Musica, danza e recitazione. Il Tattoli-De Gasperi scende in piazza contro bullismo e indifferenza

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Con una serie di esibizioni di musica e danza gli studenti del comprensivo hanno animato piazza Sedile
I ragazzi dell’Istituto comprensivo Tattoli De Gasperi, in collaborazione con l’associazione culturale Cicres e il patrocinio del Comune di Corato, hanno allietato piazza Sedile con una serie di spettacoli. Le classi si sono alternate esibendosi in vari stili di danza.
I primi a scendere in campo sono stati gli alunni del laboratorio scolastico di “Danze popolari” che, muovendosi con armonia e leggerezza, hanno riproposto i balli folcloristici internazionali in una dimensione cosmopolita. I ragazzi hanno cercato di dar vita allo spirito della danza che non ha colore, né forma o dimensione ma abbraccia il potere dell’armonia, la forza e la bellezza che è dentro ciascuno e serve a spezzare le differenze e i pregiudizi che troppo spesso rischiano di inficiare il percorso di crescita nella scuola e nella vita.
Subito dopo è stata la volta degli alunni delle classi quinte della Scuola primaria con la performance “Le emozioni in musica”, conclusione del progetto scolastico “Musica e movimento” condotto dal maestro Luigi Palumbo. I bambini hanno iniziato ricordando la propria cittadinanza europea interpretando con il flauto l’Inno alla gioia, per poi passare ad esplorare le proprie origini e tradizioni intonando in vernacolo “Scazzamurriedd”, fino a concludere con l’Inno di Mameli.
Con “Figure e ombre: il mondo che ci circonda” hanno dato prova delle loro capacità gli alunni della scuola secondaria di 1° grado. Le grandi contraddizioni che attanagliano la società mondiale sono state passate in rassegna con spirito critico e propositivo. Un attimo di riflessione sui conflitti, difficoltà, miseria e sfruttamento che imperversano su troppi popoli e una viva speranza: conoscere e far conoscere la “Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia” è battersi per la sua applicazione.
Infine le stelle hanno illuminato il cielo della piazza creando un’atmosfera onirica che ha reso ancor più penetrante i sogni animati dei “Bulli da sempre…Ma non per sempre”. Una recita, un atto unico, scritto e diretto dall’insegnante Marinella Mintrone, per affrontare la difficile tematica del bullismo. Attraverso un percorso di esplorazione e introspezione psicologica, la prospettiva è stata quella del sogno di un bullo in cui prendono vita personaggi buoni e cattivi, reali e fantastici. Le fantastiche fate delle fiabe, il saggio Fedro, il severo giudice, lo statuario Edmondo de Amicis, Pinocchio e Franti, l’avvocato difensore, guidano il processo catartico del bullo nella cui esistenza c’è spesso un affetto mancato, una carezza negata.
Il messaggio chiaro è che la vittima va aiutata ma va aiutato anche il bullo a cambiare perché «in ogni storia di bullismo non c’è mai un vincitore e nemmeno un vinto: c’è solo un soggetto debole che se la prende con uno ancora più debole.
Il bullismo spezza i rami più belli che un ragazzo o una ragazza possiede».
«Spezzare l’indifferenza è possibile – dicono dalla scuola – è doveroso non sottovalutare ogni minimo campanello d’allarme, ascoltare il grido, spesso muto, di questi ragazzi. La scuola, la famiglia, la parrocchia, i servizi sociali, le associazioni culturali e sportive devono tenersi per mano per prevenire e combattere le situazioni di disagio e spezzare ogni forma di omertà.
Lo spirito di collaborazione è partecipazione che ha animato la serata è il miglior auspicio affinché il proverbio africano “Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio” si concretizzi».
Il presidente del Cicres Renato Spina, i docenti del comprensivo, il parroco della Sacra Famiglia don Fabrizio Colamartino, i genitori degli alunni, l’assistente sociale Mimma Pappagallo, l’insegnante Benedetta Caterina e le associazioni sportive, hanno dato volto a questa indispensabile alleanza.
Il dirigente scolastico Francesco Catalano ha condiviso e sostenuto il progetto, l’amministrazione comunale ha patrocinato l’evento e il sindaco Massimo Mazzilli è intervenuto esprimendo sensibilità e sostegno verso il mondo della scuola.
Commenti
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La grande sensibilità della maestra Marinella ha saputo trattare il difficile tema del bullismo trovando il giusto equilibrio tra leggerezza, comunicazione e profondità. Brava! E bravi tutti i bambini che ne hanno preso parte!
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E’ stata una prova sublime, incomparabile , eccezionale di ” buone pratiche ” didattiche , umane ,comunicative… curatissima in tutti gli aspetti, condotta con una maestria e un’umiltà incommensurabili ! Dire che è teatro per ragazzi è riduttivo, anche se è nato per loro. Di solito si attribuisce un valore limitato a ciò che proviene da attori così piccoli ,invece è stata un’ espressione di grande competenza a tutto tondo….Le parole non rendono il meritato apprezzamento! Complimenti a tutta la squadra, nessuno escluso! (ci tengo a sottolineare che sono una spettatrice qualunque ,non sono di parte! )
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Non mi sarei inserito, sia perché sono anch’ io socio del Cicres, sia perché non volevo dire cose banali. I due commenti giustamente favorevoli mi spingono però a far emergere la mia natura diversamente critica. Considerare il bullo una vittima, fa risolvere facilmente il problema della colpa e della coscienza: aiutiamolo, ha bisogno di comprensione, stiamogli vicino. Ma al bullo queste attenzioni non interessano affatto: lui è contento di essere tale ed agisce come un animale, con l’istinto, cioè, ereditato dal padre. E il padre, perché è così? Ecco il problema: saper rispondere a questa domanda. Ed il compito è molto più semplice di quello che non sembri…
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Credo che la posizione del sign. Sother venga palesemente smentita dalle più moderne scienze criminologiche. Ritenere la causa del bullismo la figura paterna è una grossa banalità oltre che una interpretazione di sapore freudiano a dir poco riduttiva, sorpassata ed anacronistica. “Il bullismo è una patologia relazionale del campo gruppale, che prende forma entro un gioco di collisioni reciproche improntate al mantenimento della dogmaticità e alla elusione della responsabilità”, afferma Di Maria. Caro signor Sother, il bullismo è una patologia multifattoriale e come tale provocata da una molteplicità di determinanti diverse tra loro ma in costante azione reciproca. La famiglia, e non solo il padre ( che poverino da solo non ha alcuna responsabilità) è solo una delle dimensione implicate e ritenute responsabili dell’aggressività adolescenziale. I fattori di gruppo favoriscono episodi di bullismo.
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All’interno del gruppo oggi assistiamo ad un indebolimento del controllo e dell’inibizione delle condotte violente e negative e si sviluppa una riduzione della responsabilità individuale. Per affrontare seriamente e professionalmente il delicatissimo problema del bullismo è necessario partire dal presupposto che anche i bulli sono delle vittime signor Sother; vittime di una mancato supporto di reti sociali, vittime di una profonda solitudine, di cui, ripeto, la famiglia è solo una delle colpevoli. Tutto questo si evince chiaramente dal lavoro teatrale dell’insegnante Mintrone Marinella, che in punta di piedi ha saputo rendere accessibile a tutti, con grande professionalità , un argomento tanto complesso. Ed è chiaro come questo splendido lavoro teatrale sia il frutto di uno studio approfondito del tema. Ah, dimenticavo……sono una esperta di scienze criminologiche che ha avuto l’onore di assistere a questa splendida rappresentazione.







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