Sprazzi di neorealismo alla prémiere di “Pinuccio Lovero – yes I can”

Giuseppe Gallo
Pinuccio Lovero e Pippo Mezzapesa ospiti al cinema Alfieri

Una storia in agrodolce e un punto di vista alternativo sullo stato attuale della cosa pubblica

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L’arguzia e lo spirito della campagna elettorale sono degne dei politici più navigati. E c’è addirittura un programma concreto ricco di assolute novità. Il 15 maggio le sale cinematografiche hanno aperto le porte alla esilarante storia di Pinuccio Lovero, “incandidato” al consiglio comunale di Bitonto con un “logan” di tutto rispetto: “pensa al tuo futuro”. La promessa è quella di più “oculi” per tutti.

Il saluto del regista e del protagonista indiscusso ricorda che si tratta di un’idea nata per gioco. Mezzapesa si è subito «innamorato di un personaggio assolutamente cinematografico e del suo sogno di diventare custode del cimitero».

Non ci sembra esagerato scomodare i grandi maestri del neorealismo italiano. Il dialetto stretto e i sottotitoli indispensabili richiamano alla mente le scene dei pescatori di Aci Trezza in “La terra trema” di Luchino Visconti. Attori non professionisti portano storie di tutti i giorni sugli schermi del cinema. Anche l’estrazione politica del becchino è un anello di giuntura con le idee che imbevevano le pellicole del secondo dopoguerra. Le scene di vita familiare e gli spostamenti in sella a una Vespa 50 arancione conferiscono un tocco di italianità alle scene girate nei meravigliosi tramonti della terra di Bari.

L’attacchinaggio dei manifesti ricorda un altro capolavoro neorealista e le scene tragicomiche di “Ladri di biciclette”, con cui Vittorio De Sica portò a casa l’Oscar per il miglior film in lingua straniera.

La campagna elettorale portata avanti da Pinuccio e dal suo staff di spin doctor decisamente nostrani è “folle”, secondo Mezzapesa.
Pinuccio sogna di recitare con Lino Banfi o di ottenere una parte nelle vesti del fratello di Checco Zalone.

Superstizione, umorismo nero e marketing politico si intrecciano in un montaggio che si fa più incalzante quando il candidato si autopromuove a bordo di un carro funebre. I gesti e i volti dell’elettorato sono un misto di stupore e divertimento.

I paesaggi postmoderni della periferia bitontina fanno da sfondo alle presentazioni video dei consiglieri, ponendone in rilievo il dubbio gusto estetico e il trash. L’effetto grottesco è assicurato.

I giochi di parole e i doppi sensi basati sulla semantica della morte sono da scongiuri: la moglie di Pinuccio si sente una donna amata, perché lui la “fa vivere” e quando non è in casa “non c’è più vita”.

Una storia leggera, dunque, ma anche spontanea e ricca di tanta umanità che provoca anche un riso amaro o a denti stretti quando invita a riflettere da un punto di vista alternativo sullo stato attuale della cosa pubblica.

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