Immigrazione e pregiudizio. Car: «Ad un mese dall’aggressione di B.B. nulla è stato fatto»

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Car: «Imbarazzante silenzio calato sulla vicenda nonostante gli accorati propositi di Amministrazione ed Ente attuatore (Arci Territoriale di Bari)»
Corato against racism torna a far sentire la propria voce e riaccende l’attenzione sul progetto Sprar e sull’aggressione subita dal giovane B.B.
«Rieccoci – scrivono da Car-. Scrollata appena di dosso la polvere che abbiamo sollevato con la nostra prima iniziativa pubblica, vorremmo parlarvi di cosa è cambiato, di quante sinergie si sono attivate attorno all’ormai celeberrima vicenda del Progetto Sprar coratino, ma con immensa desolazione siamo costretti a rimandare a data indefinita questo proposito, impossibilitati dall’imbarazzante silenzio calato sulla vicenda, nonostante gli accorati propositi di Amministrazione ed Ente attuatore (Arci Territoriale di Bari).
A un mese dalla conferenza “Una città che accoglie? Sprar, immigrazione e pregiudizio” che ha visto una Biblioteca gremita di persone desiderose di risposte concrete, infatti, non è stato fatto nulla né in materia di informazione, né di trasparenza o miglioramento del servizio. Non si sono viste né “le attività di conoscenza” che l’assessore Mintrone diceva già un mese fa di star pianificando, né l’impegno “ad andare in ogni vicolo di Corato a citofonare ad ogni persona per spiegare tutto quanto, per spiegare chi sono questi ragazzi, da dove vengono, perché sono qui”, prospettato dal Presidente dell’ente attuatore.
Ma si sa, accoglienza e integrazione si costruiscono umilmente, lontano dai riflettori, attraverso il lavoro quotidiano. Ce lo hanno spiegato proprio i referenti dell’Arci Bari, che in tanti anni di gestione dei progetti di seconda accoglienza nella nostra provincia, hanno fatto di questa riservatezza una missione di vita, e per questo sono stati pubblicamente stigmatizzati dai cattivoni di Car (Corato against racism), che hanno osato supporre l’esistenza di una serie consistente di criticità nella gestione dei progetti.
La gravità dell’episodio, che ha acceso i riflettori sulla recrudescenza di intolleranza e razzismo in città e ha posto all’attenzione collettiva il problema delle politiche di accoglienza, ci impone una mobilitazione di ampio respiro, debordante dai confini dello Sprar coratino, e declinata sul duplice binario della vertenza politica e dell’integrazione concreta. Car sta facendo la sua parte, ma prima di parlarvi di cosa vogliamo essere e quello che intendiamo fare, siamo costretti nostro malgrado a fare mea culpa. Sull’Arci Bari ci eravamo sbagliati, non è come pensavamo, è decisamente peggio.
Ok, l’abbiamo fatta grossa: dopo anni di gestione indisturbata dello Sprar territoriale, anni di segnalazioni incrociate sulle numerose inadempienze del progetto, anni di richieste di trasparenza e sinergia da parte dei circoli e di associazioni, sistematicamente ignorate, abbiamo convocato un’assemblea pubblica tematica su razzismo e politiche di accoglienza, chiamando in causa direttamente l’ente attuatore, e la responsabile del progetto Sprar (Livia Cantore), interlocutrice cosi ambita e intangibile, che ci pareva quasi oltraggioso averla indotta ad accettare il nostro invito spinta dall’enorme clamore nato attorno alla vicenda.
E non solo abbiamo osato profanare l’alone mistico che ha sempre avvolto il progetto Sprar territoriale, ma abbiamo osato fare l’elenco delle numerose inadempienze del progetto chiedendoci/vi se fosse possibile che la continuità gestionale di un progetto cosi delicato come lo Sprar potesse essere rinnovata con tutte le sue carenze e per di più nel clima di cronica e arbitraria disinformazione che lo ha sempre avvolto.
Tuttavia, la reazione che pare essersi prodotta è quella di un clima pesante e ostile verso i singoli e le associazioni che hanno in prima persona messo a nudo il sistema Sprar. Questo ci fa ancora più convinti di aver spezzato il muro di omertà e disinformazione che ha ammantato il sistema di seconda accoglienza per troppi anni. Se l’orizzonte normativo in materia di immigrazione ci consegna una situazione in cui si chiama accoglienza la segregazione, la criminalizzazione, la detenzione amministrativa, lo sfruttamento e la discriminazione dei migranti è altrettanto vero che bisogna presidiare lo spazio dell’accoglienza affinchè non divenga luogo di approssimazione e burocratizzazione del dolore che spinge i nostri fratelli alla fuga.
Non ci interessa cosa è, o è diventata l’Arci, siamo convinti che sono molti i tesserati o simpatizzanti che rigettano queste pratiche e queste modalità di intervento nel sociale e che vorrebbero impegnarsi in una vera e trasparente attività di accoglienza e inserimento, aiutando tutti i migranti che si succederanno nei progetti Sprar a Corato, a essere parte effettiva della comunità.
La lotta al razzismo può essere condotta solo frontalmente, senza ambiguità o paure. Noi abbiamo appena cominciato».
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