Teatro comunale, Ape propone la «gestione pubblica»

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Ape: «il teatro è un bene della collettività, un dispensatore culturale che deve essere compreso, vissuto e utilizzato da tutti i cittadini senza alcun tipo di discriminazione»
L’Associazione progresso etico (Ape) torna a parlare di teatro e propone una gestione pubblica del rinato contenitore culturale cittadino.
«Ape, in attesa delle iniziative che il Comune di Corato intenderà intraprendere relativamente alla gestione del teatro comunale, premesso che l’attività culturale e nello specifico quella artistica, costituiscono un’esigenza prioritaria dell’uomo, atta a migliorare la sua condizione individuale e sociale e considerando un diritto e un dovere di ogni cittadino esercitare una reale attività partecipativa, propone una gestione del teatro comunale pubblica.
Tale gestione e organizzazione prevede vari aspetti. Un regolamento, un disciplinare tecnico, un direttore amministrativo e un comitato organizzativo composto da: un direttore artistico, un direttore tecnico e una commissione di associazioni e tecnici.
Per l’accoglienza e biglietteria e servizio comunicazione si propone una turnazione tra associazioni e cooperative del territorio che ne abbiano i requisiti.
Il direttore artistico, insieme al comitato organizzativo tenendo conto degli indirizzi gestionali e culturali dell’amministrazione comunale, elabora l’approvazione artistica del teatro, coordina il rapporto tra amministrazione comunale, comitato organizzativo e varie associazioni che intendono usufruire del teatro.
Compatibilmente con la programmazione in atto, tutte le associazioni, i gruppi e i comitati di vario genere e fine sociale che svolgono attività culturali, potranno usufruire della struttura.
La struttura teatro si caratterizza come uno spazio pubblico finalizzato a varie funzioni. Ospitare attività, prove e laboratori a carattere educativo, culturale e di spettacolo rivolte in particolare all’infanzia, ai giovani, al mondo della scuola, promosse direttamente dall’amministrazione comunale.
Favorire la realizzazione di iniziative, prove e laboratori, promossi direttamente dalle associazioni, dai gruppi giovanili e dalle istituzioni educative, con particolare attenzione alle realtà sociali che si occupano di disabilità, in collaborazione con servizi del Comune.
In subordine, la struttura può essere utilizzata per manifestazioni a carattere formativo, informativo, culturale ed associativo promosse da soggetti pubblici e privati che ne facciano richiesta all’Amministrazione Comunale.
La gestione della struttura comporta la definizione di un programma di massima tra i soggetti interessati all’utilizzo e i servizi comunali coinvolti che sarà concordato con l’assessorato alla cultura, con le seguenti modalità: verifica telefonica della disponibilità; eventuale richiesta di patrocinio e collaborazione,compilazione del modello di prenotazione del Teatro, rilascio della concessione in uso.
Il teatro è un bene della collettività, un dispensatore culturale che deve essere compreso, vissuto e utilizzato da tutti i cittadini senza alcun tipo di discriminazione».
Commenti
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Tante belle parole per dire che il teatro deve essere di tutti. E’ il vecchio concetto, traslato nel presente, dell’ “agorà” greca o del foro romano, dove i cittadini si riunivano per discutere di tutto. Gestione pubblica? Ottima cosa, come è tutta l’essenza “democratica”. Ma questo comporta una preparazione ed una maturità che il popolo italiano non ha (né avrà mai, così stando le cose). Finora si è dimostrato, purtroppo, che tutto ciò che viene gestito in modo pubblico, risulta poi fallimentare. Ma, in questo caso particolare (la cultura è un grande toccasana contro tutti i mali sociali), chissà che non funzioni davvero. Probabilmente ci saranno altre esperienze uguali in Italia: forse sarebbe il caso di chiedere alle compagnie teatrali, vere protagoniste (perché sono le sole a sopravvivere col teatro), il loro parere.







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