Dal transatlantico ai voli low cost. Storie di migranti tra passato e futuro

Giuseppe Gallo
Valigia di cartone

Nel chiostro del Municipio si è celebrata la "Giornata del lavoro pugliese nel mondo" tra commemorazioni, aneddoti, riflessioni e uno sguardo preoccupato all'avvenire

3 1 commento

Basta cercare. Nelle soffitte polverose e umide dei nostri nonni o nella memoria collettiva. Basta cercare e loro, le valigie di cartone, riaffioreranno. Come ieri, quando l’emblema dei fenomeni migratori ha trasformato il chiostro del Comune in cattedrale di riflessione.

Nel cinquantottesimo anniversario del disastro di Marcinelle (8 agosto 1956), l’Anci Puglia e il consiglio regionale hanno promosso la “Giornata del lavoro pugliese nel mondo”, attività di sensibilizzazione storica e di analisi delle prospettive future in merito ai flussi migratori. La tragedia della miniera belga fu una carneficina: 262 vite spezzate, di cui 136 italiani e 22 pugliesi.

Cosa è cambiato dall’epoca del “secolo breve” – come lo definì Hobsbawm – alla “società liquida” teorizzata da Bauman? Diversi intellettuali hanno versato fiumi di inchiostro, ma il paradosso più chimerico della quotidianità è forse il benessere senza occupazione, autentico genitore dei “bamboccioni”. I punti di contatto tra l’oggi e le grandi ondate del Novecento sembrano invece crescere a dismisura. Nel 2014 non c’è più chi sale su un bus privato per Napoli e poi su un transatlantico sgangherato che vedeva solo oceano per due settimane. Più nessuno si regge i pantaloni con lo spago. Oggi ci sono i voli low cost per l’Inghilterra. E se proprio si vuole andare lontano, basta un solo giorno per raggiungere gli antipodi dell’Oceania. Ma il Mezzogiorno si sta svuotando nuovamente, con Palermo, Bari e Napoli che detengono il triste record di allontanare da sé più giovani rispetto ad altre città. Ancora una volta, al di là dei cervelli in fuga, corrono via anche gli avambracci e le falangi dei camerieri. E non si tratta dell’unico risvolto. La medaglia ha anche un’altra faccia, quella delle spiagge bianche di Lampedusa, le carrette del mare e chi affoga con i propri sogni nel Mare nostrum.

Questioni scabrose, difficili da arginare. Forse è un po’ più immediato pensarci su e raccontare alle giovani generazioni un pezzo di storia italiana che profuma di stantio. Sapranno serbarne la memoria e far tesoro degli insegnamenti di chi ha tentato la fortuna. Le testimonianze non sono mancate, a partire da quella di un emozionato senatore Perrone. Anche il suo papà si imbarcò nel lontano 1951 su un gigante del mare e fece ritorno dopo tre anni. «Sono cose toccanti, ma devo essere grato ai sacrifici di quest’uomo. Il Venezuela e la Francia hanno dato una grossa mano alla crescita dell’economia coratina negli anni ’60», è il parere dell’ex sindaco.

L’iniziativa ha fortemente coinvolto le scuole. L’Iis Oriani – Tandoi, sotto la guida delle docenti Rossella De Benedittis e Laura Castrigno, ha dato forma a “La valigia dei saperi e dei sapori. L’emigrazione nella storia, nell’arte e nell’alimentazione”, una esaustiva mostra che ha raccolto reperti e curiosità, rigirando all’indietro le pagine della nostra storia. Curiose le ricerche realizzate sui meltin’ pot culturali e culinari. Notevoli anche le influenze avute dall’emigrazione nella musica che, in quanto parte integrante di un patrimonio culturale, non poteva restare indifferente al crogiolo.

I ragazzi del liceo artistico hanno poi dato lettura di una struggente rassegna stampa, quella del 9 agosto di cinquantotto anni fa.

A tutti gli studenti è andato il plauso di Concetta Olivieri, assessore alla pubblica istruzione: «Grazie per il lavoro profuso anche dopo la conclusione dell’anno scolastico». Poi un monito: «Spesso scegliamo di ignorare il nostro passato scegliendo di parlare di “emergenza umanitaria”, senza che siamo in grado di vedere negli occhi dei profughi il volto dei nostri nonni e genitori. Forse è perché non si coltiva abbastanza la memoria». Massiccia la presenza dell’amministrazione. Il vicesindaco Francesco Scaringella ha invece esortato i presenti ad «abbattere le barriere imposte dalla discriminazione per non leggere i fatti di cronaca in chiave eccessivamente semplicistica», mentre l’assessore ai servizi sociali e pari opportunità Adele Mintrone ha acceso i riflettori sulla stringente attualità del tema, tangibile anche a Corato che «è sempre più ricca, multietnica e dovrebbe valorizzare la diversità».

Le storie personali di chi decenni fa lasciò l’Italia sono illuminanti, istruttive e hanno spianato la strada a qualche lacrima sulle guance del pubblico. Arturo de Benedittis partì nel ’65 a bordo del “Surriento”, 15.350 tonnellate di stazza. Destinazione La Guaira, principale porto venezuelano a una manciata di chilometri da Caracas. «Eravamo in otto in una cabina di due metri quadri», ha spiegato. Un biglietto verso l’ignoto poteva valere dalle centocinquanta alle quattrocentomila lire, l’equivalente di ben venti mensilità di allora. Arturo ha scritto un libro e ha messo nero su bianco i suoi “Sprazzi di vita vissuta”. Vuole ardentemente «che i giovani conoscano il passato per forgiare il futuro». Oggi, però, «non si va più in questi paesi perché sono più poveri di noi». Opinione confermata dagli italo – venezuelani di Corato attraverso la proiezione di immagini crude e dello sfacelo provocato dal regime di Maduro. L’associazione di piazza Simón Bolívar è sempre più preoccupata per le sorti dei propri cari oltreoceano ed è stufa delle vessazioni del successore di Chávez, chiedendosi inoltre perché i media abbiano abbandonato la “piccola Venezia”. Presente anche una delegazione di coratini di Grénoble. Le automobili francesi targate “38” si sono fatte più numerose in città, a pochi giorni dalla festa patronale.

Tornando all’attualità di casa nostra, qual è la visione del mondo con cui i nuovi migranti si apprestano a lasciare l’Italia? Il Forum dei giovani ha proiettato il contributo di Martino Tempesta, start – upper residente in Polonia. Le sue parole sono allo stesso tempo di allarme e di speranza. Apulia dish esporta tipicità pugliesi e ha scelto la Polonia come sede fisica e legale perché Varsavia «sta vivendo un periodo di sviluppo e capitalizza al meglio i fondi europei. Noi siamo innamorati della Puglia. Selezioniamo il meglio dei nostri prodotti. Forse il nostro commercio si estenderà in tutta Europa. Non siamo esterofili, ma nello stivale occorre meritocrazia. Aprire un’impresa in Italia non sarebbe stato possibile a causa della sua struttura burocratica. Qui abbiamo compilato un form e ci siamo presentati a un appuntamento. Comunque avvertiamo il bisogno di tornare, mentre l’Italia dovrà importare cultura e civiltà».

Il primo cittadino Massimo Mazzilli si è riallacciato all’intervento di Martino per ricordare che «bisogna cancellare la sfiducia – ormai sport nazionale – al fine di dare ai giovani anche la libertà di sbagliare, a patto che abbiano idee e volontà. Per me è un piacere ma anche un dovere trasmettere loro questo messaggio poiché è scoraggiante ascoltare le confessioni di alcuni genitori che investono sull’avvenire dei propri figli e poi si ritrovano ad augurarsi che gli stessi vadano a cercare lavoro altrove».

Chissà se un giorno Martino avrà davvero voglia di tornare. Forse lo farà, e tornerà più ricco, più forte per dare uno scossone a questa Italia. La sfida del domani farà tesoro degli insegnamenti di ieri, ma “Pane e coraggio ci vogliono ancora / ché questo mondo non è cambiato”, cantava Ivano Fossati.

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Commenti

  • cataldo62 (utente non verificato)

    Bella iniziativa,( anche perchè se non si conosce il passato non si può programmare/progettare il fututro). Ad ogni modo spero vivamente che questa emorragia di giovani verso il noprd o peggio ancora l’estero finisca, Il sindaco Mazzilli sicuramente darà un impulso positivo affinchè i giovani restino nella propria città,(sopratutto sburocrattizzando e incentivando nuove attivtà), tra l’altro abbiamo dei cervelli eccellenti che andrebbero valorizzati e non sfruttati come purtroppo avviene. L’invito che faccio ai giovani e di credere in se stessi e di non demordere, abbiate fiducia nelle vostre capacità.Ve lo dice uno che all’età di 15 anni andava in giro per l’Italia a lavorare e adesso dopo quasi 21 anni è ritornato nella propria terra. CREDETECI