L’economia riparte dalle eccellenze agroalimentari. “Terra Maiorum” punta su giovani e territorio

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Quest'anno la "cantina sociale" festeggia i suoi primi 140 anni e lo fa partendo da quella che il presidente Pasquale D’Introno ha definito una «rivisitazione del ruolo sociale che la cooperativa ha sul territorio»
Far ripartire l’economia reinventando le eccellenze del territorio, i prodotti della terra e le persone. E’ questo il concetto fondamentale che il convegno organizzato ieri da Terra maiorum – con il patrocinio del Gal Città del Castel del monte – ha voluto far arrivare agli studenti dell’Oriani-Tandoi ed agli operatori del settore primario.
«Oggi l’enogastronomia e il turismo pugliese sono in grado di dire al mondo che noi ci siamo e il nostro futuro dipende dai giovani: la vostra capacità di fare un buon prodotto e saperlo vendere darà nuova vita alla nostra economia» ha commentato Franco Caputo, assessore all’agricoltura della provincia di Bari.
In questo processo il Gal si pone come strumento attraverso cui diffondere le eccellenze e la qualità del territorio, non solo sagre ma promozione diffusa. «Auspicio – ha detto Nicola Giorgino, sindaco di Andria e presidente Gal – che la Regione Puglia non disperda il patrimonio dei Gal, vero braccio armato della promozione perchè a stretto contatto con il territorio».
La Puglia ha possibilità di intercettare una grande quantità di fondi europei ed è sicuramente la regione del meridione che più di tutte ha saputo farsi strada. Nonostante ciò, può fare ancora molto e di questo avrebbe dovuto parlare anche Fabrizio Nardoni, assessore regionale alle risorse agroalimentari, ospite atteso del convegno che ha comunicato la sua assenza poco prima dell’avvio dei lavori.
Di recente è stato pubblicato un bando regionale per sostenere le cantine che vogliono attrezzarsi per la spumantizzazione del vino. «Perchè – ha domandato Pinuccio Pomo, giornalista Guide dell’Espresso – anche noi non importiamo il metodo per produrre spumante e creare un prodotto nuovo piuttosto che destinare la nostra materia prima ad altre aziende del nord?».
Dati alla mano Vincenzo Rutigliano, giornalista di Agrisole – inserto de Il Sole 24 ore – ha tracciato una strada: «dobbiamo puntare a far scendere sempre di più l’età dei nostri imprenditori agricoli. La riscoperta di una formazione in campo agrario sarà il volano della nostra economia. La svolta – ipotizza Rutigliano – avverrà quando poi decideranno di fare squadra».
Le occasioni in cui questa strategia si è rivelata vincente sono già tante. «Pensiamo alle nozze indiane di cui si è parlato negli scorsi mesi. La ricetta fondamentale del successo di quello che poi è diventato un evento mediatico è stato l’abbinamento esplosivo fra paesaggio ed eccellenze del territorio.
Pietro Zito, il cuoco contadino: il suo successo è nato proprio dall’aver vinto la sfida di riproporre in chiave moderna gli elementi semplici della nostra tradizione culinaria» ha concluso Rutigliano.
«Il piatto che ci servono al ristorante è il veicolo per far conoscere il nostro stile di vita. Se chi viene da fuori lo incontra davvero, anche nei nostri racconti, non lo dimentica più. Torna e investe nei nostri prodotti. Dobbiamo capire – ha ribadito Massimo Mazzilli, sindaco di Corato – che la salvezza della nostra economia non sarà mai calata dall’alto, spetta a noi impossessarci nuovamente delle nostre origini».
«Parlando di olio – ha chiesto il primo cittadino agli studenti – sapevate che per gli antichi greci era combustibile, condimento e cosmetico? E’ questo il motivo della grande diffusioni di uliveti nelle nostre terre. Proprio ieri ho chiesto alla Guardia di finanza di intensificare i controlli sul commercio di olive ed olio: il grande valore del nostro prodotto va difeso con tutte le forze».
La data scelta dalla cooperativa Terra mariorum per il convegno non è casuale. Quest’anno la “cantina sociale” festeggia i suoi primi 140 anni e lo fa partendo da quella che il presidente Pasquale D’Introno ha definito una «rivisitazione del ruolo sociale che la cooperativa ha sul territorio».
Dopo i primi nove mesi dall’elezione del nuovo direttivo e le analisi dei bilanci economici degli anni passati, le strade perseguite sono essenzialmente tre: esplorare nuovi mercati, riscoprire antiche produzioni e inventarne altre nuove in linea con le nuove tendente enogastronomiche.
Il capitolo “cereali e legumi” che appariva di poco conto in bilancio, è diventato un fronte su cui scommettere attraverso degli accordi di filiera: «adesso – ha sottolineato D’Introno – siamo entrati anche nella commercializzazione di ceci e lenticchie grazie ad un’azienda di Altamura». Inoltre, prosegue il presidente «grazie alla collaborazione con altre attività del territorio abbiamo ampliato la nostra gamma di prodotti. Penso alla gelatina di nero di Troia con Micco, all’olio e al vino destinato alla produzione dei taralli di Aldo Fiore».
La vera novità però è nella commercializzazione delle mandorle, un altro ritorno alle origini. «Le abbiamo portate al “Salone del gusto” di Torino: lì gli artigiani del settore dolciario vogliono entrare in contatto diretto con i produttori e cercano la mandorla biologica, che soddisfi il gusto ma sia anche genuina. Sono già stati sottoscritti i primi ordini» ha annunciato D’Introno.
Sebbene il cuore della Cooperativa si concentri sulla produzione dell’olio extravergine, i maggiori profitti derivavano dal vino. «Dobbiamo però invertire una tendenza che si è diffusa nell’ultimo periodo: i soci – ha ammesso D’Introno – spesso vendono altrove il proprio prodotto e oggi noi abbiamo il compito di ristabilire con loro un rapporto di fiducia.
Vogliamo riscoprire il fascino dei fondatori della cooperativa, l’impegno e i sacrifici di cui erano capaci i nostri contadini. La nostra storia deve emergere con ogni mezzo di comunicazione».
«Un giorno – ha raccontato Savino Di Bartolomeo, responsabile Slow Food Condotta di Castel del Monte – mi è capitato di accogliere nel mio ristorante due clienti che erano venuti a Corato in cerca di mandorle solo perchè sul taccuino del nonno avevano trovato un appunto: “ottime mandorle a Corato”. Questo spinge gli artigiani del gusto a cercare i nostri prodotti, la fiducia delle persone che prima di loro li hanno apprezzati.
Per dare loro una risposta adeguata serviva una buona coscienza del territorio. E questo vale anche per l’olio, per il vino, per i legumi, per le verdure e per tutte le nostre ricchezze.
Dobbiamo però smettere di pensare solo alla cultivar coratina e allargare la nostra prospettiva all’olio pugliese: chi arriva nei nostri ristoranti dal Giappone non è educato all’olio che “pizzica in gola” e noi dobbiamo essere capaci di proporre anche ciò che il resto della regione offre. Dobbiamo puntare alla valorizzazione del paniere Puglia».
«Dice bene Di Bartolomeo» ha esordito Paolo Costantini, Organizzazione nazionale assaggiatori di vino Puglia. «Dobbiamo imparare a conoscere il nostro territorio e contestualizzare i nostri prodotti: vanno venduti insieme alla nostra storia. Dobbiamo riappropriarci dei nostri sensi: spesso dimentichiamo l’olfatto, il gusto, il tatto. Ci fermiamo a ciò che vediamo.
Serve uno sforzo in più, anche da parte di genitori e scuola, per riscoprire il valore dell’esperienza sensoriale ma di sicuro è una “fatica” che vale la pena di compiere scegliendo, per esempio, del pane e pomodoro al posto delle merendine».
Dall’economia alla salute il passo è stato breve grazie a Domenico Meleleo, specialista in pediatria e docente in nutrizione presso l’università di Camerino: «riscoprite i legumi e mettere da parte la carne. Per gli sportivi: occhio alle mandorle, sono un toccasana».
In punto di partenza sembra essere sempre lo stesso. Serve un nuovo approccio mentale. «Il nostro rapporto con il cibo e l’ambiente – ha proseguito Meleleo – inizia prima ancora che noi nasciamo. L’alimentazione sbagliata della mamma crea danni al piccolo quando ancora è nel suo grembo. Invito tutti è quello a scegliere un’alimentazione sostenibile sotto tutti i punti di vista».
Il rapporto cibo-territorio è strettissimo. Giorgio Ventricelli, giornalista ambientale, ha colto l’occasione per sensibilizzare sull’importanza che le scelte alimentare hanno sull’ambiente: «esiste un piano nazionale dello spreco del cibo ed è un ottimo riferimento per acquisire consapevolezza di ciò che accade. Con la “Carta spreco zero” i comuni possono sottoscrivere un protocollo con cui impegnarsi a realizzare iniziative in tal senso».
«Questo – ha concluso Angela Adduci, dirigente dell’Oriani-Tandoi – è un incontro da cui i ragazzi escono arricchiti e che rinsalda una convinzione che ormai per noi è strategia consolidata, l’importanza del rapporto scuola-territorio. Hanno potuto guardare con chiarezza ad una nuova strada da scegliere, hanno aperto gli orizzonti verso le eccellenze e le professionalità legate al settore primario.
A noi non serve formare ragazzi che poi vadano solo a fare i cuochi o i camerieri nelle “stagioni” al nord. Puntiamo, anche con l’alberghiero, a creare cittadini consapevoli del loro personale potenziale e di quello della loro terra».
Commenti
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Tutto OK ! Cosa ? – Dobbiamo riprendere da dove ? N.1 Massa critica – N. 2 Basta un presidente per le coop. di Corato- Dimenticavo : ore 11,10 il convegno non era cominciato – Buon lavoro-
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Ognuno fa il suo interesse.







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