Guglielmo Minervini, sprint verso le regionali: «La speranza è molto di più del potere»

Cenzio Di Zanni
Guglielmo Minervini a Corato

A due settimane esatte dalle primarie del 30 novembre, quando il popolo del centrosinistra sarà chiamato a scegliere il candidato alla successione di Nichi Vendola, Guglielmo Minervini ha fatto tappa nel comitato cittadino

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A due settimane esatte dalle primarie del 30 novembre, quando il popolo del centrosinistra sarà chiamato a scegliere il candidato alla successione di Nichi Vendola, Guglielmo Minervini ha fatto tappa nel comitato cittadino allestito in via Roma.

Filo conduttore della serata è stato “la forza”, lo slogan scelto per la sua campagna, come ha precisato Marianna Lotito, giornalista di CoratoLive.it e moderatrice dell’evento. Da un lato quella forza che risiede nelle esperienze e nelle storie di vita vissuta, di chi prova a ripartire dal territorio; dall’altro quella della stessa Puglia e del suo potenziale.

Quattro testimonianze, quindi, hanno aperto il convegno. “Un format che è anche una lezione per la politica: siediti e impara ad ascoltare”, dirà lo stesso Minervini.

Le storie. E così Stefano ha raccontato del suo gruppo di “attivisti della ciclabilità” sorto intorno alla bici, vista come «esperienza non solo di mobilità», ma di aggregazione; Alberto del suo «aver rifiutato due cattedre a Roma» per provare a valorizzare un territorio fatto di masserie, paesaggi, arte, cultura e tradizioni che fanno un’economia nuova. Dal canto loro, Leandro e Annamaria hanno condiviso le loro iniziative d’impresa: «video installazioni anche interattive» per valorizzare e raccontare i monumenti; «un laboratorio che produce pasta per celiaci» nato dopo aver perso il lavoro e un lungo iter burocratico.

Il candidato.«Sono contento che questo comitato abbia nei giovani il proprio motore. C’è una generazione che sta arrivando e vuole sentirsi profondamente protagonista», questo l’esordio di Minervini. Secondo il candidato, quelle come le altre storie raccolte qua e là nel suo tour elettorale sono «la cosa più bella accaduta in Puglia: il cambiamento nella testa. Nonostante le difficoltà cresce una voglia di fare, la fiducia, senza alibi», alibi che avrebbe «come effetto quello di lasciarci dove siamo».  Un’inversione di tendenza che è culturale innanzitutto e – a suo dire – è un processo probabilmente accelerato dalla crisi.

«È la storia di un Sud che sta crescendo nella consapevolezza che il futuro è nelle proprie mani», dirà ancora. A catalizzare questa coscienza nuova è «la Bellezza, la risorsa più importante di cui la regione dispone». Un merito che l’assessore ascrive al governo Vendola, perché «dieci anni fa la Puglia non era nella cartina geografica di nessun tour operator; oggi il turismo vale l’8.5% del Pil pugliese, quasi 3mila occupati».

Insomma, se «dare valore alle cose che abbiamo senza piangerci addosso per quello che non abbiamo» sembra essere la rotta, anche per l’enogastronomia nostrana, Minervini non nasconde le difficoltà, fotografate impietosamente dal rapporto Svimez: «tutto questo non basta, i dati dicono di uno smottamento di impresa e occupazione, con un – 4.5% del Pil». Ulteriore testimonianza delle difficoltà del momento, per l’assessore regionale uscente, è il dato sulle nascite: per la prima volta dal 1861 la Puglia ha registrato più morti che nati.

La sanità. Minervini, inoltre, non si è sottratto a rispondere alla domanda delle ‘cento pistole fumanti’: quella sulla sanità, vista dai detrattori come la pecora nera dell’esperienza di governo Vendola. Nella sua analisi l’indice è puntato contro il modello “più ospedali per tutti” adottato per i primi tre anni, e poi contro il Piano di rientro che dal 2009 ha imposto alla Regione una serie di tagli alla spesa, pena il commissariamento, com’è accaduto a otto regioni del Centrosud. «La Puglia è l’unica nel Mezzogiorno a non essere stata commissariata da Roma, nonostante quando ci siamo insediati la spesa era fuori controllo. Oggi – spiega – la situazione si è acuita dall’uscita dal Piano, ma per la prima volta abbiamo un attivo».

La ricetta. Non tutte rose e fiori, dunque, motivo per cui «bisogna fare di più». La ricetta è «parlare di più alle 323mila micro-piccole imprese, che valgono l’80% del Pil, pari a 1mln di occupati, perché a loro abbiamo parlato poco; il rapporto è stato privilegiato versi le imprese medie e grandi». Se dovesse salire sullo scranno di Vendola, l’ex sindaco di Molfetta si dice pronto a varare un progetto sul modello Bollenti Spiriti (di cui è stato promotore) dedicato alle piccole aziende, in omaggio alla «politica delle opportunità e della giustizia sociale, che sono i valori fondativi del centrosinistra».

A proposito di sanità, invece, il futuro è fatto di un riordino della rete ospedaliera «con 30 ospedali da 350 posti letto con tutte le specialità di base, di cui 11 di nuova costruzione. Basta alle battaglie di campanile», ha ammonito Minervini, favorevole a un nuovo modello che non coincida con il binomio sanità – ospedale, per cui «anche se mi fa male il piede vado all’ospedale. Questo è troglodita e non funziona».

Nella mappa della salute regionale, già disegnata, dal nostro comprensorio «cinque ospedali spariscono», fra cui quelli di Corato e Molfetta. Il piano prevede la costruzione di un nuovo polo che «credo i sindaci abbiano individuato nella zona di Bisceglie, vicino alla statale 16bis, in cui si possano erogare prestazioni di eccellenza e si possa essere trattati come persone». Pochi ma buoni, insomma. Il territorio sarebbe punteggiato, poi, da case della salute, poliambulatori, “ospedali di comunità”, nell’ottica di una «politica della salute fondata sulla prevenzione».

La stoccata. Progetti e analisi, quindi, hanno animato la serata del comitato di via Roma e tuttavia non è mancata una stoccata nei confronti del suo segretario di partito, Emiliano, altro candidato del Pd. Mai citato, tuttavia. Quasi a richiamare ciascuno a una partecipazione attiva – dal basso si direbbe in questi casi – Minervini, infatti, sprona i presenti: «la sfida è di tutti quanti noi. Mi sto mettendo in gioco e sto facendo la mia parte. Io cambiali non ne firmo, non faccio accordi sottobanco; l’unica cambiale è quella con voi». Sotto traccia il suo j’accuse all’ex sindaco di Bari, reo – a suo dire – di cercare accordi con pezzi del centrodestra, secondo il modello Renzi-Alfano.

«La speranza è molto di più del potere», è il saluto ai suoi.

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