“Troppo amore sbagliato”, la campagna dei liceali contro la violenza sulle donne

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La campagna di sensibilizzazione è stata presentata in un convegno che si è svolto nell'agorà del liceo classico Oriani
“Oggi, il sesso debole è più forte”, recita lo slogan del numero telefonico unico dedicato alle donne che subiscono violenza. Nulla di più veritiero. Negli ultimi anni sono stati compiuti grandi passi in avanti verso una maggiore sensibilizzazione a partire innanzitutto dalle giovani generazioni. Ma tante mete sono ancora in attesa di essere raggiunte.
Con questo scopo preciso, studenti e studentesse del liceo Oriani si sono confrontati nella mattinata di mercoledì con professioniste ed esperte del settore: la psicoterapeuta Antonella Zotti del centro anti violenza “RiscoprirSi/Futura” di Andria e Lucrezia Catacchio, membro della Commissione Pari Opportunità Regione Puglia. La conversazione, introdotta dal dirigente scolastico Angela Adduci, è stata moderata da Giuseppe Cantatore, direttore editoriale di LiveNetwork.it e giornalista de “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Presenti anche le rappresentanti delle associazioni di promozione sociale “Adisco” e “Bice Fino”.
Sotto la guida della docente di comunicazione Adele Mintrone gli studenti hanno avuto l’opportunità di cimentarsi con la realizzazione di una incisiva videocampagna anti violenza intitolata “Troppo amore sbagliato”, misurandosi con tutte le fasi richieste dalla filiera di produzione mediatica. Nei diversi step produttivi hanno dimostrato l’evidente abilità di districarsi tra brainstorming, ideazione, ricerca di parole chiave fondamentali per comunicare, allestimento del set, make up e lavoro di edizione.
Alle classi prima e quinta del corso D è andato il plauso dell’insegnante, che da un lato ha evidenziato tutte le difficoltà incontrate nel percorso ma dall’altro non ha nascosto la soddisfazione per l’ottimo risultato raggiunto grazie alle competenze acquisite dai giovani nel corso del tempo. «Soltanto dai giovani può realmente diffondersi una vera cultura di rispetto della persona, dei diritti e delle pari opportunità per mezzo della speranza», ha detto.
Ad ispirare l’attività dei giovani sono stati i casi di cronaca nera che si affacciano quasi quotidianamente alla ribalta. Cantatore ha ammonito i ragazzi, ricordando loro che «si tratta solo della punta di un iceberg», ma si è anche complimentato con gli stessi per «aver colpito nel segno attraverso un utilizzo non casuale del linguaggio. Il messaggio è portatore di grande utilità sociale, per cui lo diffonderemo sui nostri mezzi». In lato nella pagina trovate infatti uno dei due video realizzati. Non è invece possibile mostrare il secondo perché inserito in un concorso e ancora in attesa di valutazione.
Le note di Ludovico Einaudi e la predominanza delle tinte rosse hanno garantito una forte carica emotiva nel video della quinta D, mentre l’uso del bianco e nero sulla soundtrack degli Evanescence è valso agli allievi di prima D la partecipazione al concorso regionale di idee dal titolo “Troppo amore sbagliato”. Entrambe le clip si sono distinte per una sapiente gestione delle risorse produttive all’insegna del low cost.
La psicoterapeuta Antonella Zotti, operativa presso il centro anti violenza “Riscoprirsi / Futura” di Andria, ha poi analizzato gli aspetti criminologici e vittimologici del fenomeno, ossia le cause che – spesso fatalmente – conducono carnefice e vittima ad incontrarsi, senza disprezzare incursioni nel campo della linguistica.
La lingua è infatti un contenitore di significati che si sedimentano nella cultura e l’esperta non fa mistero della sua stima per Carmen Consoli, «che si fa definire “cantantessa”, contribuendo a decostruire il dominio maschile» nell’idioma scritto e parlato. La Zotti ha raccontato la più che positiva esperienza del centro che rappresenta, nato nel 2010 grazie ai finanziamenti del bando regionale “Bollenti spiriti” e alle «sinergie di un gruppo di giovani donne e professioniste andriesi».
Affascinante il racconto del lavoro quotidiano: «il sostegno alle vittime è solo la fase ultima del nostro intervento», sottolineando l’importanza del fattore di prevenzione. «Nel 2013 – prosegue – siamo state contattate sul numero telefonico attivo h24 da 110 donne, un numero sufficientemente elevato a cui purtroppo non equivalgono altrettante denunce. Solo una donna su quattro denuncia effettivamente le angherie subite. Interpreto però positivamente la diminuzione dell’età media ai 32 anni poiché è indice di una determinazione a chiedere prima aiuto».
L’analisi si è poi concentrata sulla biografia della vittime. Spesso si tratta di «donne danneggiate dai loro sensi di colpa o dalla dipendenza affettiva, cioè la situazione relazionale in cui due persone stanno insieme solo per colmare un vuoto più grande di loro. Le donne più colpite hanno spesso alle spalle un passato contrassegnato dalla violenza; è un copione che già conoscono».
Il j’accuse della psicoterapeuta si è scagliata anche contro i mezzi di comunicazione di massa che «svariate volte portano le donne a vivere il proprio corpo il maniera erronea, favorendo la mercificazione fino all’estremo della prostituzione. Per queste ragioni si diffonde sempre più il ricorso alla chirurgia estetica».
L’invito alle ragazze è stato dunque chiaro: «incuriositevi e preservate la diversità, che è sinonimo di ricchezza e combatte la povertà dell’omologazione». Nella vita di ognuno, il processo di socializzazione conduce inoltre all’assimilazione di una componente maschile e di una femminile. Una delle due naturalmente tende a prevalere sull’altra, ma l’esortazione rivolta ai giovani è quella di «lavorare sull’identità di genere, coltivandole entrambe anche attraverso l’educazione sentimentale che può iniziare solo a partire dagli istituti scolastici. I ragazzi possono intraprendere una strada di riconoscimento del femminile che è in loro e le ragazze dovrebbero identificare la componente maschile per favorire più punti d’incontro tra i due universi», forse molto più vicini di quanto si possa immaginare.
Alla tavola rotonda è intervenuta anche Lucrezia Catacchio, consigliera presso la commissione Pari opportunità della regione Puglia, secondo la quale «il vero dramma è il momento in cui si trascura l’ospedalizzazione della donne maltrattate, laddove occorrerebbe un maggiore aiuto in particolar modo da parte dei medici donna. È davvero terribile che i centri anti – violenza non godano di un’estesa copertura territoriale».
L’esponente del consiglio regionale è anche attiva nel mondo dell’associazionismo, in qualità di componente della Fidapa, «un’associazione che promuove il valore della “sorellanza”». Il lavoro da compiere in direzione del conseguimento delle pari opportunità è ancora lungo, secondo le ammissioni della consigliera, «nonostante gli articoli 2 e 8 della Costituzione ne parlino in maniera chiara. Ecco la ragione che quest’oggi mi ha portata qui in una scuola, giacché credo fortemente in un’attività di prevenzione che dovrebbe passare attraverso l’insegnamento di filosofia e diritto già a partire dalla tenera età».
Alcune ragazze si sono poi prestate alla lettura dei passi di un decalogo ricco di consigli elaborato dalla stessa Catacchio.
Come si legge tra le righe del materiale informativo consegnato, “la violenza ha paura della tue parole”. Il lavoro di prevenzione è iniziato e sicuramente non smetterà, affinché le donne del futuro compiano un passo in avanti che le allontani definitivamente da stalking, violenza di genere e persino femminicidio, vere e proprie piaghe sociali.
Commenti
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Proprio perché questa è un’iniziativa del liceo Oriani, scuola che io ho frequentato dal 1961 al ’66, che mi vengono alla mente le differenze del rapporto che intercorreva con le ragazze, prima e dopo: era impossibile sfiorarle, usare un linguaggio non consono, vederle senza gonna e grembiule nero, fare ricreazione insieme, osservarle eseguire la ginnastica. Il rispetto nei loro confronti era già insito nell’atmosfera eterea che le circondava. Poi c’è stato il crollo (sempre dopo il famigerato ’68). Noto però come le adolescenti di adesso si differenzino, per il vero non ancora nella totalità, nel comportamento, dai loro coetanei maschi. E’ un buon segno di ritorno all’autoconsiderazione e al riguardo verso di loro. Ora l’atmosfera non è propizia nemmeno con chi, sentendosi “donna”, disconosce una tale “malintesa parità”, che ha arrecato benefici solo sul lavoro.
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Complimenti a tutti voi ragazzi !!!!!!!!! per la grande sensibilità del tema trattato ,non dimentichiamo che ancora oggi tante donne soffrono in silenzio ………Un grande merito anche per il nostro Liceo “Oriani” e alla sezione di comunicazione nel centrare l’obiettivo. Grazie







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