«Vita, dono, amore e ricerca scientifica», le parole chiave dell’Adisco

La Redazione
L'Adisco festeggia la sua nascita e si presenta alla città

L'associazione donatrici italiane sangue del cordone ombelicale (Adisco) sabato scorso si è presentata alla città

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L’Adisco di Corato si è presentata ufficialmente sabato scorso alla città con una serata organizzata al nuovo centro parrocchiale della Sacra Famiglia.

Parole d’amore e passi di danza sono stati la cornice in cui ha scelto di presentarsi l’associazione donatrici italiane sangue del cordone ombelicale (Adisco), un incipit di serata curato dal gruppo teatrale del liceo Federico II Stupor Mundi.

L’Adisco è  nata a livello nazionale nel 1995 con l’obiettivo di promuovere la donazione di sangue cordonale e la raccolta fondi per la ricerca. Donare il cordone è un atto di amore e generosità che contrasta la conservazione privata.

«Ho deciso di aderire a questo progetto – ha dichiarato la neo presidente Luisa Belsito – perché credo nel ruolo della ricerca e della donazione, non solo come pediatra ma anche come persona. Tengo fede ad una promessa che nel 2008, quando sono tornata a vivere grazie a un nuovo rene, ho fatto a me stessa: promuovere la cultura della donazione. Donare il sangue del cordone ombelicale è dare vita alla vita».

Il cordone ombelicale, che normalmente viene gettato, contiene sangue ricco di cellule staminali e donarlo significa dare una speranza di vita a chi soffre di leucemie o linfomi o malattie congenite o metaboliche.

L’Adisco di Corato si è costituita il primo luglio 2013 ad opera di tredici donne (Luisa Belsito, Nunzia Bevilacqua, Teresa De Meo, Mary Falco, Antonella Martinelli, Adele Mintrone, Luisa Mongelli, Lucia Palmieri, Angela Pisicchio, Angela Povia, Teodora Procacci, Angela Quinto, Esther Tattoli) ed è la sesta sezione territoriale in Puglia.

L’ospedale di Corato è centro raccolta del cordone e l’associazione si propone di diffodere la cultura della donazione del sangue del cordone ombelicale.

«La conservazione del cordone – hanno spiegato il presidente dell’Adisco Puglia, Giuseppe Garrisi e dell’Adisco Bari Volpe – non è raccomandata dalla comunità scientifica internazionale se si considera che alcune alterazioni che un bambino può sviluppare nei primi anni di vita, in realtà, possono essere presenti sin dalla nascita, quindi un trapianto delle sue stesse cellule staminali non avrebbe efficacia. A ciò si aggiunge anche un secondo dato: oltre 60mila raccolti conservati all’estero nessuno è rientrato per essere usato per trapianti in Italia».

«Il sangue conservato nelle nostre banche – spiega Santodirocco, Medical Director della Banca SCO Regione Pugli – segue un percorso diverso.
Recentemente è partita da San Giovanni Rotondo una sacca di sangue per il trapianto di una bambina in Israele».

«Fondamentale quindi l’informazione corretta e l’attività di sensibilizzazione di una associazione come quella dell’Adisco che opera affiancandosi alle strutture ospedaliere e facendo rete con le scuole e le istituzioni del territorio», ha concluso Lella Di Reda, presidente dell’Adisco Bisceglie, la prima sezione di Puglia.

Ad augurare buon lavoro all’associazione sono intervenuti presidenti di associazioni, presidi di istituzioni scolastiche, docenti, ostetriche, medici, e il coordinatore regionale della Puglia Prima di Tutto, Tarantini.

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