Palazzina via Sant’Elia, De Lillo: «Basta logiche ambigue, ne discutano commissione e consiglio»

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«Il Presidente della Commissione urbanistica, la Commissione stessa e il Consiglio comunale hanno il dovere di svolgere una riflessione sul tema, senza più piegarsi a logiche ambigue e non più tollerabili» dice l'ex assessore De Lillo
Riceviamo e pubblichiamo la nota di Giacomo De Lillo in merito alla vicenda della banca recentemente aperta nella palazzina di via Sant’Elìa. La questione, com’è noto, è finita al centro di un vivace dibattito politico, oltre ad essere oggetto di un procedimento del Comune e di un esposto in Procura. De Lillo ha ricoperto il ruolo di assessore proprio negli anni in cui è stata adottata la convenzione relativa all’immobile.
«Dio sa quanto poco confacente alla mia indole sia il ruolo di censore o di saccente. Sono portato ad ascoltare ed, eventualmente, ad intervenire ad un dibattito, quando questo sia di interesse generale ed animato da interventi, più o meno condivisibili, come quelli di Alfonso Leone e di Tommaso Loiodice sulla palazzina “Uffici” di Via Sant’Elia.
Parto dal buon Alfonso il quale introduce, con apprezzabile buonsenso, un principio che definisce di legalità, per indicare la strada dell’accordo finalizzato alla salvaguardia di un immobile altrimenti destinato a trasformarsi in “rudere”. Un principio che è anche di valenza costituzionale ove si consideri, semplicemente, che il diritto di proprietà privata, ai sensi dell’art. 42 della Costituzione, è ritenuto un diritto assoluto, suscettibile di vincoli e limiti, imponibili per legge ed indennizzabili, al fine di assicurarne la funzione sociale.
Io sono uno degli Assessori che adottarono la deliberazione n. 126, del 2.11.2000, la quale definiva l’iter amministrativo di un progetto ereditato dalla precedente Amministrazione comunale, quello appunto della palazzina in parte destinata a sede del Commissariato di PS e in parte ad Uffici. Il progetto approvato era accompagnato da uno schema di convenzione che modificammo parzialmente, per precisare che una parte dell’immobile dovesse essere adibita ad uffici pubblici (e non semplicemente ad Uffici) e che gli Enti destinatari della cessione in locazione dell’immobile dovessero essere pubblici (e non semplicemente persone giuridiche volte al perseguimento di fini ed interessi pubblici). Aggiungemmo la gratuità della concessione, trattandosi di opere di “interesse pubblico” e confermammo la cessione al Comune, da parte del Sig. Cannillo, in comodato d’uso gratuito decennale, della parte dell’immobile da adibire ad uffici di coordinamento della Protezione civile.
Fummo eccessivamente fiscali o addirittura compulsivi nei confronti del contraente ormai “indissolubilmente impegnato” con il Comune e con il Ministero per l’Interno? Può darsi. Lo facemmo, però, convinti che quegli uffici potessero ospitare, com’era nei nostri auspici, organismi di diritto pubblico, come l’INPS, l’INAIL, Poste Italiane, Enti pubblici territoriali, Agenzie pubbliche, ecc. a servizio di un vasto quartiere come quello della “167”. Ponemmo, tuttavia, un limite alla insindacabilità e all’aleatorietà della volontà comunale, precisando all’art. 3 della convenzione che: “…la parte contrassegnata con il colore “Blu” verrà concessa in locazione al Comune di Corato o ad altro Ente pubblico, anche non statale, che il Comune indicherà”. Introducemmo, cioè, un limite alla validità della convenzione nel tempo, lasciandolo determinare dalla volontà e dalla iniziativa del Comune e non del privato, nel senso che quest’ultimo non avrebbe potuto destinare l’uso degli “Uffici” ad altri se non quando e se il Comune avesse tentato, senza esito, di dare a quell’immobile la destinazione auspicata.
Restava, comunque, impregiudicata ed immodificabile la destinazione d’uso ad uffici (e non ad attività commerciale come ipotizza Alfonso Leone) nel rispetto delle previsioni di Piano della “167” relative alle urbanizzazioni secondarie e agli standard urbanistici.
La nuova convenzione fu rielaborata da un eccellente Segretario comunale-Direttore Generale, il dott. Mario D’Amelio, il quale, opportunamente, non previde un termine di validità della convenzione, intendendo farlo coincidere o con l’estinzione dell’eventuale contratto di locazione con l’Ente Pubblico o Locale o con l’esaurimento di ogni tentativo di destinarlo ad ufficio pubblico.
Certamente Alfonso Leone si sarà chiesto quale sarebbe la sorte dell’immobile, di proprietà del Sig. Cannillo, che oggi ospita il Commissariato di PS, ove, sopravvivendo il principio della cessione in locazione ad Ente pubblico, ci fosse un recesso dal contratto di locazione da parte del Ministero per l’Interno, e si sarà detto che nessuno può permettersi di ledere o limitare il diritto di proprietà, fino al punto da rendere un immobile inutilizzato o ridotto a “rudere”, senza riconoscere al proprietario un adeguato indennizzo.
Dov’è, allora, la soluzione? Nell’accordo tra le parti, sostiene Leone. Bene, ma, a ben guardare, quella soluzione è già indicata come strada esclusiva di componimento di eventuali controversie.
Se fossi stato io il consulente “inopportunamente” incaricato di esprimere parere sulla vertenza, avrei rinunciato all’incarico ed avrei segnalato, al Dirigente e all’Amministrazione, l’art. 7 della convenzione che esclude, in caso di controversia, l’eventuale ricorso alla Magistratura ordinaria, indicando la strada dell’arbitrato, il cui costo, a mente dell’art. 8 della più volte richiamata convenzione, ricadrebbe sul Sig. Cannillo.
Potrei fermare qui il breve commento alle considerazioni di Alfonso Leone, tacendo le perplessità che suscitano sia il paventato rischio di un processo penale a carico dei soggetti coinvolti nella vicenda, sia l’attribuzione esclusiva ai giovani di sensibilità e di capacità in grado di “cambiare la società e farla crescere”. Potrei fermarmi, ma non posso evitare un breve riferimento alla presa di posizione di Tommaso Loiodice il quale sembra escludere la competenza della Commissione urbanistica nella “vexata quaestio”. Dissento. C’è un aspetto rilevante della vertenza che riguarda l’eventuale cambio di destinazione d’uso di un immobile realizzato nell’area PEEP destinata a pubbliche attrezzature che è di stretta competenza della Giunta, dell’Assessore all’Urbanistica e della Commissione consiliare competente.
Si tratta, infatti, di stabilire, sul tema in discussione:
– Se la convenzione sia di natura urbanistica o edilizia, anche se mi pare di dover escludere la seconda ipotesi;
– Se il Decreto Sviluppo, (L. 106/2011), produca effetti sulla convenzione, relativamente al vincolo PEEP;
– Se la durata della convenzione, non prevista espressamente, debba considerarsi legata al verificarsi o meno di una condizione, come quella da me ipotizzata in precedenza, o se sia applicabile la durata ventennale introdotta dalla legge n. 1345 del 7/8/2012 (Spending review);
– Se, comunque, una Banca di credito cooperativo, per le caratteristiche di mutualità e di territorialità che le sono proprie, è da considerare, o meno, attrezzatura di interesse collettivo.
Sì, perché se l’Assessore all’Urbanistica, che il Sindaco in carica ha presentato come profondo conoscitore della materia, non intende pronunciarsi perché rischierebbe di compromettere, in un caso, il recuperato idillio con l’imprenditore e, nell’altro, quello già precario con l’elettorato, il Presidente della Commissione, la Commissione stessa e il Consiglio comunale hanno il dovere di svolgere una riflessione e di aprire un dibattito sull’argomento, senza più piegarsi a logiche ambigue, logore e non più tollerabili».
Commenti
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Ma a noi, comuni cittadini, non ce ne importa un caxxo di questa situazione. Se è o non è una palazzina adatta a farne una banca, non ci interessa! Questa è solo una guerra dispettosa tra “poteri forti” di Corato. Occupatevi dei giovani, altrimenti i soldi in banca chi li va a mettere???
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Molta farraginosità in quell’accordo (prova ne è che ora si sta discutendo in merito, proprio a causa della mancanza di chiarezza). Mi domando ancora una cosa: perché una concessione gratuita, se poi si sarebbe dovuto pagare un canone d’affitto “sine die”? Mah…







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