Tralicci, Perrone Capano al comitato 167: «Prima la salute e poi l’ambiente, ma le cose sono legate»

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«Bisogna evitare malintesi fra chi lotta per lo stesso fine, ovvero salvaguardare prima la salute e poi anche l'ambiente. Ma le due cose spesso vanno sotto stretto braccio» afferma il titolare dell'azienda agricola Santa Lucia
«Mai e poi mai scambierei la vita di una sola persona, della 167 che sia o della zona cuscinetto, con milioni di piante, aziende, vigneto, oliveto che pur danno da vivere a molte persone. E quindi anche con la vita di chi risiede stabilmente anche in zona cuscinetto».
E’ arrrivata a stretto giro la replica di Roberto Perrone Capano, titolare dell’azienda agricola Santa Lucia, alle critiche mosse dal Comitato contro l’inquinamento elettromagnetico nella 167 nei confronti dell’articolo pubblicato sul Seminario Veronelli intitolato “Un traliccio minaccia un vigneto storico di nero di Troia“.
In particolare, secondo quanto affermato dal Comitato, l’articolo poneva «sullo stesso piano la salute dei cittadini e il territorio».
«Preciso di avere la massima stima verso di Lei ed i “comitati 167” – scrive oggi Perrone Capano a Vito Di Chio, portavoce del comitato 167 – per condivisione di valori di vita, mentalità e per il suo stile di lavoro a difesa della 167 leale, onesto, civile e democratico.
Non è calpestando noi stessi, che si cresce come territorio! Nell’intervista con la rivista digitale del Seminario Veronelli durante la fiera Vinitaly ho solo chiarito alcun idee, principalmente agricole, nei confronti di chi ci governa e di chi ci ha governato, verso la giunta comunale che ha approvato a suo tempo il nuovo progetto. Nessun giudizio a contenuto politico, ma solo le mie idee personali come produttore ad un esponente della cultura agricola italiana, cioè il Seminario Veronelli, che non persegue fini di lucro e che non può non interessarsi alla difesa dei valori agricoli italiani quali lo sono il Nero di Troia e la cultivar “Coratina”.
Mi auguro – continua – di poter presto fare chiarezza ed evitare malintesi fra chi lotta per lo stesso fine, ovvero salvaguardare prima la salute e poi anche l’ambiente. Ma le due cose spesso vanno sotto stretto braccio.
Mai e poi mai mi permetterei di polemizzare con lei, serio e stimato, o con gli abitanti tartassati della 167 coratina. Mai e poi mai scambierei la vita di una sola persona – della 167 che sia o della zona cuscinetto – con milioni di piante, azienda, vigneto, oliveto che pur danno da vivere a molte persone. E quindi anche con la vita di chi risiede stabilmente anche in zona cuscinetto!
Noi difendiamo noi stessi e le piante su cui lavoriamo, rispettandole alla pari delle persone e la nostra salute. Per questo penso sia legittimo il mio e nostro impegno, così come il suo a difesa del suo quartiere e della sua gente.
Nessuno di noi ha mai detto di desiderare che la linea resti dov’è oggi! Allo stesso tempo, non è giusto penalizzare 500 residenti della zona cuscinetto, per salvaguardarne 5mila. Sono discorsi che si fanno in guerra: 500 soldati da seppellire contro 5mila da salvare. Ma non in democrazia!
Non possiamo che essere d’accordo con lei, coadiuvandoci lealmente, sperando che nessuno strumentalizzi la nostra difesa di beni comuni: Salute ed Ambiente!
Lei, istruito a fondo e con esperienze di vita e lavoro civili in ambito europeo, non può che condividere. Voglia cortesemente estendere ai Comitati ed alle persone della 167, ed ai suoi interlocutori abituali, la mia stima – conclude Perrone Capano – ed allo stesso tempo la ferma e civile comune battaglia a difesa di noi stessi e dell’ambiente in cui viviamo».
Commenti
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Dalla lettura dell’articolo frutto dell’intervista, non sembra che Perrone Capano (a parte la evitabile battuta sui “5000 voti”) esageri nel voler difendere la sua azienda (ed infatti ha, logicamente e concettualmente, contrapposto alla pur importantissima salvaguardia di una sola vita umana, la perdita di lavoro per migliaia di persone) e nel perorare, nel contempo, l’interramento dei cavi. Ma l’alternanza degli avvenimenti (ricorsi vari al Tar) e la non approfondita conoscenza degli stessi, fra i quali colpisce l’esistenza dell’elettrodotto fin dagli anni ’40, e quindi già presente al momento delle costruzioni, non permettono, al profano, di esprimere giudizi.







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