Marina Mastromauro: «Tentano di chiudere l’ospedale con modalità sottili. Facciamoci sentire»

La Redazione
Marina Mastromauro

«Mi auguro che il nostro Comune, nella persona del nostro Sindaco unitamente alla maggioranza e all’opposizione, prendano una posizione ferma per evitare ogni ridimensionamento. Ma sta soprattutto a noi cittadini far sentire la nostra voce»

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Una lunga lettera in cui si punta il dito contro chi vuole smantellare l’ospedale “Umberto I” di Corato privandolo delle sue colonne portanti, dal punto nascita alla cardiologia.

L’ha scritta Marina Mastromauro, amministratore delegato del Pastificio Granoro che da tempo supporta concretamente la struttura ospedaliera coratina. L’ultima iniziativa in ordine di tempo è stata il Progetto Media che – oltre alla realizzazione di visite cardiologiche gratuite ai ragazzi di tutte le prime scuole medie di Corato – ha consentito di donare al reparto di cardiologia un elettrocardiografo portatile, quattro monitor multiparametrici, un ecografo cardiaco portatile e un kit hi-tech per le prove da sforzo.

La Mastromauro denuncia: «E’ da anni e anni che con cadenza periodica si tenta di “depotenziare” l’Ospedale cittadino, in modo da “renderlo” antieconomico e giustificarne la definitiva chiusura. Vogliamo finirla di pensare che la Sanità e la Scuola debbano rispondere solo a parametri numerici?

Mi auguro – è il suo appello – che il nostro Comune, nella persona del nostro Sindaco (che ha recentemente smentito la chiusura del punto nascita, ndr), unitamente alla maggioranza e all’opposizione, prendano una posizione ferma per evitare ogni tentativo di smantellamento o anche di semplice ridimensionamento. Ma sta soprattutto a noi cittadini far sentire la nostra voce e non permettere più che si decida senza tener conto di noi, della nostra salute e del nostro diritto alla cura e quindi alla vita».

Di seguito il testo integrale della lettera a firma di Marina Mastromauro.

«Ho letto giorni fa sulla Gazzetta del Mezzogiorno del piano di Riordino Ospedaliero Regionale che prevede, fra le altre cose la chiusura dei punti nascita di Corato, Grottaglie e Copertino.

E’ intrinseco, penso, fra me, trattandosi di piano di riordino, che si prevedano riorganizzazioni e riassetti, tagli da un lato e potenziamenti dall’altro. Mi chiedo, anche, perché non si proponga (quasi mai) di valorizzare ciò che di buono esiste già, migliorandolo e rendendolo più adeguato alle esigenze del territorio.

Il Nord Barese presenta uno sviluppo urbano sui generis, i paesi ubicati in questo territorio della provincia di Bari hanno ciascuno un alto numero di abitanti, più popolose rispetto ad alcune città capoluoghi di provincia delle regioni del Centro Italia, come le Marche o la Toscana.
Come si può pensare di chiudere o ridimensionare gli Ospedali di paesi come Corato, Molfetta, Trani e altri limitrofi che hanno ognuno una media di abitanti di 45/50.000 abitanti con punte di 80.000 e oltre?

Perché non potenziare e valorizzare, di ogni realtà ospedaliera già presente, il know how, le conoscenze, le capacità professionali specifiche in modo da fornire ai pazienti nel raggio di 20/25 km. tutto ciò di cui hanno bisogno, per rivolgersi, invece, al Policlinico di Bari o agli ospedali di Carbonara o Foggia o S. Giovanni Rotondo e simili solo per patologie che si presentano complesse e che hanno bisogno di reparti molto specialistici ? Se i piani di riordino rispondono alle esigenze/necessità, giuste e saggie, di risparmiare, eliminare gli sprechi e rendere la sanità più efficiente, perché allora disattivare interi reparti, sale operatorie, macchinari rimodernati da poco tempo e funzionanti?

Tornando all’Ospedale di Corato è chiaro che con l’affermazione riportata dal quotidiano, l’Ass. Regionale alla Sanità Dott. Pentassuglia ne stia preannunciando, senza dirlo esplicitamente, la definitiva chiusura, in quanto il reparto di cui si parla nell’articolo è uno dei fulcri dell’Ospedale in questione. Mi riferiscono che se un reparto non raggiunge un minimo di ricoveri l’anno, se non erro almeno 500, esso risulta antieconomico.

Non capisco allora perché voler annoverare fra i reparti da chiudere quello di Ostetricia e Ginecologia di Corato che registra più di 1.400 parti l’anno con partorienti che provengono anche dai paesi vicini, in quanto trovano nel nostro ospedale una “accoglienza” fuori dal comune; perché da anni vi operano medici e personale infermieristico di grande professionalità e umanità che hanno reso quel reparto, col loro lavoro, efficiente, pulito, affidabile; perché l’Ospedale di Corato è ubicato in una zona non tanto lontana dal paese, circondato da campagna e non da squallide e tristi costruzioni; perché è ordinato, perché le camere, spaziose, sono a 2 massimo 3 letti e dotate di bagno; perché da alcune finestre in lontananza si vede il mare (e sappiamo quanto un ambiente accogliente, i colori, il luogo contribuiscano ad una più veloce guarigione), in una parola perché è un ospedale umano.

Mi riferiscono che fra le motivazioni per cui si vuole chiudere la Ginecologia dell’Ospedale di Corato è l’assenza del Reparto di Neonatologia. Ma anche questa “mancanza” è “voluta” nel senso che non avendola mai inserita come centro di costo non se ne è mai certificata l’esistenza, pur essendoci 6 posti letto e un medico, il Dott. Vincenzo Tota, che si dedica anima e corpo da anni al proprio lavoro.

Occorrerebbe, poi, davvero poco per rendere operativo, a supporto del centro nascite, l’emoteca e l’UTIC, le cui assenze vengono portate anch’esse come giustificazione della ipotizzata chiusura. 

E’ da anni e anni che con cadenza periodica si tenta di “depotenziare” l’Ospedale cittadino, in modo da “renderlo” antieconomico e giustificarne la definitiva chiusura. Ricordo che Corato, già negli anni ’90, aveva un centro di Fecondazione Assistita (per quegli anni all’avanguardia), voluto fortemente dal bravo Dott. Mariano Cantatore, assieme ad un gruppo di lavoro di medici e paramedici di alta professionalità, per quegli anni all’avanguardia, che registrava un’alta incidenza di risultati positivi, con pazienti che venivano anche da regioni del Centro Italia. Dopo un po’ di anni di funzionamento è stato chiuso, disperdendo professionalità, attrezzature, anni di lavoro.

E’ quanto sta accadendo, ma è iniziato da qualche anno e precisamente dalla morte del Dott. Libero Bruno (chirurgo capace e umano, medico di grandi capacità professionali e umane), al reparto di Chirurgia, sempre del nostro Ospedale. Il Dott. Bruno ne aveva fatto un reparto modello, ordinato, luminoso, professionale; tanti pazienti preferivano Corato agli ospedali presenti nelle loro città. Medico talmente buono e generoso, da non temere la “concorrenza” di chirurghi altamente specializzati che avrebbero potuto “offuscare” la sua bravura. Per lui importante era la salute dei pazienti e la risoluzione della patologia.

Infatti, il Dott. Libero Bruno, usufruendo di una opportunità che i regolamenti sanitari consentivano, chiamava ad operare da altri ospedali, sempre pubblici, chirurghi del calibro e della fama del Prof. Memeo o altamente specializzati come il Dott. Puglisi che in quegli anni nel nostro ospedale eseguiva interventi in laparoscopia. Con questa modalità da un lato veniva soddisfatto il principio di efficienza delle sale operatorie e del personale specializzato che altrimenti sarebbe stato sottoutilizzato, e dall’altro una funzione sociale, perché evitava ai pazienti e ai familiari di vivere il disagio di recarsi lontano dal luogo di residenza per fornire assistenza ai propri cari.

In quegli anni con il Dott. Porcelli, anestesista fra i migliori d’Italia e che aveva lavorato per tanti anni nel nostro Ospedale, si creò una equipe di medici, anche in questo campo, di notevole livello professionale che aveva la sua ragion d’essere, perché a “servizio” dei reparti di Ostetricia e Ginecologia e di Chirurgia, che avevano molte richieste di ricovero da soddisfare.

Sono circa 3 anni e ogni anno è sempre peggio, che si sta facendo di tutto per portare il Reparto di Chirurgia sotto i livelli minimi di efficienza: sottraendo personale, non fornendo la presenza del doppio chirurgo in sala operatoria, per impedirne il corretto e normale funzionamento, così che i ricoveri e le operazioni risultino numericamente troppo basse per giustificarne l’esistenza. La conseguenza, a brevissimo, sarà che il reparto di Chirurgia si chiuderà, perché non sarà economico. Le sale operatorie che fine faranno? E tutte le attrezzature presenti? Buttate alle ortiche?

Ed è proprio in questi giorni che giunge anche la deliberazione del Direttore Generale della ASL BA nr. 1705 del 17/09/14 avente ad oggetto “ Modifica delibera n. 1849 del 31/10/12 relativamente all’allocazione di n. 6 (sei) posti di dirigente medico senza variazione di spesa”, in cui al punto F (non riportato in oggetto, né in premessa, quasi si volesse occultare questo punto della delibera) si afferma “Di stabilire che la Cardiologia del P.O. di Corato è stata classificata dal regolamento regionale n. 36 del 28/10/2012 in Unità di Cardiologia senza Area critica, pertanto, in tal senso da correggere i provvedimenti aziendali che riportano la dizione “con Area critica” in “senza Area critica”; in parole povere la Cardiologia del nostro Ospedale viene declassata a semplice reparto di medicina rendendolo non più idoneo, solo sulla carta, al ricovero di pazienti ad alto rischio. Si noti che a Corato è presente la guardia attiva cardiologica h24, che in data 10/05/13 veniva riportata, relativamente al Presidio Ospedaliero di Corato la dicitura “Cardiologia con Area Critica”.

Ancora una volta si attua con modalità sottili, ma che a lungo andare porteranno agli effetti voluti, il depotenziamento e quindi lo smantellamento di un reparto dove opera un equipe medica diretta egregiamente dal bravo Cardiologo Dott. Paolillo e un corpo infermieristico di alto livello professionale e soprattutto umano. Da quando il Reparto di Cardiologia, si è dotato di ben 8 posti letto ha avuto ricoveri sin dal primo anno di 500 e più pazienti ed ha accolto negli ultimi due anni pazienti instabili e ad elevata complessità clinica come si conviene ad un reparto Intensivo e come d’altronde è desumibile dai continui trasferimenti presso le strutture HUB previa stabilizzazione clinica.

E’ inoltre importantissimo supporto ai tanti pediatri di Corato che possono finalmente contare sull’appoggio di un referto cardiologico per tutti quei casi dubbi che riscontrano durante i controlli medici che effettuano di routine sui piccoli pazienti ed inoltre è fondamentale per il Reparto di Ginecologia e Ostetricia, essendo i due reparti intrinsecamente connessi fra loro. I Cardiologi di questo reparto hanno inoltre attuato in modo del tutto gratuito incisive iniziative nel sociale, come il Progetto Media: visite cardiologiche gratuite ai ragazzi di tutte le Prime Scuole Medie di Corato, per un totale di 500 visite annue, senza percepire alcun compenso e svolte fuori dagli orari di lavoro.

Con le donazioni ricevute il reparto è dotato di un elettrocardiografo portatile, quattro monitor multiparametrici, un ecografo cardiaco portatile e un Kit Hi-Tech per le prove da sforzo. Anche tutto ciò dovrà essere dismesso e abbandonato? In questo reparto giungono pazienti non solo da Corato e dalle cittadine vicine, ma anche da paesi più lontani, da sud di Bari.

Se non si vuole riconoscere che questo reparto funzioni con efficienza così come sta facendo come mai i pazienti giungono da così lontano? Se si afferma che bisogna eliminare alcune unità cardiologiche, perché non raggiungono i numeri che ne giustificano l’esistenza, e quindi i costi per mantenerle, perché spesso i malati sono costretti ad allontanarsi di molti chilometri da casa? Per chi è malato di cuore e soffre di complicanze cardiocircolatorie solo la tempestività dell’intervento può salvargli la vita: la lontananza e quindi il pur minimo ritardo può portare alla morte. Ci si rende conto dei disagi che vive il paziente quando ha i parenti troppo lontani dal luogo di degenza?

Con il poco tempo disponibile che ha il personale infermieristico, durante lo svolgimento del proprio lavoro (personale spesso insufficiente per le note esigenze di contenimento dei costi), tutti sappiamo per esperienza personale o che ha riguardato persone care, che chi è ricoverato attende con ansia che qualcuno di famiglia lo lavi e lo cambi durante il ricovero. Spesso è lo stesso personale infermieristico che chiede che vi sia l’assistenza di qualcuno di famiglia. Ci si rende conto che la distanza complica la vita di ammalati e parenti? Vogliamo finirla di pensare che la Sanità e la Scuola debbano rispondere solo a parametri numerici?

Nemmeno le aziende oggi si basano più solo su simili parametri, ma si chiede, si auspica, si pretende che svolgano un compito etico, sociale, formativo. Sembra ormai un “esercizio di stile” chiedere che il privato si attenga a questi principi, mentre il pubblico che pur dovrebbe costituire l’esempio a cui ispirarsi, se ne discosta sempre più.

Continuo a non capire perché in ambito sanitario il raggiungimento dell’efficienza debba necessariamente implicare tagli e riduzioni e non invece una gestione migliore più attenta e saggia delle risorse, senza sottrarre servizi e prestazioni, pagate con i denari di noi cittadini: che fine fanno interi reparti, letti, macchinari, sale operatorie ogni qualvolta si decide di ridimensionare interi reparti e/o ospedali? E con essi i medici, il personale, la cui formazione è anch’essa un costo affrontato con il denaro pubblico, cioè di tutti noi

Perché non potenziare e migliorare, anche sotto il profilo strutturale, reparti che in alcuni ospedali del Nord Barese sono già delle aree di eccellenza con dottori e personale infermieristico di alto livello? Penso ad esempio a Reparti come l’Ematologia di Trani o a quello di Malattie Infettive di Bisceglie, in cui medici preparatissimi lavorano in ambienti, che per la delicatezza delle patologie che vengono curate, dovrebbero essere asettici ed estremamente igienici.

All’ingresso di essi si richiede, giustamente, che i visitatori indossino le mascherine, ma poi ti guardi intorno e noti che i muri sono scrostati, gli infissi delle finestre ricettacolo di polvere e insetti, i davanzali sono coperti di escrementi di piccioni, per cui per aprirle anche solo per consentire il normale ricambio d’aria nelle camere, è consigliabile utilizzare i guanti. Allo stesso modo se si osservano i letti, i comodini e gli armadi mai disinfettati nel passaggio da un paziente all’altro. Parliamo di reparti delicatissimi, in cui il rischio di contrarre le cosiddette infezioni ospedaliere è altissimo ed è spesso causa di aggravamento delle patologie per cui si è in cura in quei reparti al punto che possono essere esse stesse causa di decesso.

I reparti di neurochirurgia, ad esempio, sono reparti indispensabili, ma meno diffusi sul territorio perché richiedono, credo, personale medico e paramedico molto specializzato, attrezzature e sale operatorie moderne e dotate di strumentazioni all’avanguardia. La neurochirurgia dell’Ospedale Di Venere di Carbonara è dotata di tutte queste caratteristiche positive, ma quando si entra nel reparto dove sono ricoverati i malati ci si rende conto di quanto siano grandi le carenze strutturali e quanta poca cura e attenzione ci sia nei loro confronti. Le camere sono da 4 a 6 letti, uno accanto all’altro, senza spazio nemmeno per una seggiola per far accomodare chi è lì per accudire il proprio caro, le camere sono prive di bagno, la sofferenza di ognuno è sotto la vista di tanti.

Coniugi anziani in piedi per ore, di giorno e di notte, per seguire il coniuge allettato. In un luogo dove spesso le operazioni riguardano il cranio e richiedono lunghi giorni di drenaggio il grado di pulizia dovrebbe essere alto, la promiscuità ridotta al minimo, ecc. ecc. Ma non è così. Io davvero non so come facciano i medici ad avere comunque la pazienza, la forza e il coraggio di svolgere il proprio lavoro in simili condizioni. Sono queste le carenze a cui occorre porre rimedio cercando, nel voler razionalizzare e ottimizzare i costi della sanità, di non attuare mai tagli lineari, privilegiando un confronto continuo con chi lavora nelle strutture ospedaliere ogni giorno per entrare nelle viscere dei problemi e delle esigenze.

In merito al futuro dell’Ospedale di Corato mi auguro che il nostro Comune, nella persona del nostro Sindaco, unitamente alla maggioranza e all’opposizione, prendano una posizione ferma per evitare ogni tentativo di smantellamento o anche di semplice ridimensionamento. Ma sta soprattutto a noi cittadini far sentire la nostra voce e non permettere più che si decida senza tener conto di noi, della nostra salute e del nostro diritto alla cura e quindi alla vita.

Non è più possibile continuare ad accettare in silenzio scelte attuate sulla nostre teste. Noi cittadini abbiamo il diritto di difendere il nostro diritto alla sanità, di sapere come vengono utilizzati i nostri soldi, quelli che versiamo pagando le tasse, come si pensa di spenderli in occasione di riorganizzazioni e conoscere perché alcune scelte vengano preferite ad altre. Non dobbiamo e possiamo più accettare, secondo me, che altri decidano senza darci conto di alcunché. Credo che bisogna avere il coraggio di dire basta a questo modo di gestire una “cosa (la res latina) pubblica”, come la sanità, come fosse proprietà della politica e dei partiti che si alternano nella gestione del potere, alla mercé di dirigenti, dei loro capricci e delle loro aspettative e connessi purtroppo troppo spesso al mero raggiungimento di obiettivi esclusivamente personali».

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Commenti

  • rosyrosy (utente non verificato)

    Se tutti fossimo ’agguerriti’ e ’coratini’ come le Mastromauro, tutto andrebbe molto meglio: avanti, coratini: la città è nostra e dobbiamo valorizzarla e amarla sempre di più!!!!

  • fiore aldo (utente non verificato)

    Come non essere d’accordo con la Mastromauro . A nome mio e dell’ Interassociativo ” TERRITORIO – AMBIENTE – SALUTE ” , sosteniamo che la SALUTE BENE COMUNE va salvaguardata e tutelata. Certamente svuotando di servizi e prestazioni specialistiche il nostro nosocomio alla fine ci troveremo con un punto di primo soccorso. Non demordiamo ed impegniamoci con azioni mirate affinché la nostra Corato continui ad avere sempre più un Ospedale d’eccellenza. UNIAMOCI – PARLIAMONE – Siamo disponibili ad un incontro CON TUTTI – ALDO FIORE 3351212714