Belvedere, lo Iacp dice ancora no al pagamento della dispersione idrica

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Con lo Iacp che non vuole saperne, diventa essenziale comprendere chi dovrà farsi carico dei 202mila euro relativi alla dispersione idrica
Lo Iacp di Bari dice ancora no al pagamento della dispersione idrica al Belvedere.
Com’è noto, pochi giorni fa l’Acquedotto Pugliese ha comunicato la nuova ripartizione del debito a carico delle oltre duecento famiglie del rione coinvolte nella vertenza.
Basandosi sui consumi correnti delle singole palazzine, l’ente ha suddiviso i 500mila euro richiesti l’estate scorsa in 297.736,16 euro a carico degli utenti e in 202.399,19 euro riferibili invece alla dispersione della rete idrica.
Nel documento inviato il 26 febbraio scorso in cui l’Aqp ha comunicato l’avvenuto ricalcolo del debito, la quota di 202mila euro è stata qualificata come “residuo credito da rivedere con lo Iacp”.
L’istituto autonomo case popolari di Bari, però, ha opposto un secco rifiuto a qualunque possibilità di contribuire al pagamento di questa somma ed ha ribadito di aver chiuso la vicenda Belvedere con i 125mila versati alcuni mesi fa in seguito all’accordo siglato con l’Acquedotto il 13 marzo 2013.
In una nota inviata all’Aqp, al Commissario Prefettizio Maria Filomena Dabbicco, alla Regione Puglia ed al presidente Anci Puglia senatore Luigi Perrone, il direttore generale dello Iacp di Bari, Sabino Lupelli, ha fatto sapere di «apprendere con vivo stupore che si continua a considerare lo Iacp parte in causa della morosità degli utenti, pur non essendo la stessa titolare di nessun rapporto contrattuale con l’Aqp e pur avendo lo Iacp già definito e pagato ogni rapporto in via bonaria.
Pertanto – ha aggiunto Lupelli – in attuazione dell’accordo transattivo sottoscritto ed attuato, si invita e diffida ad estromettere lo Iacp da qualsiasi piano di riparto e quantificazione dei presunti crediti vantati a titolo di morosità nei confronti degli utenti, in considerazione della totale e assoluta carenza di legittimazione passiva della stessa che, in mancanza, si vedrà costretta a tutelare i propri interessi nelle sedi legali competenti».
Con lo Iacp che non vuole saperne, diventa quindi essenziale comprendere chi dovrà farsi carico dei 202mila euro relativi alla dispersione idrica. Il rischio, ovviamente, è che possano andarci di mezzo ancora i residenti.
Nella stessa nota del 26 febbraio, l’Acquedotto ha inoltre comunicato di «attendere la convocazione di un apposito incontro con tutte le parti interessate in cui condividere il criterio adottato e definire tempi e modalità di versamento degli importi residui ancora da saldare. In attesa di definire la questione – ha concluso l’Aqp – l’ente non darà corso ad alcuna azione di recupero del credito».
Commenti
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La diatriba idrologica, di pertinenza rionale ma allargata d’interesse “coram populo” grazie ai giornali telematici, che oltretutto permettono agli utenti la possibilità di esprimere dei commenti, sembra far intendere che la dispersione dell’acqua sia ascrivibile all’ Istituto, alla luce delle letture dei contatori dei singoli appartamenti. Ma tale soluzione più logica non viene accettata dall’ Ente case popolari. Mi chiedo però se all’accordo iniziale di 125.000 euro fossero presenti i rappresentanti condominiali i quali, consumi effettivi alla mano, avrebbero potuto contestare il calcolo fatto a carico dell’Istituto. Questa eventuale leggerezza da parte dell’ Acquedotto, il non aver cioè invitato i condomini a quell’incontro, può essere addebitata a tale Ente e considerata come una pesantissima ed onerosa responsabilità.







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