Rilay A., il ragazzo con la chitarra e la valigia piena di sogni

Giuseppe Gallo
Rilay A.

Nella sua valigia c’è il sogno antico dell’America, la voglia di solcare l’oceano, di catapultarsi in un mondo nuovo e lontano, dove impera il pop e dove è permesso inseguire i desideri

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Il robusto ciuffo di capelli all’insù non deve ingannare. Angelo Rozzo è uno umile, che ama volare basso. Un po’ schivo e meditativo, non pedina le luci della ribalta.

Un ragazzo con la chitarra alla ricerca di “un’emozione, una musica diversa, una rivoluzione”, cantava Luca Barbarossa.

La sua docente di musica era convinta che crome, accordi e arpeggi non facessero per quel giovane che già da piccolo non disdegnava il canto, finché l’allora quattordicenne decise di acquistare una chitarra desideroso di accarezzarne le corde.

Da quel giorno non l’ha più lasciata: prima le lezioni private e poi i tanti pomeriggi spesi da autodidatta per cominciare a far suo lo strumento, a dominarlo. Poi i primi gruppi, gli scambi d’opinione finiti male ed ora eccolo qui, a far musica in versione solista da circa un anno.

Nella sua valigia c’è il sogno antico dell’America, la voglia di solcare l’oceano, di catapultarsi in un mondo nuovo e lontano, dove impera il pop e dove è permesso inseguire i desideri «per vedere l’effetto che si fa con la propria musica al cospetto di una cultura differente», immagina Angelo in un gioco onirico ad occhi aperti.

Il suo nick, Rilay A., è un omaggio agli States da lui tanto amati, un nome di persona piuttosto diffuso nei paesi di tradizione anglosassone.

Feste di paese, eventi a scuola, concerti nei pub e serate tra amici. I grandi palcoscenici sono ancora lontani, ma Rilay ha un canale Youtube dove carica periodicamente nuove clip realizzate con la collaborazione del suo amico fraterno Giuseppe Mattia, videomaker emergente. Tutte cover di grandi successi pop contemporanei, ma solo per il momento, «per farmi conoscere», specifica il ventenne musicista. Nel pentolone di Rilay bollono vari inediti pronti a vedere la luce nel momento più propizio.

Le visualizzazioni cominciano intanto a schizzare in alto. Gli otto brani sinora caricati ne totalizzano oltre quindicimila. Canzoni per cui le giovani generazioni vanno matte, letteralmente, da Let her go a Counting stars, passando per il tormentone Happy e Stay with me, spesso rivisitate secondo una personalissima lettura e accompagnate dal cajón o dalle percussioni di Vito Mastrapasqua.

Nell’epoca dei contest e dei format televisivi che spettacolarizzano il talento sono in tanti ad incitarlo, non solo i parenti e gli amici, ma anche coloro che lo ascoltano per la prima volta: perché non tentare la sorte con X Factor? Angelo non crede che sia questa la strada per il successo, vuole mantenere i piedi per terra, magari provando a respirare l’odore dei villaggi turistici o delle navi da crociera tra i cui avventori potrebbe un giorno capitare un influente talent scout. Con l’apertura mentale e quel pizzico d’incoscienza tipico dei giovani tutto è possibile.

Ma in fondo Angelo è già felice così: «Faccio musica principalmente per divertirmi, mai controvoglia e sono orgoglioso di avere persone in gamba attorno a me, compresi i miei genitori che non mi hanno mai tarpato le ali».

“E cantando cantando, e sognando sognando
il ragazzo faceva strada
ogni cosa che vedeva, ogni cosa che incontrava
diventava una ballata
”.

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