Politiche socio-culturali, le associazioni: «Servono forti sinergie interistituzionali»

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Il dibattito ha portato ad una serie di proposte relative alle politiche culturali del Comune di Corato e alla questione del patrimonio storico e turistico, da recuperare e valorizzare
Il Forum degli Autori ha proposto la costruzione di una rete interassociativa a sfondo socio-culturale per instaurare un rapporto collaborativo e proficuo con le istituzioni, a partire da quelle comunali.
Una prima riunione finalizzata a questo obiettivo si è svolta il 2 luglio nella sede dello Sporting Club. Erano presenti: Pro Loco, Cicres, Fidapa, Sporting Club, Assoc. “Bice-Fino”, Avuc, Comitato interassociativo “Territorio, Ambiente e Salute”.
Il dibattito animato dagli interventi di Antonio Mintrone, Vito De Leo, Nunzia Bevilacqua, Anna Mininno, Gerardo Strippoli, Renato Spina, Mimma Pappagallo, Adele Mintrone, Pina Grilli, e Aldo Fiore si è concluso con la formulazione dei più sinceri auguri alla nascente Giunta comunale. Sono state inoltre formulate una serie di proposte relative alle politiche culturali del Comune di Corato e alla questione del patrimonio storico e turistico, da recuperare e valorizzare.
«La premessa teorica dalla quale si è partiti – scrive Vito De Leo – risiede nella definizione stessa del concetto di politica culturale. Come articolazioni della società civile crediamo che fare politica voglia dire assumersi l’onore, l’onere e la responsabilità di immaginarsi e progettare il futuro a partire dallo studio, dall’ascolto e dall’analisi del territorio, degli operatori coinvolti e del tessuto urbano. La politica culturale deve essere quindi una politica in grado di immaginare, progettare e attualizzare il futuro riuscendo a valorizzare e incanalare le grandi energie creative presenti coniugandole con il sistema imprenditoriale e inserendole in una cornice coerente con le esigenze del territorio.
Più in concreto, è necessario ricucire il frammentato tessuto urbano rendendolo un sistema di relazioni orizzontali che sovvertano l’idea di una città dicotomica fatta di centro e periferie e la rovescino in quella di città policentrica, fatta quindi non più di porzioni di territorio slegate tra loro e con dislivelli in termini di investimento culturale ma, al contrario, costituita da veri e propri “centri” in dialogo tra loro e ognuno caratterizzato da una vocazione identitaria e da un’eccellenza culturale.
Per rilanciare Corato e renderla un riferimento nel territorio provinciale e regionale è necessario capire quale deve essere la chiave di lettura e quindi di scrittura/riscrittura delle potenzialità in ambito artistico-culturale. In altre parole, è necessario, da una parte, capire quali siano i modelli gestionali e organizzativi più idonei ed efficaci al fine di valorizzare il patrimonio (materiale e immateriale) esistente e, dall’altra, individuare la cifra culturale vincente di una città che, per le sue caratteristiche geografiche, sociali e storiche, deve trovare un percorso per collocarsi a pieno titolo nel panorama culturale contemporaneo.
Una simile operazione non può essere portata avanti dalla singola istituzione, qualunque essa sia, ma ha bisogno di forti sinergie interistituzionali e anche di un dialogo sempre aperto con chi concretamente “fa” e caratterizza il mondo della cultura in città».
«La nostra proposta – scrive nelle conclusioni De Leo – si basa sui seguenti presupposti teorici e valori, anche e non solo da un punto di vista turistico.
Mettere in rete: il patrimonio culturale, la biblioteca, le esperienze artistiche, i luoghi anche extra-urbani, gli operatori culturali e quelli economici, il pubblico e il privato. Valorizzando ogni territorio con particolare attenzione per quelli finora marginali si farebbe della cultura a Corato un volano economico coinvolgendo le diverse imprenditorialità e ponendo le basi per la realizzazione di un distretto culturale che stimoli contemporaneamente la creazione di un tessuto imprenditoriale integrato a livello orizzontale su una comune base culturale, con significativi incrementi del capitale umano, sociale e relazionale nonché del turismo culturale, esperienziale e creativo.
Reinventare la città su base culturale: fare di Corato un grande laboratorio urbano di sperimentazione e di ibridazione di linguaggi, un punto di snodo per itinerari culturali abitati e vivi capaci di sostituire alla mera fruizione il concetto di partecipazione e coinvolgimento attivo della cittadinanza; interpretare cioè la cultura nel suo senso più profondo ovvero come relazione e scambio continuo con l’altrove e con l’altro.
Innalzare e incentivare costantemente la qualità artistica e gestionale partendo dalla valorizzazione delle grandi risorse umane presenti e promuovendo un’offerta diversificata, plurale e sinergica.
Con la speranza di essere ascoltati, in via preliminare, alla presentazione del bilancio di previsione 2014 e della non ancora insediata Consulta della Cultura, formuliamo sinceri auguri di buon lavoro».
Commenti
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La cultura richiede sacrificio: muovere un arto (lavoro manuale) ci viene istintivo, ma per studiare ci vuole una precisa volontà. Prima l’acculturato veniva guardato con rispetto; ora invece, con la facile massificazione dei titoli di studio, la stessa “dottrina” (con eccezione dei titoli di altissimo prestigio) ha perso ogni valore, specie nella ricerca di un lavoro. Cercare di farle rivivere gli antichi splendori, è un compito arduo, ed il fatto che fra i conferenzieri non ci sia uno molto giovane, fa capire che l’encomiabile intento sia ammantato di un velo di nostalgia, non visto con occhio benevolo o interessato dai più giovani. Per me la cultura è tutto, visto che sta alla base dell’educazione, ma so valutare anche i cambiamenti che il tempo arreca alla società.







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