Dopo il Primo maggio. Mascoli: «Reagire perché il lavoro non diventi una merce»

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Il giorno successivo alla festa dei lavoratori, arriva lo sfogo di Salvatore Mascoli, dirigente sindacale nazionale Fsi – Cni (Federazione sindacati indipendenti – Coordinamento nazionale infermieri)
Non si placano le polemiche relative ai festeggiamenti in occasione del primo maggio. Il giorno successivo alla festa dei lavoratori, arriva lo sfogo di Salvatore Mascoli, dirigente sindacale nazionale Fsi – Cni (Federazione sindacati indipendenti – Coordinamento nazionale infermieri).
«All'indomani del 1° maggio, festa del lavoro che non c'è – e quando c'è o è precario o è a nero, come il futuro che sta "strangolando" le nostre speranze di offrire opportunità a tutti – è necessario prendere atto di una situazione gravissima originata da una subdola spectre satanico plutomassonocratica piduista e lobbista in cui trovano terreno fertile tutti i tipi di mafie.
La necessità di reagire è assolutamente indispensabile affinché il lavoro non diventi una merce e i lavoratori utensili usa e getta. Come spesso accade ci troviamo a scegliere tra morire di fame o morire sul lavoro (vedi Taranto): oltre quattro morti al giorno sul lavoro e migliaia di infortuni invalidanti e mutilanti. Mai come questa volta la nostra sorte non è fuori di noi ma in noi e nella nostra volontà e consapevolezza».
Commenti
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…e siamo alle solite: sfoghi, accuse ma nessuna proposta, anche per dare inizio ad uno scambio di idee. La precarietà o addirittura la mancanza di lavoro deriva dal cambio di atteggiamento dello Stato dal momento dell’avvento dell’euro (fine dell’assistenzialismo spregiudicato, del giro allegro di denaro e delle facili assunzioni nel pubblico impiego), della equivoca funzione della scuola (diplomi e alcuni tipi di lauree offerti come caffè al bar), dalla nostra esterofilia (tutto ciò che è straniero è più bello), dalla globalizzazione (meglio portare le fabbriche all’estero o acquistare prodotti stranieri di basso costo). Come contraltare a questi mutamenti, costante è invece l’incapacità dei politici a governare bene, ad adeguarsi ai tempi, ad essere elastici nel capire subito quello che si deve fare, ad uscire dal proprio mondo di assurdi privilegi.







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