Biancolillo: «In campagna elettorale le associazioni di volontariato diventano terreno di caccia»

La Redazione
Elezioni

Quella di Vincenzo Biancolillo, presidente della Cgda è un'amara constatazione: "durante la campagna elettorale le associazioni di volontariato diventano terreno di caccia per raccogliere consensi"

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Quella di Vincenzo Biancolillo, presidente della Cgda (Coordinamento genitori diversamente abili) è un’amara constatazione: “durante la campagna elettorale le associazioni di volontariato diventano terreno di caccia per raccogliere consensi”. Di seguito il suo scritto:

«Ci siamo! Nei Comuni interessati alle Amministrative riprende (si è mai interrotta?) la campagna elettorale. Come prevedibile, in maniera trasversale, le Associazioni di Volontariato, diventano il terreno di caccia privilegiato dai candidati Sindaci/Consiglieri comunali per cogliere a piene mani (!) i consensi elettorali.

Altrettando prevedibile è l’inconsistenza delle argomentazioni sulle quali basano le loro attenzioni, di circostanza e quindi momentanee, alle problematiche delle Organizzazioni di Volontariato: salvo alcune rare eccezioni, sono punti di vista individuali per sentito dire piuttosto che dedotti da uno studio, anche superficiale, in merito; inoltre, le eventuali soluzioni non sono inserite nel Programma amministrativo della Coalizione o del Partito o della Lista civica di cui sono espressione: emerge, da questo, che il tutto si riduce a uno spot personale!

Collaborare attivamente, sviluppare partnership, mettere a disposizione le proprie competenze e la conoscenza dei bisogni del territorio, proporre idee e soluzioni, programmare insieme: sono queste le richieste del Volontariato.

È l’assenza di questo tipo di rapporto, che spesso viene ricucito utilitaristicamente soltanto in prossimità di un appuntamento elettorale per poi sfaldarsi all’indomani delle elezioni, che le Associazioni lamentano.

C’è uno scarso (a essere buoni) coinvolgimento del Volontariato nella redazione, per quello che li potrebbe riguardare, del Programma amministrativo, di quello che dovrebbe essere il Manifesto elettorale della Coalizione che supporta il candidato Sindaco e che ogni singolo candidato Consigliere dovrebbe condividere! E invece si parla soltanto di tanta teoria, di tante favole, si fanno tante parate politiche e senza nessuna sostanza.

Non si sviluppa alcuna strategia nei confronti delle Associazioni con le Associazioni, e non è solo una sensazione: casualità , estemporaneità e mancanza di fiducia sono i dati caratteriali del rapporto con il Volontariato del candidato, Sindaco o Consigliere.

L’esempio, purtroppo, viene dato dalle Istituzioni a qualsiasi livello! L’Istituzione si ricorda che le Associazioni di Volontariato esistono solo nel momento in cui bisogna definire delle procedure. Nel locale, quello che succede intorno ai Piani di Zona è rilevatore di questa dinamica: io Istituzione devo convocare per legge, dopo di ciò si chiude! Per i Piani di Zona le Associazioni vengono chiamate, ma non ascoltate!

Ma torniamo ai candidati Sindaci/Consiglieri. Nel migliore dei casi non sono in grado, non sono preparati per affrontare alcune tematiche e per il Volontariato diventa svilente, se non impossibile, trovare i giusti referenti con i quali possa confrontarsi.

Spesso, ma molto spesso, la mancata conoscenza rispetto alle questioni che ruotano intorno al Volontariato portano a pensare che per la loro soluzione basti l’affido di una sede, magari comune così da indurre le varie Associazioni a collaborare tra loro: ma non si progetta Amministrazione e Volontariato insieme?

Rieccoci: il rapporto non è paritario e si vuole che non lo diventi! Se poi si vuole pensar male, e come diceva Giulio Andreotti si fa peccato ma spesso ci si indovina, l’idea è quella di farsi rincorrere, di farsi inseguire, tanto che parlarci diventi difficile e che il riconoscimento di un diritto sembri la concessione di un favore!

Questo modo di fare determina che il rapporto tra le Organizzazioni di Volontariato e l’Amministratore comunale, che poi approfitterà dell’Associazione per promuovere se stesso, sia troppo spesso discrezionale, legato a rapporti di amicizia piuttosto che a una certa sensibilità, a una certa apertura mentale!

Ma, se pur di raggiungere gli obiettivi che l’Associazione si è prefissata si adotta questa modalità del rapporto ad personam (il fine giustifica i mezzi), si viene identificati con quella specifica corrente politica e quando cambia il colore dell’Amministrazione comunale, le attività subiscono forti limitazioni perché sei stato inquadrato, sei stato bollato!

Clientelare, infantile, oscura, priva di uno straccio di strategia di ampio respiro, a tratti simile ad un comitato d’affari, queste alcune delle accuse che il Volontariato rivolge alla politica: ormai stremate dal continuo e infruttuoso mercanteggiare al quale sono costrette, tanto da risultare per lo più scoraggiate e consapevoli della loro sostanziale solitudine istituzionale, le Organizzazioni di Volontariato continuano a fatica a portare avanti le proprie attività, a realizzare i loro progetti per lo più a favore delle persone in condizione di bisogno.

Questa lotta alla sopravvivenza genera competizione tra le Associazioni, che si isolano, non comunicano e non collaborano. Eppure la collaborazione è un ingrediente essenziale per fare rete, per sviluppare e portare avanti progetti comuni, per presentarsi come corpo unico e supportare, a favore della comunità, non l’istanza della singola Organizzazione, ma dell’intera rete.

Ma la rivalità tra le Associazioni è voluta, dividi et impera, perché se l’Amministrazione si confronta con la singola Organizzazione di Volontariato ne esce vincente, contrariamente se si confronta con una rete di Associazioni.

In conclusione, il futuro Amministratore comunale dovrebbe sapere che le Organizzazioni di Volontariato combattono giornalmente la serie di problemi legati si alle scarse risorse economiche, alla mancanza di una sede stabile, alla assenza di spazi in cui incontrarsi tra loro, ma dovrebbero sapere ancor più che combattono con forza ed energia i silenzi delle Istituzioni intorno alle proprie iniziative, alle proprie attività; che si scontrano con la mancanza di una cultura matura della solidarietà e della cittadinanza attiva; che si battono, con fatica ed entusiasmo, per “contaminare” il territorio, per diffondere e condividere i valori della gratuità, della solidarietà in una società che questi valori sembra averli dimenticati; che si prodigano a fare cultura convinti, per citare Don Luigi Ciotti, che “la cultura sia la sveglia delle coscienze”».

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Commenti

  • francesco labietola (utente non verificato)

    Questo è vero, ma bisogna ammettere che siamo noi stessi che ci apprestiamo a ciò. Perchè ogniuno di noi vorrebbe avere una propria associazione secondo la propria vocazione o esigenza ma inevitabilmente qualcuno ne approfitta delle buone nostre intenzioni.Basterebbe accorparle, evitare campanilismi ,evitare che più associazioni abbiano lo stesso fine e automaticamente aumenterebbero anche i benefici per le stesse associazioni, mentre oggi si è costretti a sminuire quel pò di contributi che ci sono suddividendoli in tanti contentini.

  • giulio.dimperio (utente non verificato)

    Vincenzo la verità, come ben sai, diverse associazioni di volontariato a Corato sono nate non per fini solidaristici. Infine se le precedenti amministrazioni avessero avuto rispetto dei disabili motori, avrebbero posto attenzione ad esempio agli scivoli non a norma dei marciapiedi!!! Vorrei ricordarti che da cittadino avevo denunciato al Difensore Civico questo problema in modo particolare l’aberrante situazione di Viale Armando Diaz (nei pressi del Cesare Battisti) dove salendo dallo scivolo, non è possibile far passare nè un passegino nè una sedia a rotelle. per la presenza di un palo semaforico e di una albero. Non è successo nulla!! Pensa attualmente due candidati sindaci quotidianamente, ed uno di questi ex amministratore, da anni accompagnano ogni mattina i propri figli a scuola. Spero aver reso l’idea….

  • sother (utente non verificato)

    Bravo Francesco, hai anticipato in pieno il mio concetto. Questo mi dà un certo sollievo e la speranza di non essere solo nel dire certe cose. In effetti il “mugugno”, in cui il sud è maestro, altro non è che il riconoscimento dei propri limiti, dell’impervietà nel raggiungimento di certi obiettivi. Se i partiti vengono a bussare alla porta di qualcuno, sanno che sarà loro, probabilmente, aperto. A me, e penso anche a Francesco, non credo verranno mai a fare “toc toc”.