Progetto “Sprar”, parla l’Arci: «I rifugiati non sono qui per togliere il lavoro ai coratini»

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Dopo l’incresciosa sassaiola di cui sono stati vittime i rifugiati gambesi ospiti della città e il pestaggio ai danni di B.B., è emersa la necessità di fare ulteriore chiarezza sul funzionamento dello Sprar
“Le parole sono pietre” direbbe Carlo Levi e, tuttavia, pure il silenzio può esserlo. Talvolta.
Quindi, dopo l’incresciosa sassaiola di cui sono stati vittime i rifugiati gambesi ospiti della città e il pestaggio ai danni di B.B., è emersa la necessità di fare ulteriore chiarezza sul funzionamento dello Sprar (il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati promosso dal Ministero dell’Interno) per evitare equivoci di fondo.
Lo abbiamo fatto con i vertici dell’Arci di Bari – il presidente dell’associazione, Luca Basso, e la responsabile del progetto di accoglienza, Livia Cantore – “ente gestore” del progetto di accoglienza “La nuova dimora” che, appunto, si inscrive nell’ambito dello Sprar.
Sul progetto Sprar e la sua attuazione “Car” (Corato against racism) – il movimento di cittadini e associazioni sorto “dal basso” per manifestare solidarietà alle vittime dell’aggressione – e la Caritas cittadina hanno espresso qualche disappunto, a partire dalla scelta dell’appartamento in piazza Abbazia.
Basso – Innanzitutto, colgo l’occasione per approfondire l’informazione sullo Sprar: i rifugiati non alloggiano in case del Comune o in case popolari, e percepiscono 21 euro a settimana, tre euro al giorno e non trenta come si sente dire in giro; si tratta di fondi del Ministero dell’Interno che arrivano dall’U.E. proprio per i richiedenti asilo. I ragazzi ospitati a Corato come in altri Comuni non sono migranti economici, infatti, ma persone che fuggono da situazioni di pericolo nei loro Paesi, in qualche caso mai uscite prima dal loro villaggio. C’è tutta una serie di leggende metropolitane che circolano sui beneficiari dell’accoglienza, probabilmente messe in giro ad arte per creare malcontento.
Vengo al punto. Siamo disponibili a potenziare la comunicazione sullo Sprar, questa è una critica che accolgo molto serenamente. Tuttavia, le accuse le respingiamo, pur nella piena disponibilità al confronto con chiunque e in qualunque momento. Quanto espresso dalla Caritas ci ha molto addolorato. Con le pietre ancora in casa, con i vetri rotti, leggere queste parole da un’organizzazione che è in trincea insieme a noi su questi temi ci ha addolorato e sorpreso. Uno dei ragazzi ci ha detto “è come se c’è un incendio e la colpa è dell’albero”. Naturalmente, siamo molto contenti che la condanna di quanto accaduto sia stata unanime, nessuno ha cercato di minimizzare.
Sulla scelta dell’appartamento?
Basso – La scelta di piazza Abbazia non è stata una scelta; trovare proprietari disponibili a dare in fitto una casa per questo tipo di progetti è difficilissimo. Anzi, stiamo cercando altre case; di recente abbiamo fatto di nuovo il giro delle agenzie immobiliari di Corato, ma ancora un’altra volta abbiamo fatto “filotto”: non ne abbiamo trovata una. Poi ci sono una serie di questioni legate all’arrivo dei fondi con cui coprire anche i canoni di locazione. E comunque, ci sono paesi in cui non abbiamo trovato neanche una casa.
Secondo alcuni componenti di altre associazioni coratine del terzo settore, ci sarebbe stata una sorta di protezione “eccessiva” che non avrebbe consentito loro di collaborare con l’Arci nell’integrazione dei rifugiati. Insomma, per una specie di eterogenesi dei fini la protezione si sarebbe trasformata in “isolamento”.
Basso – Questo è sintomo di un’informazione che va potenziata. Sicuramente, quando arrivano, questi ragazzi hanno bisogno di un momento di orientamento. Poi, ricordo che i ragazzi fanno lezioni di italiano in una parrocchia e qualche giorno fa c’è stato un bel momento conviviale con loro. Per il resto, i ragazzi non parlano bene la nostra lingua, quindi è inutile invitarli a un cineforum, ad esempio. Ricordo che tempo addietro alcuni cittadini volevano donare cinque magliette, però i rifugiati sono 30, fra loro sconosciuti, di etnìa, lingua, formazione e cultura diverse, e si tratta di un equilibrio molto delicato e complesso. Il punto è l’informazione.
Cantore – Era stata offerta anche la possibilità di frequentare una palestra per favorire l’integrazione, ma i rifugiati non avevano ancora l’identificazione in Questura, non avevano il permesso di soggiorno, l’assicurazione e il medico di base per i certificati. Arrivati nell’ottobre scorso, i rifugiati sono andati in Questura solo a gennaio.
Ci sono quindi tempi tecnici e criticità nello Sprar?
Basso – Ci sono criticità che sono state segnalate. Rispetto ai problemi, noi, anche per il tramite dell’Arci nazionale, abbiamo un approccio di vertenza; c’è un dialogo aperto con il Ministero per migliorare il progetto. Noi siamo in trincea viste le difficoltà e l’emergenza umanitaria in corso, con i barconi che continuano ad arrivare.
Cantore – Questi ragazzi sono arrivati a Lampedusa e, con un ponte aereo, a Corato, proprio pochi giorni dopo la tragedia che si consumò in mare, il naufragio che costò la vita a 300 migranti. Alla luce di quanto accaduto a Corato nello scorso weekend, mi chiedo cosa sia cambiato da quel momento, cos’è cambiato dalla visita di Papa Francesco? Quei migranti sono diversi da quelli ospitati qui? Quando arrivano a Lampedusa c’è un sentimento generalizzato di estrema pietà, poi? Giunti qui si crede che l’abbaino fatto per scelta, per una viaggio di piacere o per “rubare il lavoro a qualcuno”?
I ragazzi nordafricani che sono ospiti della città di Corato sono richiedenti asilo, a norma della Convenzione di Ginevra che ne disciplina condizioni e modalità, è corretto?
Cantore – Esatto, se la richiesta d’asilo ha esito positivo i richiedenti acquisiscono lo status di rifugiato e la relativa protezione internazionale.
A che punto è l’istruttoria?
Cantore – L’organo che esamina queste richieste è la Commissioni Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale di Bari. La Commissione si è espressa nel giugno o luglio scorsi: lo status di rifugiato è stato riconosciuto in favore di 17 dei 30 richiedenti asilo accolti a Corato. Gli altri hanno fatto ricorso al Tribunale. Si tratta di norme complesse e le situazioni dei rispettivi Paesi di provenienza sono molto diverse fra loro.
Domani pomeriggio (oggi per chi legge) c’è un momento di confronto pubblico, un dibattito sui fatti dello scorso fine settimana e sullo Sprar in generale. Voi vi parteciperete.
Basso – Si, vi abbiamo aderito con convinzione. È una prima importante occasione per migliorare la comunicazione intorno al progetto e alle sue modalità, sfatando i falsi miti che circolano sullo Sprar. Naturalmente, se c’è una disponibilità alla collaborazione, l’accogliamo di buon grado. La collaborazione serve.
Commenti
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Precisi e puntuali, i vertici Arci. Si parla di fondi europei: a fronte di 15 miliardi di euro dati dall’Italia, ne ritornano solo 9. Chi paga quindi, realmente, questo progetto di accoglienza? Poi sembra che sia tutto dovuto: “italiani, noi abbiamo deciso di fare così. Non fiatate, non reagite, non vi ribellate, tanto non ci interessa, anzi, vergognatevi se vi permettete di pensarla diversamente da noi. La crisi economica, i problemi e le tensioni sociali? Bazzecole.Tutto passa in secondo piano. L’importante è accogliere, accogliere, accogliere”. Così è stato deciso.
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viva il progressismo, viva l’arci. Loro si che sanno tutto! viva l’immigrazione. Viva il lavoro che non “viene tolto agli italiani (pare che agli immigrati precari in pubbliche amministrazioni sarà permesso fare concorsi pubblici). Prego signori venghino! venghino a frotte da dove vogliono tanto ci pensa l’arci a sistemar le cose. che andassero a vivere in casa loro se proprio ci tengono visto che i retrogadi coratini non vogliono dare la propria. non provo rabbia per gli immigrati ma solo per coloro che pensano di sapere
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Hanno ragione, non sono qui per lavorare ma per bivaccare a nostre spese.
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Meno male, pensavo di essere rimasta solo io a pensarla così, dopo gli ultimi avvenimenti di cronaca. Sother, ha scritto molto finemente quello che molti vorremmo gridare a squarciagola e anche con termini poco eleganti. Nessuno è razzista come qualcuno vuol far credere al mondo e poi, che lavoro devono rubare ai Coratini se c’è una carenza di occupazione spaventosa! Non scrivete sciocchezze, e cominciate a parlare dei problemi gravi dei vostri concittadini.







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