Progetto Media, una questione di cuore

Giuseppe Gallo
Il dottor Loizzo illustra la quarta edizione del progetto Media

Prende il via il quarto anno di screening medici e optometrici gratuiti presso le scuole medie della città. Presentata ieri la quarta edizione che punta ancora forte sul volontariato e sui finanziamenti privati

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La vita umana non ha prezzo, ha un valore inestimabile, non quantificabile che nulla può colmare o restituire. Il progetto Media, allo stesso modo, trascende qualsiasi commensurabilità attraverso piccoli gesti di cuori grandi, regalando speranza.

Sono questioni “di cuore” a muovere l’associazione “Salute e sicurezza”, il Rotary club di Corato e il pastificio Granoro a dare il via, al fianco del reparto di cardiologia dell’ospedale di Corato, al quarto anno di screening gratuiti su allievi delle scuole medie cittadine. La nuova edizione è stata presentata nel pomeriggio di ieri presso la scuola Santarella.

La grande novità è che questa volta la famiglia Mastromauro non donerà attrezzature ospedaliere, bensì un defibrillatore automatico per ognuno dei quattro plessi (Santarella, Imbriani, Giovanni XXIII e De Gasperi), confermando di «sposare la causa della salute e della prevenzione» e che «non ci fermeremo qui; questa è una grande opportunità per ragazzi e genitori, grazie anche alla fondamentale collaborazione dei docenti», puntualizza il referente Claudio Cantatore. Il defibrillatore è uno strumento in grado di salvare la vita, ripristinando il regolare battito cardiaco in presenza di un arresto cardiorespiratorio. Il progetto prevede altresì un corso all’utilizzo del macchinario, che sarà tenuto dai medici Lucia Peccarisi e Pasquale Ferrante, pronti ad insegnarne il funzionamento al personale scolastico.

L’integrazione pubblico-privato si sta rivelando una soluzione sempre più efficace che trova una sponda sempre pronta anche nel locale Rotary club, rappresentato dal professor Pierluigi Amodio che annuncia di voler «utilizzare le competenze interne per servire la causa della salute».

Medici in prima linea e da quest’anno anche optometristi sottrarranno del tempo alla propria sfera personale allo scopo di mettere le proprie abilità al servizio della collettività, come fossero padri e madri degli adolescenti che ne beneficeranno. Al consueto monitoraggio medico delle condizioni degli studenti – ormai una consolidata realtà grazie agli infaticabili Loizzo e Paolillo – si unirà l’utilità delle visite optometriche realizzate da Rosaria Mazzilli e Angela Povia, che ne illustra le peculiarità: «Si valuterà la qualità di visione monoculare e stereoscopica dei ragazzi oltre alla capacità di riconoscere i colori»; anche in questo caso, le cattive abitudini provocano diverse problematiche, come «l’affaticamento degli occhi dovuto ad un uso continuo e prolungato di smartphone, tablet e computer».

«Un connubio tra scienza e scuola che si adoperano per trasmettere il messaggio di uno stile di vita sano e corretto», nella definizione di Paolo Loizzo, uno dei fondatori di “Salute e sicurezza”. L’augurio del medico è che il sapere della vita si accompagni parallelamente a quello della storia, della geografia e della matematica affinché non restino i soli ad essere insegnati a scuola. La droga, l’alcool e le dipendenze, pertanto, «non devono spaventare, ma diventare motivo di dialogo» tra genitori e figli.

Dai dati dello scorso anno, il 16,98% dei giovani visitati a Corato risulta in sovrappeso, mentre il 5,8% è afflitto da obesità, problema che l’Oms non esita a definire come “epidemia”. Le percentuali sono in leggero calo rispetto al 2012.

Ma senza la collaborazione dei genitori, questi sforzi potrebbero rivelarsi vani. Alle attività di prevenzione medica è fondamentale associare una certa attenzione allo stile di vita, riservandogli alcune piccole accortezze.

A partire da una corretta alimentazione: «Non chiediamo di ridurre i grammi di pane o pasta nella dieta – ammonisce il direttore dell’unità di pediatria dell’Umberto I Vincenzo Tota -, ma di evitare i continui piluccamenti; parliamo di obesità alle mamme perché il problema comincia a slatentizzarsi nei primi anni di età e i pericoli maggiori si nascondono in famiglia». Lo stile di vita assunto dall’infanzia all’adolescenza condiziona infatti pesantemente quello dell’età adulta.

Le cattive abitudini sono sempre in agguato, come l’andare a scuola in macchina e l’elevato consumo di merendine, snack ricchi di grassi e cioccolato, bevande gassate e altamente zuccherate. E le conseguenze non si fanno attendere: diabete, colesterolo alto, apnee notturne, ipertensione e steatosi epatica possono colpire da un momento all’altro. Il pediatra sottolinea inoltre la necessità dell’allattamento al seno nei primissimi mesi di vita e rivolge un appello – questa volta forse più per i padri – ad indirizzare i loro figli verso l’attività fisica da intendersi «come gioco e non un allevamento di piccoli Balotelli».

Delude purtroppo il fatto che, essendo in presenza di minorenni, non tutti i genitori firmino il consenso alla esecuzione di procedure diagnostiche. La speranza è che il numero delle visite possa presto equivalere a quello totale degli alunni. Il momento della pubertà è forse un freno per i ragazzi stessi, ma i medici garantiscono tutti gli accorgimenti del caso volti a proteggerne la privacy. Le ragazze, ad esempio, saranno visitate esclusivamente da personale medico – infermieristico di sesso femminile.

La dottoressa Maria Ceglia, componente dell’équipe del reparto di cardiologia del nosocomio locale, ha evidenziato l’assoluta importanza del consenso, esortando inoltre madri e padri a «riportare informazioni veritiere sul questionario», una serie di semplici domande utili a delineare lo stato di salute dei giovani pazienti.

L’aula scolastica destinata all’incontro, letteralmente gremita, strappa un sorriso d’orgoglio a Claudio Paolillo. Il direttore dell’unità operativa di cardiologia dell’ospedale di Corato si dice «onorato di prendere parte a un evento con così tante mamme e papà» e loda le finalità di una «attività bellissima», invitandoli a «partecipare all’evento finale in forma di ringraziamento morale per noi e per chi investe capitali».

Perché “non possiamo sempre fare grandi cose nella vita, ma possiamo fare piccole cose con grande amore”, secondo un fulgido esempio di solidarietà come Madre Teresa di Calcutta.

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