Scuola e lavoro. Il Rotary all’Oriani: «Occorre restituire speranza ai giovani»

Giuseppe Gallo
Il tavolo dei relatori

Un meeting del Rotary club per mettere a confronto idee per uscire dall’impasse della disoccupazione giovanile. Tra i relatori il rettore dell’università di Bari Antonio Uricchio e il presidente di Confindustria Bari e Bat Michele Vinci

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Proprio nel giorno in cui l’Istat ha diffuso i risultati delle nuove ricerche sulla disoccupazione in Italia e il neopremier Renzi ha cinguettato parlando di “cifra allucinante”, al liceo Oriani si è tenuta una conferenza più che mai attuale dal titolo eloquente: “Scuola, formazione e lavoro. I giovani si chiedono: ma siete connessi?”.

Nell’epoca dell’always on – in cui tutti siamo perennemente online – è legittimo che i giovani si chiedano se vi è interconnessione anche tra scuole e mondo del lavoro.

Per questa ragione, venerdì sera i Rotary club di Altamura-Gravina, Bisceglie, Bitonto e Corato hanno organizzato un incontro sulle prospettive di crescita personale e professionale delle nuove generazioni.

Il dibattito ha offerto notevoli spunti di riflessione ed ha ospitato gli interventi del magnifico rettore dell’università di Bari Antonio Uricchio e del presidente di Confindustria Bari e Bat Michele Vinci. Ad alimentare la discussione anche il dirigente scolastico Angela Adduci e l’assistente del governatore distrettuale Michele Loizzo.

Studenti, genitori e personale docente hanno colto l’occasione per ascoltare numerose considerazioni di rilievo, affollando l’atrio del liceo. Il meeting ha generato non poche proposte e polemiche. Tra queste la diatriba scatenata da una provocazione di Vinci: «Ho frequentato il liceo classico, ma se ne avessi avuto la possibilità, avrei preferito studiare in lingua inglese i grandi della filosofia e della letteratura greca».

L’affermazione si poneva in un discorso decisamente più ampio, inerente alla «necessità di un’internazionalizzazione da parte dei giovani in quanto immense risorse per il futuro, sperando che si trasferiscano in un paese straniero per arricchire il proprio bagaglio culturale nella prospettiva di un ritorno in patria», prosegue Vinci.

Tra le idee del presidente provinciale di Confindustria, l’opportunità per i laureandi triennali di trascorrere in un’azienda l’ultimo anno accademico del proprio corso di studi.

Durante la serata si è posto diverse volte l’accento sulla stringente esigenza di una formazione tecnica accanto a quella teorica, già a partire dalle scuole superiori.

Ha invece preferito concentrarsi sul concetto di futuro Michele Loizzo, dichiarando che «occorre restituire ai giovani la fiducia e la speranza, affinché possano essere meglio informati sulle proprie opportunità di formazione in vista dell’inserimento nel mercato del lavoro».

Ad influire sull’incontro anche le statistiche appena pubblicate dall’Istat che evidenziano il più alto tasso di disoccupazione mai registrato dal 1977. La soluzione di Loizzo sta nel «favorire una ripresa che punti a rilanciare l’occupazione, a patto che i giovani non temano l’innovazione ed il cambiamento e siano, al contrario, capaci di trarne vantaggio».

La ricetta di Uricchio prevede invece la forte insistenza sulle nozioni di empowerment e di investimento in conoscenza, che «secondo la banca mondiale è il più produttivo». Appellandosi direttamente ai ragazzi, il rettore li ha stimolati ad «accettare anche le sconfitte e non abbattersi, ma prenderle come opportunità di miglioramento».

Il pass per accedere al mondo del lavoro è servito. Sta adesso ai ragazzi, agli educatori ed ai genitori farne tesoro per cambiare il corso degli eventi.

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Commenti

  • sother (utente non verificato)

    Il vischioso e tortuoso percorso politico-culturale (impreparazione storica all’autogestione), sindacale (scarso realismo economico) ed europeo (costrittivi vincoli comunitari), ha portato all’attuale situazione. Conoscere le cause ed affrontarle è già un ottimo punto di partenza. E’ la modesta opinione di chi ha studiato politica, economia, sociale.

  • fiorenzospina (utente non verificato)

    ci voleva il rotary per capirlo?

  • giulio.dimperio (utente non verificato)

    Ottima iniziativa, anche se non ho avuto l’opportunità di venire. I nostri ragazzi vanno incoraggiati, anche se mi rendo conto che la gente continua a chiedersi: come si può può parlare di lavoro se le aziende chiudono ed il lavoro non c’è? Considerando l’attuale momento storico in cui le poche aziende aziende superstiti da un lato non intendono assumere, considerando l’enorme costo del lavoro, dall’altro sono alla ricerca di un valido ricambio generazionale dopo attenta riflessione sono giunto alla conclusione che occorre partire dal contratto di lavoro ripartito. Certamente le modalità e le ragioni di questa mia convinzione non possono essere esternate in un commento…..