Griner: «Il terrorismo c’è stato perché è servito al potere»

Giuseppe Gallo
Massimiliano Griner presenta "La zona grigia"

L'autore televisivo ha presentato ieri una meticolosa inchiesta sui silenzi e le complicità di chi ha fiancheggiato le Br

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La rivoltella è ancora fumante e il tempo non ha lavato via il rosso del sangue rappreso. Eventi freschi e presenti tra le ultime righe dei libri di storia, in quelle pagine considerate alla stregua di un inutile peso svolazzante “perché il programma didattico non arriva fino là”.

L’onta dell’oblio degli anni di piombo è più molesta dello stesso terrorismo all’italiana le cui danze furono aperte ufficialmente dalla strage di piazza Fontana.

“La zona grigia” di Massimiliano Griner invita a non abbassare la guardia.

«È un coraggioso processo di conoscenza», secondo Angelo Ferrieri, nipote del maresciallo Berardi barbaramente trucidato in un agguato brigatista a Torino nel 1978. Non un appello retorico fine a se stesso e privo di senso né una presa di posizione dettata dalla strategia istituzionale, ma la coscienziosa riflessione di un intellettuale nato in quegli anni bui.

Stragi ancora impunite e sicari liberi da anni sono il conto salato che i parenti delle vittime pagano per una colpa non loro.

Il 9 maggio 2008, a trent’anni dal ritrovamento del cadavere di Moro, lo stesso presidente Napolitano ebbe a dire: «Quel che più conta è scongiurare ogni rischio di rimozione di una così sconvolgente esperienza. Lo stato democratico si è mostrato in tutti i casi generoso […] ma dei benefici ottenuti gli ex terroristi non avrebbero dovuto avvalersi per cercare tribune da cui esibirsi, dare le loro versioni dei fatti, tentare ancora subdole giustificazioni».

Quel giorno si commemorarono pubblicamente per la prima volta le vittime del terrorismo interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice.

In un’aula consiliare pressoché deserta mentre le strade pullulavano di maschere inquietanti, l’autore televisivo non si mostra stupito da chi dimentica, da chi ignora: «L’oblio è un fenomeno ricorrente, non nuovo nella nostra storia».

Un chiaro esempio è quanto accaduto con le leggi razziali, con «gli italiani che non gradivano tornare su questa vergogna». Persino gli ebrei – tra cui Primo Levi – hanno atteso lunghi decenni prima di lasciarsi sopraffare dalla loro atroce memoria.

Anche l’assessore alla programmazione culturale Francesco Scaringella non si dice meravigliato: «È un’occasione mancata per tanti miei coetanei, ma ciò non mi scoraggia a proseguire nella mia idea di aiutare le persone a crescere culturalmente».

Ieri sera si è tentato di illuminare gli anfratti più scuri sia di quegli anni che dell’immediata attualità, concentrandosi su ciò che resta del terrorismo rosso, «caduto nell’oblio perché molti brigatisti sono tra noi, ma ancor più grave è che adesso dei professionisti decidano quali sono i libri alla moda, determinando la cultura di massa».

La psicologia sociale ha in sé quel meccanismo di rimozione tipico dell’individuo che rifiuta di ricordare un tremendo avvenimento. Il confine con l’omertà si fa più labile. Una rimozione immediata ed efficace a partire dalle prime ore dal rapimento di Aldo Moro. Griner ricorda che nelle sale cinematografiche spopolava in quei giorni “La febbre del sabato sera”.

La sua tesi è secca e anticonvenzionale: «Il terrorismo c’è stato perché è servito al potere; al disordine segue sempre un consolidamento del potere costituito». E ancora: «Non abbiamo bisogno di una memoria condivisa; la memoria funziona fin quando c’è dibattito».

Sotto le provocazioni incrociate del giornalista Franco Tempesta e del professor Angelo Ferrieri, Griner ha presentato il suo ultimo lavoro. Una meticolosa inchiesta sui responsabili non materiali delle stragi, sui “compagni per un giorno”. Intellettuali, giornalisti, docenti e avvocati responsabili di connivenza e complicità. Eccetto gli operai, erano e sono tuttora tanti i colletti bianchi che occupano la zona grigia.

Se attualizzati in tempi di crisi e sfiducia nelle istituzioni, tali funesti episodi assumono risvolti realistici: «Il germe di certe energie può riproporsi anche oggi nel populismo, nel radicalismo, in giovani ignari e non vaccinati», ammonisce l’autore.

Quando la zona grigia diverrà bianca? «Forse troppo tardi. Un giorno dissiperemo le ombre, ma i conti vanno fatti al momento giusto». Non un becero giustizialismo quello dell’ospite, ma solo l’immensa preoccupazione che prevalgano «le forze che vogliono che la zona resti grigia».

A chi nasconde la verità, a chi la infanga e la disonora, questa citazione di Aldo Moro provocherà un pruriginoso stridìo: “Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi”.

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Commenti

  • sother (utente non verificato)

    La Storia degli ultimi anni appartiene al mio bagaglio, sia culturale che di esperienza personale. Il terrorismo è servito al potere? Solo involontariamente, dato che nessun politico italiano è stato tanto sagace ed intelligente da fare questi perfidi calcoli, ma è stato egli stesso travolto dalla corrente degli eventi, intesi sia come flusso che come riflusso. Basti pensare al primo ministro del periodo del ’68, “padre” del terrorismo, che, da buon inetto, si faceva negare al telefono, quando i prefetti lo cercavano per sapere come comportarsi. Squallore consueto e reiterato nel tempo. E’ giusto affermare che abbiamo poca memoria e che siamo sempre pronti a perdonare tutti: ma se siamo fatti così, che cosa possiamo fare?