«Quando uscirò di qui lo insegnerò a mio figlio». I frutti del progetto “Ripartiamo dalla pasta”

La Redazione
Le immagini della consegna degli attestati del progetto "Ripartiamo dalla pasta"

Si è conclusa la seconda edizione del progetto di riqualificazione sociale realizzato nel carcere femminile di Trani con sei detenute

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“Ripartiamo dalla pasta”, il progetto realizzato nel carcere femminile di Trani, ha riacceso i sogni e allargato gli orizzonti delle detenute: «Mio figlio, a Napoli, ha una pizzeria. Quando uscirò di qui sicuramente metterò le competenze acquisite a disposizione della sua attività commerciale».

«Siamo state contentissime dell’opportunità che ci è stata offerta», ha detto venerdì scorso una detenuta durante la consegna degli attestati della seconda edizione del progetto di riqualificazione sociale realizzata grazie al Pastificio Granoro e alla Factory del Gusto.

Erano in sei le donne che hanno partecipato al progetto seguendo lezioni teoriche e pratiche finalizzate all’acquisizione di competenza, professionalità e qualità nel settore del food e in quello pastario (un alimento consumato quotidianamente in tutta Italia).

«Abbiamo imparato, oltre che la preparazione dei piatti anche l’esistenza di tanti ingredienti e di prodotti locali della nostra terra di cui ignoravamo l’esistenza. Per me che sono napoletana è stata senza dubbio una gran bella scoperta che porterò nella mia terra quando uscirò di qui».

«Il corso ha suscitato per la seconda volta grande entusiasmo attraverso il coinvolgimento sia fisico che emotivo da parte delle detenute» ha commentato Bruna Piarulli, direttrice del carcere.

«Questa esperienza da un lato ha fornito competenze spendibili all’esterno una volta avvenuta la dimissione dal carcere, e dall’altro ha permesso l’incontro con operatori interni ed esterni. Il tutto è assolutamente il linea con l’opera di rieducazione e di socializzazione della pena, obiettivo primario della detenzione.

Tutto ciò, dobbiamo sottolinearlo, in un momento particolare che sta vivendo l’Italia per le pene detentive: il nostro Paese è stata condannato dalla corte di Strasburgo per l’ennesima volta per trattamenti disumani. L’amministrazione penitenziaria si sta orientando cercando di dare maggiore centralità al detenuto.

Ringrazio la Factory del Gusto e in particolar modo l’azienda Granoro, perché entrambi hanno permesso l’attuazione del progetto senza oneri per la struttura penitenziaria, mostrando grande disponibilità, competenza e pazienza. Ci auguriamo che questo progetto possa proseguire».

Sempre attenta alle attività di particolare rilevanza sociale, è intervenuta anche Marina Mastromauro, amministratore delegato del pastificio Granoro: «Questo progetto non è stato un’occasione per far parlare dell’azienda. É un progetto che noi abbiamo sentito e sentiamo di dover fare per regalare un momento di gioia e di speranza e mi auguro di poterlo proseguire arricchendolo sempre con nuovi argomenti.

Un progetto di questo genere ha senza dubbio bisogno di continuità nel tempo.

Per le detenute il progetto ha rappresentato oltre che un momento di gioia una opportunità per riallacciare i rapporti con il mondo esterno, con la vita vera e il quotidiano e la cucina e uno di questi.

Durante il periodo dei corsi le detenute hanno atteso i momenti delle lezioni con tanta ansia perché per loro rappresenta un diversivo. Mi auguro che qualcuna di loro possa presto tornare fuori, nella vita reale, e portare con sé quanto imparato in questi mesi».

«Ho potuto constatare con molto piacere che le detenute hanno appreso molto da questo progetto», ha detto Salvatore Turturo, amministratore Factory del gusto. «Al centro delle nostre lezioni abbiamo messo le varie tecniche innovative che oggi la cucina richiede e il concetto di cuoco come operatore di salute. Su questo tema abbiamo lavorato e intendiamo lavorare anche per il futuro».

A sostenere e incoraggiare il progetto sono intervenute anche le istituzioni politiche e religiose del territorio.
«Basta poco per trovare un po’ di felicità: un po’ di olio, la pasta, i prodotti della nostra terra. Questo progetto ci insegna anche a valorizzare al meglio ciò che il Signore ci mette a disposizione ogni giorno»: così don Savino Giannotti, vicario generale della diocesi, a sottolineato la bontà dell’iniziativa.

«Credo che questo progetto rappresenti un grande momento di inclusione sociale attiva», ha detto Rosa Uva, assessore alle politiche sociali del comune di Trani.

«Con “Ripartiamo dalla pasta” – continua l’assessore – noi poniamo l’attenzione sul concetto di “ripartire” perché a tutti deve essere offerta la possibilità di ricostruire un nuovo percorso dopo un periodo di detenzione.
L’obiettivo dell’amministrazione sarà quello di sensibilizzare altre realtà presenti nel territorio a prendere d’esempio ciò che queste due aziende hanno fatto e favorire sinergie costanti
».

A porre l’accento sul particolare momento storico che stiamo vivendo è stato Franco Caputo, assessore alle politiche agricole della provincia di Bari: «In questo momento di profonda crisi di valori questo progetto assume ancora più importanza. Va sottolineata l’attenzione che Granoro ha avuto verso il prossimo, dimostrandosi ancora una volta molto sensibile alle tematiche sociali e soprattutto nel dare una possibilità alle detenute di riqualificarsi nella speranza di essere accolte nuovamente nella società».

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