Banca in via Sant’Elìa. Bucci, Fiore e Loizzo chiedono la convocazione della commissione urbanistica

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«Riteniamo assolutamente inopportuno che i consiglieri comunali, rappresentanti istituzionali dell’intera città, siano estromessi da processi di approfondimento, valutazione e decisione che riguardano un’iniziativa di forte impatto» dicono
I commissari di Progresso comune, Bucci, Fiore e Loizzo, chiedono ufficialmente la convocazione della commissione urbanistica per discutere sulla vicenda della palazzina di via Sant’Elìa in cui una settimana fa ha aperto i battebti uno sportello bancario.
Sull’edificio – finito al centro di un vivace dibattito politico – pendono attualmente un procedimento avviato dal dirigente comunale all’urbanistica per “utilizzo non conforme alla destinazione d’uso” ed una denuncia presentata alla Procura della Repubblica di Trani da tre consiglieri della coalizione “Progresso comune”. Nella vicenda si è recentemente espresso anche il proprietario dell’immobile, l’imprenditore Franco Cannillo.
Di seguito la nota dei tre consiglieri
«I consiglieri comunali Renato Bucci, Cataldo Fiore e Paolo Loizzo, quali componenti della commissione consiliare urbanistica, hanno richiesto la convocazione della suddetta commissione al fine di approfondire e discutere ogni profilo della questione relativa alla palazzina sita su via S.Elia angolo via Lago di Viti, attualmente occupata, nei locali in piano terra, da uffici e sportelli bancari.
Inoltre, come movimento politico “Uncantiereincomune”, vogliamo accompagnare ed argomentare questa iniziativa, nei termini che seguono.
La pubblica e trasparente esposizione degli atti preesistenti e delle procedure in corso si rende necessaria alla luce dell’opaca posizione assunta ad oggi dall’amministrazione, ed alla luce del mancato coinvolgimento degli organismi istituzionali consiliari.
E’ doveroso ricordare, per chiarezza, che:
1) Già nel PEEP (strumento attuativo per l’edilizia residenziale pubblica approvato dal consiglio comunale e vigente già dal 1997) si parlava, per l’area in questione, di opere pubbliche o di interesse pubblico nello spirito della legge 167/62 in quanto opere di urbanizzazione secondaria a servizio dell’edilizia residenziale. La successiva variante al PEEP, effettuata dall’Amministrazione comunale dell’epoca, mutò semplicemente l’intervento da finanziamento pubblico a realizzazione di opere di interesse pubblico con finanziamento privato, previa stipula di regolare convenzione.
2) la palazzina fu edificata dal sig. Cannillo Francesco con concessione gratuita, proprio in ragione della destinazione pubblica che essa avrebbe avuto.
3) parte del suolo su cui sorge la palazzina fu ceduta dal Comune al sig. Cannillo con la specifica finalità della soddisfazione di interessi pubblici.
4) la palazzina era espressamente destinata, in forza di convenzione del 13.11.2000, ad ospitare uffici del Comune o, in alternativa, di altri Enti Pubblici
5) la convenzione del 13.11.2000 fu accettata e sottoscritta dal sig. Cannillo e faceva parte integrante del permesso di costruire
6) la generica destinazione ad “uffici” riportata nel certificato di agibilità pubblicato dal sig. Cannillo, non mutava in alcun modo la specificazione contenuta negli atti predetti, ossia che i locali fossero e sono destinati ad ospitare uffici del Comune o di altri Enti Pubblici.
Tali precisazioni si rendono necessarie affinché l’opinione pubblica non sia indotta in errore dalla pubblicazione frammentaria e selettiva di atti poco significativi e poco utili alla comprensione della vicenda, che affonda le sue radici nel piano di edilizia economica e popolare in forza del quale è nata l’intera zona 167.
Riteniamo assolutamente inopportuno che i consiglieri comunali, rappresentanti istituzionali dell’intera città, siano estromessi da processi di approfondimento, valutazione e decisione che riguardano un’iniziativa di forte impatto, sia urbanistico che economico. E soprattutto riteniamo che le decisioni finali non possano essere affidate al parere di un legale esterno, nominato in esecuzione di una delibera di giunta.
Occorre una chiara e pubblica esposizione dell’intera questione e la giusta ponderazione delle opzioni urbanistiche ed edilizie praticabili e degli interessi collettivi implicati.
Ferma restando ogni eventuale iniziativa sanzionatoria che gli uffici comunali o la Magistratura intraprenderanno, a fronte dell’apertura degli uffici e sportelli bancari in assenza di conformi provvedimenti autorizzatori, riteniamo doveroso che la politica, nella sua espressione più rappresentativa e trasparente, recuperi la propria centralità ed il proprio ruolo di sentinella e guida dei processi di trasformazione e sviluppo del territorio, e soprattutto non si sottragga alle proprie dirette responsabilità ricorrendo a scorciatoie poco credibili.
Nell’ambito della commissione urbanistica è assicurata, grazie all’audizione dei dirigenti e funzionari comunali ed all’assistenza di esperti esterni nominabili dalle singole forze politiche, la massima ampiezza del contraddittorio, e potrà darsi legittima audizione anche ai privati coinvolti, fino ad oggi indotti ad affidare le proprie ragioni difensive a comunicati stampa, senza una pubblica interlocuzione con gli organi politico-amministrativi del Comune».
Commenti
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L’esposizione dei fatti “coram populo” (e sono quindi leciti i commenti su tale avvenimento)fa capire che c’è sotto qualcosa di poco chiaro. Per il vero anche questo fatto cade nel calderone delle tante stranezze che hanno caratterizzato, senza andare troppo a ritroso nel tempo, l’allegra repubblica italiana. Come è possibile, infatti, che un privato costruisca un edificio, con il rischio che nessun ente pubblico lo prenda in affitto? E se già si sapeva, ancor prima di costruirlo, che lì ci sarebbe andato poi un ufficio pubblico (mistero sul termine temporale dell’affitto stesso), non sarebbe stato meglio costruirlo a spese del Comune? Ma questa strano aggeggio è proprio l’Italia ed il sonnecchiante popolo italiano.







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