanno potuto procedere al decollo solo dopo le 9 a causa della nebbia ad alta quota. Hanno individuato i corpi senza vita dei militari, prima uno e poco dopo l’altro.
Le squadre di soccorso a terra in un primo momento avevano predisposto i corpi per l’imbarco sull’elicottero, ma il forte vento ha impedito l’uso del verricello. I soccorritori hanno poi cercato di abbassarsi di quota per esporre meno possibile alle intemperie il velivolo del 118 e procedere all’imbarco, ma questa operazione è sempre risultata vana. Per l’elicottero è stato impossibile avvicinarsi alla zona, oltre quota 2.000 metri, anche a causa delle spesse nubi.
Le squadre di soccorso, dopo aver deposto i corpi in in contenitori termici ancorati al suolo e rilevato le coordinate del luogo, sono tornate a piedi alla base, scendendo dal Gran Sasso dal versante teramano. Una scelta che nessuno avrebbe voluto fare, ma che non aveva alternative.
La magistratura sembra convinta che si tratti di una fatalità che non merita grandi approfondimenti almeno dal punto di vista penale. Il sostituto procuratore della Repubblica di Teramo Stefano Giovagnoni, ha escluso la necessità di fare l’autopsia disponendo, per quando sarà possibile, la riconsegna delle salme alle famiglie. Quando saranno recuperate, le salme verranno trasportate nell’obitorio dell’ospedale San Salvatore del capoluogo di regione. La camera ardente sarà successivamente allestita in caserma.
Un ricordo di Massimiliano. A febbraio avrebbe compiuto 29 anni. E’ partito da Corato subito dopo la scuola superiore. Di stanza a L’Aquila ormai da diversi anni, nel 2013 aveva svolto – sempre con De Giorgi – una pericolosissima missione in Afghanistan come fuciliere.
«Per indicare qualcuno che sapesse raccontare bene chi era Massimiliano – dice commosso un loro collega – avrei detto Giovanni ma purtroppo entrambi non ci sono più. Erano due grandi amici, grandi amanti della vita, accomunati dalla passione innata per la montagna».
«Massimiliano – ci raccontano due sue amiche di Corato – ha sempre lottato per ottenere ciò che desiderava. Voleva farcela con le sue forze, con la costanza e impegno è riuscito a realizzare il suo sogno di militare. Anche se la vita non è sempre stata generosa con lui, l’ha affrontata con forza e col sorriso, donando se stesso agli altri. Lo ricorderemo sempre con immenso affetto: ti vogliamo bene Max, continua a sorridere da lassù».
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