Nubifragio, oltre 6mila euro di danni per ettaro di vigneto. Confagricoltura: «Un vero flagello»

La Redazione
Il nubifragio si abbatte sulla città

Donato Rossi: «In alcune zone la grandine ha letteralmente flagellato le nostre vigne danneggiando il raccolto in percentuali che possono variare dall’80 al 100%. In altre zone i danni ammontano al 10-15%»

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All’indomani dei temporali che hanno tenuto la città con il fiato sospeso per diverse ore, si iniziano a quantificare i danni subiti dall’agricoltura. Ad avere la peggio senza ombra di dubbio sono stati i vigneti e gli uliveti.

A tracciare un primo bilancio è Donato Rossi, responsabile locale di Confagricoltura e presidente nazionale di Federazione nazionale olivicoltura.

«Sono indispensabili ancora dei giorni per fare una valutazione precisa dei danni subiti dalla nostra agricoltura – afferma Rossi – ma su alcuni aspetti possiamo già dire che il bilancio è amaro».

I danni derivano essenzialmente da due fattori, da un lato la violenta grandine e dall’altro la pioggia, abbondate e concentrata in pochissimo tempo.

«In alcune zone – spiega Rossi – soprattutto da San Giuseppe verso Ruvo, la grandine ha letteralmente flagellato le nostre vigne danneggiando il raccolto in percentuali che possono variare dall’80 al 100%. In altre zone, dove la grandine è stata meno violenta, i danni ammontano al 10-15%».

Volendo fare una valutazione economica, pur consapevoli che il prezzo di mercato varia di anno in anno, «basta procedere come fanno gli istituti assicurativi» analizza Rossi.

«Si fa riferimento al valore medio di mercato dell’anno precedente. Tenendo presente che un quintale di uva lo scorso anno valeva circa 24-25 euro e che un ettaro di vigneto ne produce circa trecento, non si sbaglia di molto a stimare un danno apri a circa 6-7mila euro per ettaro di vigneto».

Per quanto riguarda gli ulivi invece le problematiche sono diverse perché i frutti sono ancora molto piccoli. Ciò che balza agli occhi è che in molti casi è il fatto che l’acqua, inondando i terreni, ha scoperto le radici degli ulivi.

«Questo – commenta Rossi – comporta un impegno di risorse economiche che supera la “cura ordinaria” delle piante. Gli agricoltori dovranno spendere diverse centinaia di euro per risistemare i terreni».

Ad aumentare la preoccupazione degli operatori del settore è il fatto che «si tratta di danni a breve e lungo termine. Oltre ad aver perso il raccolto di quest’anno delle vigne – conclude Rossi – si teme anche per i prossimi tre-quattro anni. Nei casi peggiori ci sono stati dei danni ai tessuti linfatici che per rigenerarsi avranno bisogno di tempi più lunghi. Adesso continuiamo a sperare che la stagione prosegua con parametri più regolari».

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