«A San Martino ogni mosto diventa vino». Le immagini della rievocazione storica a Terra Maiorum

A Terra Maiorum la “Rievocazione della leggenda di San Martino”

Dal rosso delle tuniche dei chierichetti a quello del mantello di San Martino il passo è breve se nel mezzo c'è la volontà di fare un tuffo nella leggenda. A Terra Maiorum la rievocazione storica della vita di San Martino

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«A San Martino ogni mosto diventa vino». Il Santo si festeggia l’11 novembre è questo proverbio accompagna la degustazione del vino novello. Così è stato anche a Corato, presso la cooperativa Terra Maiorum, in occasione della “settimana del vino” conclusasi ieri. 

Dopo il convegno dedicato alle eccellenze territoriali  viste come volano dell’economia, la calda domenica di ieri è iniziata con la messa all’interno della cantina e la benedizione degli ambienti.

Dal rosso delle tuniche dei chierichetti a quello del mantello di San Martino il passo è breve se nel mezzo c’è la volontà di fare un tuffo nella leggenda. A Terra Maiorum la rievocazione storica della vita di San Martino ha catturato l’attenzione di grandi e piccini grazie, anche e soprattutto, ai bellissimi cavalli protagonisti della rappresentazione.

La leggenda narra che in una giornata d’autunno il cavaliere Martino, uscendo dalle porte della città francese in cui viveva Amiens, si accorse di un povero vecchio quasi nudo e infreddolito. Davanti a tale povertà Martino prese la spada e tagliò in due il suo caldo mantello di lana per donarlo al poveretto. Il sole a quel punto si mise a scaldare, come in estate.

E così è stato anche a Terra Maiorum. Tra la folla dei bambini del catechismo della parrocchia di san Giuseppe e gli adulti intenti a degustare i frutti della nostra terra, ad attendere il giovane Martino in un angolo di pietra, tra le balle di fieno, c’è stato un mendicante. Martino non si è fatto attendere, è arrivato in sella al suo destriero nero, avvolto da un manto scarlatto diviso ben presto a  metà per aiutare il vecchietto a ripararsi dal freddo.

Franco Vangi prima – quasi come un amabile nonnino seduto accanto al braciere con i suoi nipoti – e poi un “cantastorie” in stivali e camicia bianca, hanno raccontato una cultura del vino e della terra che non è solo consumo e sfruttamento intensivo ma cura, storia e tradizione.

Una maniera semplice – ma nemmeno troppo – per far “vedere” ai più piccoli una “storia” e ricordare ai più grandi la bellezza di un gesto che si definisce “dono”.

Se don Gianni Cafagna durante la messa ha posto l’attenzione sui “talenti” che nella fede cristiana Dio dona all’uomo, Pasquale D’Introno – presidente di Terra Maiorum – non ha potuto che pensare ai doni della terra: «sono la ricchezza che i fondatori di questa cooperativa 140 anni fa hanno saputo scoprire e valorizzare. Da questa bellezza vogliamo ripartire».

«Una scommessa – una delle migliori anche secondo il sindaco Massimo Mazzilli – che vogliamo fare tutti per veder ripartire la nostra economia. Dalla terra, dalle tradizioni, dalla cultura».

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