Banca via Sant’Elia, Loiodice: «La commissione urbanistica non è il luogo deputato per discuterne»

La Redazione
Tommaso Loiodice in consiglio comunale

Il presidente della commissione: «Essendo stato tirato in ballo in questi ultimi giorni, non posso sottrarmi ad una pubblica risposta, già comunque ufficializzata nei luoghi istituzionali preposti, cercando di ricostruire la verità»

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Il prossimo 14 novembre, su richiesta di alcuni consiglieri della coalizione Progresso comune, la commissione urbanistica si riunirà per discutere della vicenda relativa alla banca inaugurata dieci giorni fa all’interno della palazzina che fino al 2011 ospitava alcuni uffici comunali

 

Intervenendo nella dibattito politico sulla questione – oltre a ripercorrerne le tappe principali – il presidente della commissione urbanistica e capogruppo del Pd, Tommaso Loiodice, precisa che «la commissione da me presieduta non sarebbe il luogo deputato a una discussione che riguarda sic et simpliciter la violazione della convenzione, escludendo, peraltro, che l’intento di chi ha promosso la convocazione della commissione sia quello di valutare l’opportunità di modificare la destinazione d’uso dell’immobile».

Di seguito la nota integrale di Loiodice.

 

«La buona politica, a mio modesto avviso, è quella che opera nell’interesse del bene comune senza essere necessariamente gridata o pubblicizzata.

Essendo stato tirato in ballo in questi ultimi giorni, in maniera diretta e/o indiretta, da diversi comunicati diffusi dalle testate locali, sulla vicenda della palazzina di via Sant’Elia, oggi sede di un istituto di credito, non posso, in qualità di capogruppo del Pd e di presidente della commissione urbanistica, sottrarmi ad una pubblica risposta, già comunque ufficializzata nei luoghi istituzionali preposti, cercando di ricostruire la verità dei fatti.

Quale consigliere comunale, in epoca precedente al clamore mediatico, avevo richiesto copia di tutti gli atti inerenti la predetta palazzina, che analizzati e discussi in seno al partito hanno prodotto il comunicato stampa del 24 ottobre u.s.

Giova precisare che nella vicenda in discussione si tratta dell’utilizzo di un immobile in evidente violazione di una convenzione del 13.11.2000, ossia di un contratto nel quale il Comune ed il privato sancivano che, stante la tipizzazione dell’aerea di intervento, a fronte dell’esonero integrale dal pagamento dei prescritti oneri di urbanizzazione, il privato avrebbe potuto costruire un edificio purché ospitasse in una parte di esso il commissariato di PS (con canone di locazione a carico del ministero degli Interni) e nell’altra parte uffici comunali o, qualora il Comune non avesse avuto bisogno, uffici di enti pubblici.

Quindi, appare a tutti evidente che, ad oggi, in assenza di un qualsiasi impulso dell’ufficio tecnico comunale o del privato (che stimolasse la discussione circa la variazione della predetta destinazione d’uso dell’immobile in questione), e trattandosi, allo stato, della violazione di una clausola del contratto/convenzione stipulata tra Comune e privato, la commissione consiliare competente sia quella che si occupa di contenzioso e dei contratti sottoscritti dall’Ente, quindi la prima commissione consiliare permanente e non già quella presieduta dal sottoscritto.

Né, tanto meno, si poteva chiedere che, in assenza di un impulso dell’ufficio tecnico e del privato, la discussione circa l’opportunità di variare la destinazione d’uso dell’immobile potesse essere promossa dallo scrivente attraverso una convocazione ad hoc della commissione urbanistica posto che il sottoscritto, unitamente al proprio partito di riferimento, il Pd, è fermamente convinto che, in virtù di un agire amministrativo improntato alla legalità ed alla imparzialità, nel caso in esame la convenzione/contratto vada fatta rispettare senza se e senza ma.

Ma torno ai fatti.
Nello stesso giorno (24 ottobre), pur convinto, come detto, che l’argomento non fosse di competenza della commissione urbanistica, mi preoccupavo in qualità di presidente della stessa commissione, di inoltrare formale richiesta al sindaco, al dirigente del settore urbanistica, all’assessore all’urbanistica, al segretario generale e al presidente del consiglio comunale di valutare se vi fossero i presupposti affinché il predetto argomento fosse discusso nella commissione da me presieduta ed invitando gli stessi a vigilare sull’argomento, posto che sempre più insistenti erano le voci di una probabile inaugurazione della filiale prevista per il giorno successivo (25 ottobre). Nessun riscontro in merito è mai giunto circa la mia sollecitazione

Il 25 ottobre, intanto, si celebrava l’inaugurazione della banca.
Il 27 ottobre, nei preliminari di seduta di consiglio comunale già convocato per altri argomenti, il Pd prendeva atto dell’avvio, da parte dell’ingegnere Colaianni, del procedimento amministrativo di verifica di quanto accaduto e stigmatizzava la richiesta di parere legale (avente ad oggetto la possibilità o meno che l’immobile possa ospitare un istituto di credito), dipoi autorizzato dalla Giunta Comunale, parere che, non solo determina un costo a carico della collettività, ma risulta, a nostro avviso, inutile alla luce della convenzione in essere, oltre che dei provvedimenti già presi ad agosto 2014 dal dirigente ing. Colaianni.

Al riguardo, sempre in occasione dei preliminari di seduta del 27 ottobre, invitavo, pertanto, la giunta comunale ad annullare in autotutela la propria delibera (con la quale si autorizzava il parere legale); del resto non è il Comune che ha infranto la convenzione. Al più sarebbe il privato a doversi munire di ragioni giuridiche a sostegno della violazione commessa.

Successivamente, il 29 ottobre, nel tardo pomeriggio, ero raggiunto da una telefonata del collega Bucci che, nel comunicarmi della sua iniziativa intrapresa nella mattinata con la denuncia alla Procura della Repubblica, mi chiedeva se non fosse il caso di iscrivere l’argomento in questione all’odg della commissione urbanistica già convocata per il giorno successivo, avendo il Collega Bucci ricevuto sollecitazioni anche dalle parti private interessate e anticipandomi la pubblicazione sui media locali di una lettera aperta del sig. Cannillo.

Rispondevo che non vi erano i tempi tecnici ribadendo che a mio avviso l’argomento era più di competenza della commissione affari generali/contenzioso, trattandosi, ribadisco, del mancato rispetto di un contratto sottoscritto nel 2000.

Il giorno 30, in commissione urbanistica, a chiusura di seduta la stessa richiesta perveniva dal consigliere comunale rappresentante dell’Udc, il quale chiedeva come mai non ci si fosse attivati per invitare in audizione il sig. Cannillo autore della lettera aperta indirizzata alle forze politiche.

Emergeva palesemente la tendenziosità della domanda, atteso che nella prima parte della commissione, da me non presieduta per problemi familiari, si era audito il dirigente del settore urbanistica a cui potevano essere chiesti maggiori approfondimenti sul caso, ma, oltretutto, agli atti della commissione non era pervenuta nessuna missiva e/o richiesta in tal senso da parte del Cannillo, né si poteva pretendere che un comunicato stampa comparso sulle testate giornalistiche potesse essere ritenuto alla stregua di una comunicazione pervenuta al protocollo istituzionale della stessa commissione o del comune.

Nel ribadire al rappresentante dell’Udc quanto detto il giorno prima al collega Bucci, ricordavo anche che, da regolamento, i commissari, possono chiedere al presidente della commissione l’iscrizione all’odg di uno specifico argomento da trattare.
Mi aspettavo che il commissario dell’Udc, conformemente all’esigenza dal medesimo espressa, cogliesse il mio invito e unitamente ad altri commissari della stessa parte politica presentasse richiesta di convocazione.

Così non è stato. La richiesta è stata, invece, protocollata a firma dei consiglieri Bucci, Fiore e Loizzo, per la qual cosa mi sono immediatamente attivato convocandola per il giorno 14.11 prossimo venturo.

Infine, é predominante ribadire che la commissione da me presieduta non sarebbe il luogo deputato a una discussione che riguarda sic et simpliciter la violazione della convenzione, escludendo, peraltro, che l’intento di chi ha promosso la convocazione della commissione sia quello di valutare l’opportunità di modificare la destinazione d’uso dell’immobile.

Infatti, quell’immobile è stato realizzato per ospitare unicamente uffici comunali o di enti pubblici, null’altro».

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