«Corato istituisca il registro delle unioni civili». Una petizione a tutela delle coppie di fatto

© CoratoLive.it
La raccolta firme inizierà domani alle 18 in via Duomo. L'associazione che si sta mobilitando per questo obiettivo è contattabile tramite l'indirizzo email libericittadinicorato@virgilio.it
«Corato istituisca il “Registro delle unioni civili”». E’ questa la nuova richiesta dell’associazione “Liberi cittadini Corato”, già all’opera con una petizione ad hoc.
Ieri pomeriggio, nella sala conferenze della biblioteca comunale, l’iniziativa è stata annunciata alla stampa dal presidente dell’associazione Francesco Loiodice, dalla socia Filomena Balducci e dall’avvocato Massimo Bruni.
Quello delle unioni civili è un tema di assoluta attualità, al centro delle cronache italiane soprattutto dopo le sedici trascrizioni dei matrimoni omosessuali firmate dal sindaco Marino e di cui Giuseppe Pecoraro – Prefetto di Roma – ha chiesto l’annullamento.
Secondo le statistiche nazionali per il 20% della popolazione si parla di convivenza. «Corato – ha spiegato Loiodice – è in linea con questa media. Una prima valutazione arriva anche dal settore immobiliare. Le convivenze sono in aumento: se nel 2010 su dieci coppie 7-8 tentavano di trovare casa prima del matrimonio, adesso solo cinque lo fanno. Il resto delle coppie la cercano per avviare una convivenza».
L’esigenza della petizione nasce essenzialmente da due motivi. In primis da un gesto etico e morale verso il riconoscimento dei diritti di tutte le coppie. In seconda battuta perchè anche nella società cittadina si sono già verificati episodi in cui, dopo oltre 30 anni di convivenza, alla morte di uno dei due partner, l’altro si è ritrovato a non poter prendere parte alla divisione dei beni nonostante ci fossero anche due figli a carico.
«In Italia – ha sottolineato la Balducci – sono 270 i comuni che hanno istituito il registro. Nella nostra provincia solo Bari lo possiede. La speranza è che anche i comuni vicini si attivino per questa causa. A fronte di tanti Comuni all’opera, il governo centrale avvertirà un segno forte di inversione di tendenza rispetto al tema.
Dove c’è amore, c’è famiglia. Questo concetto deve portarci a difendere i diritti anche di chi ha deciso di non sposarsi ma ha messo al mondo dei figli o vive un relazione affettiva».
Il registro sarebbe un atto puramente simbolico con un obiettivo finale ben preciso, ha spiegato Bruni: «avere un elenco delle coppie che non hanno voluto o potuto (perchè omosessuali) contrarre matrimonio ma, di fatto sono, legate da un vincolo affettivo e convivono».
Attualmente le coppie che vivono questa condizione non hanno gli stessi diritti delle persone sposate. «Non godono dei diritti di successione – ha sottolineato Bruni – ne di quelli assistenziali: se uno dei due partner è disabile l’altro non può chiedere di usufruire dei principi della legge 104, e nemmeno della reversibilità, a meno che uno dei due sia un parlamentare.
Nei comuni in cui c’è il “Registro delle unioni civili” le coppie hanno solo diritto a partecipare all’assegnazione degli alloggi comunali».
Le fasi della petizione. «Il Regolamento comunale – ha spiegato Loiodice – prevede che per prima cosa l’associazione faccia la sua richiesta al Comune.
A luglio noi abbiamo chiesto che si istituisse il “Registro delle unioni civili”. Non avendo avuto riscontro durante i due mesi previsti dal regolamento, avviamo la petizione.
La raccolta firme inizierà domani, dalle 18, in via Duomo. Per presentare la petizione al Comune e poi essere invitati a relazionare in consiglio comunale, servono minimo duecento firme. Non abbiamo limiti di tempo nella raccolta ma prima raggiungiamo il numero utile, prima potremo presentarla al Comune».
L’associazione si è data anche l’obiettivo di proseguire l’iniziativa con dei tavoli tematici che coinvolgano altre associazioni e accolgano anche la politica, senza distinzioni di bandiera. Questo servirà ad arrivare preparati al consiglio comunale.
«L’invito – ha concluso Loiodice – è a tutti i cittadini sensibili al tema o che vivono questa condizione. Come associazione abbiamo il desiderio di incontrare chi vuole condividere idee e darci suggerimenti. Siamo contattabili anche tramite il nostro profilo Faceboook o all’indirizzo mail libericittadinicorato@virgilio.it».
Riportiamo di seguito il testo della petizione.
Premesso che:
– Crescono anche nella comunità coratina, in linea con quanto accade in Europa ed in Italia (attualmente circa il 20% della popolazione italiana, da in costante aumento), le forme di legami affettivi e familiari che, per scelta o per obbligo si creano al di fuori del matrimonio e che si connotano come convivenze stabili e durature.
– E’ diffuso nel mondo del diritto e nella società il bisogno di offrire tutela e sostegno, con particolare riferimento ai figli ed alle persone anziane che fanno parte di questi nuclei familiari.
– tra le diverse forme familiari esistenti quella delle convivenze per vincolo affettivo rappresentano una specifica realtà, oltre che prevista dalla Legge anagrafica, esistente nella società.
– Ai sensi dell’art. 2 della Costituzione italiana “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità in cui sono ricomprese pacificamente le unioni civili e le forme familiari non matrimoniali come forme meritevoli di tutela.
– Ai sensi dell’art. 3 della Costituzione Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali ed è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono lo sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
– L’art. 30 della Costituzione prevede il diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio e l’art. 31 della Costituzione prevede che la Repubblica tutela la maternità e l’infanzia favorendo gli istituti necessari a tale scopo.
– L’art. 21 della “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea” vieta “qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o l’orientamento sessuali”.
– Che, ancorché la creazione di un nuovo status personale non può certamente che spettare al legislatore statale, deve riconoscersi al Comune, in proposito, la possibilità di operare in materia, nell’ambito dei principi e delle regole fissate dalla legislazione statale e per le finalità ad esso assegnate dall’ordinamento.
– Che il calcolo dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee per l’accesso alle al Legislativo 31 marzo 1998, n. 109 e ss.mm.ii. prende a riferimento il nucleo familiare anche secondo le risultanze anagrafiche.
– Il ruolo rivestito dal Comune, con pienezza di poteri, per il conseguimento dei compiti afferenti alla comunità locale ai sensi del Decreto Legislativo 267/2000.
– Che il Comune, quindi, può operare nell’ambito delle proprie competenze per promuovere pari opportunità e prevenzione e contrasto di ogni forma di discriminazione, alle unioni civili favorendone l’integrazione sociale e prevenendo forme di disagio, con particolare riferimento alle persone anziane, ai figli minori ed al tema dell’omogenitorialità.
– Che per raggiungere questo obiettivo è necessario stabilire forme di identificazione delle unioni civili basate su vincolo affettivo, così come la stessa legge anagrafica e il relativo regolamento attuativo prevedono.
– E’ parimenti necessario modificare ed integrare le politiche e gli interventi del Comune al fine di rendere visibile concreta l’assenza di condizioni di disparità e discriminatorie nei confronti delle familiari matrimoniali ed in particolare nei confronti delle unione forme non civili sopra citate.
– L’unione civile non reca alcun pregiudizio alle famiglie fondate sul matrimonio, ma paradossalmente si rivela una scelta tanto innovativa quanto conservatrice che rafforza l’istituto matrimoniale come strumento in grado di promuovere l’uguaglianza e la valorizzazione della persona, come è stato in passato quando si è affermata la libertà di scelta del coniuge, la parità tra i coniugi o quando è stato eliminato il divieto di celebrare matrimoni interrazziali.
– L’estensione delle categorie di soggetti legittimati a contrarre le unioni possibili anche tra coppie omosessuali, l’affermazione della pari dignità e rilevanza giuridica di tali unioni, il riconoscimento delle forme di convivenza basate su esigenze solidaristiche, rappresentano del resto espressioni significative non soltanto del pluralismo su cui si basa necessariamente ogni Stato di diritto, ma anche e soprattutto del principio personalistico che ispira la nostra Costituzione.
– La Corte Costituzionale ha ricondotto anche la famiglia omosessuale tra le formazioni sociali riconosciute e garantite dall’articolo 2 della Costituzione riconoscendo che “l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso”, ha “il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”. (sentenza n.138 del 2010).
L’associazione “Liberi cittadino Corato” chiede: che l’Amministrazione Comunale di Corato istituisca nell’ambito della propria autonomia e potestà amministrativa il “Registro delle unioni civili” garantendo la tutela della piena dignità dell’unione civile e promuovendone il pubblico rispetto.
Non operare questa apertura avrebbe un significato di tollerare il pregiudizio e la discriminazione in relazione ad un diritto che la Costituzione e le Convenzioni internazionali inseriscono tra quelli fondamentali.
Secondo i sottoscrittori di codesta petizione tale proposta rappresenta lo strumento giusto per superare l’impasse che si è creato nel nostro Comune ed in Italia su questo argomento che segni comunque il primo passo su una materia che è per definizione in costante evoluzione.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!







Tre mezzi in fiamme nella notte in via Bovio, incendiati anche due cassonetti