Banca in via Sant’Elìa, Franco Cannillo: «Il Comune ha concesso l’agibilità per “uffici”»

La Redazione
Il certificato di agibilità rilasciato dal Comune

Con una lettera alle forze politiche, l'imprenditore interviene sulla vicenda relativa all'apertura della banca in un immobile di sua proprietà: «destinazione d'uso è per "uffici" e non "uffici pubblici"»

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Con una lettera aperta alle forze politiche, Franco Cannillo interviene sulla vicenda relativa all’apertura della nuova banca in via Sant’Elìa all’interno di un immobile di proprietà dello stesso imprenditore coratino.

Sulla palazzina – finita al centro di un vivace dibattito politico – pende attualmente un procedimento avviato dal dirigente comunale all’urbanistica per “utilizzo non conforme alla destinazione d’uso“.

Questa mattina, inoltre, tre consiglieri di minoranza hanno presentato alla Procura della Repubblica di Trani una denuncia riferita «sia all’abuso edilizio che alla delibera urgente con la quale è stato deciso di richiedere un parere legale a spese del Comune».

La vicenda, com’è noto, ruota attorno alla destinazione d’uso dell’immobile che da alcuni giorni ospita l’istituto di credito.

Secondo quanto emerge dalla richiesta di parere legale formulata il 10 ottobre scorso dal dirigente all’urbanistica, la palazzina sarebbe vincolata da una destinazione d’uso che consentirebbe di utilizzarla solo per ospitare uffici pubblici.

Nella sua lettera, invece, Franco Cannillo riferisce di una destinazione d’uso dell’immobile relativa ad “uffici” e non ad “uffici pubblici“. In particolare Cannillo afferma che «il Comune rilasciava il permesso di costruire, cui seguiva una variante (ad Uffici) ed il conseguente rilascio del certificato di agibilità nel quale, con riferimento all’intero fabbricato, testualmente si certifica “…da adibirsi ad uffici”».

 

Di seguito il testo integrale della missiva a firma di Franco Cannillo.

«Le considerazioni diffuse in questi giorni attraverso gli organi di informazione, sommate ai commenti pubblicati sui social network, denotano la necessità di fare luce sulla questione della palazzina di via Lago dei Viti, che assume sempre più connotazioni politiche, anziché dirimersi in ambito amministrativo. Sebbene sia abituato da sempre a rispondere con i fatti, ho ritenuto fosse necessario farlo anche con le parole, per evitare che il silenzio sia mal interpretato.

Entrando nel merito della questione, è doveroso precisare che l’iter burocratico che ha portato alla costruzione della palazzina, come alcuni vostri esponenti ben sanno, affonda le sue radici in epoche ed in provvedimenti ben antecedenti alla convenzione del 13 novembre 2000, da molti ritenuta la “pietra miliare” della vicenda.

In realtà, infatti, già nel 1997 il P.E.E.P., lo strumento urbanistico approvato dal Consiglio Comunale, indicava l’area in questione come destinata ad “Uffici”. La dizione “uffici pubblici” appare solo molto dopo, in ambito di convenzione che, come i tecnici ben sanno, non è di per sé un provvedimento modificativo di uno strumento urbanistico. In seguito, il Comune rilasciava il permesso di costruire, cui seguiva una variante (ad Uffici) ed il conseguente rilascio del certificato di agibilità nel quale, con riferimento all’intero fabbricato, testualmente si certifica “…da adibirsi ad uffici” (foto in alto a destra, ndr).

Alla convenzione veniva data puntuale esecuzione attraverso la stipula del contratto di locazione con il Comune che, dopo qualche anno, esattamente il 31 dicembre ’11, riteneva di recedere dallo stesso.

Dopo un lungo inutilizzo (ahimè), da qualche mese l’immobile è stato concesso ad un istituto di credito in virtù di regolare contratto di locazione ad uso ufficio. L’esigenza di chiarire un equivoco, non certo originato dagli atti amministrativi, quanto dal clamore politico e mediatico che su questo immobile si è sempre riversato mi ha portato a presentare un’istanza al Comune, per la quale resto in attesa di risposta.

Ciò premesso, resto a vostra disposizione, nelle sedi e nei tempi che riterrete più opportuni, con la speranza di poter contribuire a dirimere definitivamente una questione che si è fatta indebitamente fumosa, instillando nell’opinione pubblica dubbi sulla condotta del sottoscritto».

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Commenti

  • nunzio.calo (utente non verificato)

    Io credo che bisognerebbe anche provare che in altri casi il Comune abbia rilasciato certificati di agibilità “a uso ufficio pubblico”. Poi non sono certo che la destinazione d’uso di una unità immobiliare debba rilevarsi dal certificato di agibilità, bensì dal permesso di costruire o da titoli abitativi di diversa natura. Cosa dice, quindi, il permesso di costruire?

  • Gabriele de (utente non verificato)

    non avevamo nessun dubbio che avrebbe avuto l’agibilità…ci mancherebbe !!